Lombardo, il ‘Re’ del peperoncino: ‘E’ il prodotto più contraffatto. Lotto per produrlo in Calabria’
07 Dicembre 2016 - 10:04 | di Redazione

peperoncini calabresi
di Pasquale Romano – Quando il paradosso valica i confini della realtà, tanto da abbruttirla pesantemente. La Calabria è per tradizione e definizione ‘patria’ del peperoncino, se pensiamo a come rendere piccante un piatto impossibile non affidarci a lui. La stessa Calabria però, invece che esserne produttrice convinta e determinata, ne importa il 98%. In pratica, ne rimane solo il nome. Un’etichetta posticcia da incollare su un prodotto nato altrove, spesso in India.
‘E’ il mercato, bellezza’, così però viene a mancare tutta l’autenticità di un prodotto che dovrebbe avere radici profonde in Calabria. Chi prova a contrastare quella che è una bestemmia gastronomica e culturale è Lombardo, imprenditore che da anni si occupa di peperoncino, in particolare essiccato. “E’ il prodotto ‘Made in Calabria’ più contraffatto in assoluto: negli ultimi anni, sono andato incontro a diverse delusioni, capendo che nella nostra regione in pratica non si produce più peperoncino. Così – rivela ai microfoni di Citynow – ho deciso di tuffarmi in prima persona, sino a quel momento mi ero occupato soltanto di spezie”.
Dopo le prime fiere enogastronomiche, Lombardo giunge ad una conclusione. “Ho capito che in pratica non esisteva peperoncino essiccato prodotto in Calabria. Quando ho deciso di prendere l’iniziativa, alla prima fiera -ammette sorridendo- mi sono presentato con mezzo chilo di peperoncino essiccato, datomi da un agricoltore. Quella è stata la molla che mi ha spinto a produrlo in prima persona”.
Una battaglia imprenditoriale ed ideologica quella di Lombardo, anche contro gli stessi consumatori. Spesso inconsapevoli di cosa mettono sulla tavola…: “La mia speranza, una volta iniziata questa avventura, era quella di portare il vero peperoncino sulla tavola dei calabresi. Purtroppo però non c’è la cultura del cibo buono, dalle origini e proprietà ben definite. Si cerca solo di acquistare al prezzo più basso possibile, il nostro è più alto perché viene prodotto con una serie di tecniche che lo impone”.
Tra le peculiarità del peperoncino, ci sono il colore rosso e le proprietà benefiche, antiossidanti. Lombardo però precisa: “Il vero colore non è quello che i consumatori conoscono, ha una sfumatura diversa, quasi sul rosa. Vero, si tratta di un cibo con proprietà antiossidanti ma non per come spesso viene prodotto. Bruciandolo ad esempio, il peperoncino perde questa caratteristica”.
Una crescita in termini di produzione e notorietà l’imprenditore reggino la sta ottenendo, “però non con le famiglie, ma per chi ne fa un utilizzo professionale”. Uno dei formaggi più conosciuti e apprezzati d’Italia, ovvero il pecorino piccante sardo Pinna, utilizza proprio il peperoncino Lombardo. “E’ motivo di orgoglio e soddisfazione. Anche i salumi del nord, solitamente abbinati al pepe nero, iniziano a ‘convertirsi’ e scoprire le qualità uniche del peperoncino calabrese”.
La Calabria, con il passare delle generazioni, ha gradualmente perso uno dei suoi ‘semi’ principali. “Ai tempi dei nostri nonni non era certamente così, sto lottando da anni contro i mulini a vento. La nostra regione è identificata con il piccante e non lo produce, non è incredibile?”, si chiede Lombardo abbandonandosi alla perplessità.
Complicato invertire il trend, se probabilmente collegato ad un flop imprenditoriale.
E’ possibile ritornare ad una Calabria davvero patria del peperoncino, nei fatti oltre che nell’immaginario collettivo? “Servono una serie di azioni condivise –precisa Lombardo– che coinvolgano noi produttori ma anche le associazioni e gli stessi consumatori, che dovrebbero ‘digerire’ un prezzo più alto in nome della qualità e bontà del prodotto. Se si pensa al ritorno economico immediato non si può fare impresa. Servono pazienza e fiducia, bisogna avere la capacità di guardare lontano e pensare di raggiungere l’obiettivo finale dopo un percorso di alcuni anni”.
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