Tra musica e letteratura: l’eminente figura di Stephen Patrick Morrissey


di Federica Montella – Eccentrico. Passionale. Caparbio. Risoluto. Stephen Patrick Morrissey, con la sua versatile personalità ed, insieme alla celebre band da lui creata, i “The Smiths”, rivoluzionò l’ ambiente – musicale e non- inglese degli anni 80.

L’ obiettivo, da sempre prefissatosi, era quello di donare un appiglio, tramite i suoi testi e le sue canzoni, a tutti coloro che vivevano ai margini della società inglese, a tutti coloro il cui sogno era sempre stato poter trovare un esatto posto nel mondo; chi credeva di essere nato nell’epoca sbagliata: in un certo senso, a chi si era sempre sentito “fuori posto”, osservando la realtà che lo circondava. Spesso, questo senso di appartenenza ad un mondo che non era il proprio e l’ attuale, veniva espresso anche tramite le copertine degli album ed i continui riferimenti ad eminenti personalità del passato, in ambito letterario e cinematografico, come Oscar Wilde e James Dean.

La figura di Morrissey, che era solito presentarsi, durante le esibizioni, con indosso esilaranti camicie da donna, di dimensioni decisamente inusuali e con, in mano, un mazzo di fiori, assunse il ruolo  dell’ “anti-rockettaro”; l’ antitesi di ciò che il pubblico musicale era solito veder calcare la scena musicale.

Create, nella vostra mente, uno schema composto dalle principali  personalità emergenti degli anni 80 e le loro essenziali caratteristiche: la dolcezza di Sting, il sex appeal di Dave Gahan, l’ eccentricità di Freddie Mercury, i colletti alzati e l’uso smodato di indumenti in pelle di Joe Strummer e l’aggressività vocale di James Hetfield. Ogni qualvolta ci si recava ad un concerto, erano queste le caratteristiche che ci si aspettava di ritrovare in un frontman, essendo questi i clichè del momento.

Morrissey fu in grado di distanziarsi totalmente dalle mode, di estraniarsi –chissà, forse perché, in un certo senso, era sempre stato abituato all’ alienazione!- e creare un nuovo “personaggio”, che aveva il coraggio di gridare al mondo, tramite un microfono, che anche “il paradiso sapesse quanto lui si sentisse miserabile”, in una maniera totalmente innovativa, quasi come se volesse applicare una sorta di maieutica ai propri fan, con l’ obiettivo di tirar fuori dai loro corpi tutta la loro tristezza repressa.

“Moz”, spesso, descrive gli anni della sua infanzia e adolescenza come anni di tristezza e solitudine: sentimenti probabilmente legati ad un lutto familiare e al famoso caso “Moors Murders” (caso al quale dedicò, anni dopo, la canzone degli Smiths “Suffer little children”) , che lo traumatizzò quando aveva solo sei anni. Così, era solito riporre ogni sua speranza nella musica e nella letteratura. Molto presto, si dedicò all’ ascolto  di  Melanie SafkaSandie Shaw, Marianne Faithfull e Billy Fury, suoi idoli e fonti di ispirazione maggiori. Avido lettore sin dalla tenera età, considerava Oscar Wilde il più grande scrittore di tutti i tempi, l’ autore da lui maggiormente stimato e sempre citato nelle interviste. Fu, inoltre, e continua ad essere, un arduo sostenitore della causa animalista.

Morrissey capì subito che il suo destino sarebbe stato quello di entrare nel mondo della musica, anche perché consapevole che avrebbe potuto regalare speranze e sogni a chi, come lui, si sentiva abbandonato e solo.

Dopo aver incontrato il chitarrista Johnny Marr, nel 1982, incise le prime demo e, insieme a Mike Joyce alla batteria e Andy Rourke al basso, diede inizio alla carriera dei “The Smiths” che, ben presto, si ersero maestosi all’ interno del panorama musicale inglese.

Stephen, trasformò la sua carriera musicale nel maggior metodo di fruizione del suo sapere letterario; non solo le interviste, ma anche i testi delle canzoni scritte e composte per gli Smiths, brulicavano di riferimenti socio-politici e, soprattutto, di tematiche inerenti alla letteratura mondiale, ma, maggiormente, inglese.

Questo enfatizza quanto Morrissey fosse, e sia, una persona degna di lustro e ammirazione. Persone, ma soprattutto, artisti con ideali e obiettivi affini ad i suoi sono, oramai, quasi impossibili da trovare. Un genio musicale colto e raffinato, mentore di una ardita fusione geometrica, ma anche emozionale, tra fraseggio lirico e “coltivazione intensiva” letteraria.