Fiorella Gallo, l’ingegnere che ha detto ‘no’ a Hong Kong per la sua Calabria
16 Ottobre 2017 - 15:09 | di Eva Curatola

Sul Corriere Economia la storia di Fiorella Gallo, che restaura castelli e crede nel futuro di una regione difficile: «Sono cresciuta in cantiere. Il Codice degli Appalti legalizza la corruzione».
Fiorella Gallo è un’ingegnere di 31 anni che, ogni giorno, entra nei suoi cantieri per salvare storici castelli. È cosentina e, per continuare il sogno di suo padre e mandare avanti l’azienda nata nel 1977, ha rifiutato un posto di lavoro a Hong Kong, terre un po’ meno disastrata della Calabria nella quale ha scelto di restare.
La sua storia è finita sul Corriere Economia: una duplice sfida alle convenzioni (una donna su un cantiere e una giovane che sceglie di non abbandonare la propria terra). «Mi confronto con beni che appartengono alla storia – dice – e ad essa devono fare ritorno per impreziosire il futuro».
Negli anni, l’azienda ha fatto rinascere l’Abbazia florense di San Giovanni in Fiore, la Cattedrale di San Marco Argentano, il Castello di Squillace e il Parco archeologico di Santa Maria del Cedro.
È un lungo elenco che di recente ha visto l’inaugurazione del Castello di Malito, con la partecipazione del governatore Mario Oliverio. «Sono cresciuta in cantiere – spiega l’ingegnere al Corriere Economia –, seguendo mio padre già all’età di tre anni. Saltellavo sui pontili e mangiavo insieme ai suoi dipendenti. Ho deciso di laurearmi in ingegneria perché voglio che l’impresa di mio padre sia la mia impresa di vita».
Nonostante le difficoltà che si affrontano in Calabria, nonostante le lungaggini burocratiche, Fiorella Gallo ha portato a termine 30 cantieri.
Non tutto, nel suo settore, procede per il meglio. Da un anno si è aggiunto il nuovo Codice degli Appalti che, per la giovane imprenditrice, è uno strumento che «legalizza la corruzione a causa dell’uso spregiudicato di aggiudicazione delle gare, basate sull’offerta economicamente più vantaggiosa, e dell’eccessivo potere discrezionale della commissione aggiudicatrice».
«Mio padre – aggiunge – mi ha insegnato che bisogna lavorare con standard qualitativi alti, a costo di rifiutare un progetto basato su un’aggiudicazione con un forte ribasso dell’offerta che poi, nei fatti, compromette la qualità del lavoro».
Fonte: Corriere della Calabria
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