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Doppio Sogno – Il triste lampo di luce di Thank you for smoking


Thank you for smoking, la sorprendente opera prima del figlio d’arte Jason Reitman (che in seguito ha girato il pluripremiato Juno) non ha assolutamente ricevuto gli elogi che meritava. L’eco enorme che la pellicola ha sviluppato in patria nel 2006 (anno d’uscita nelle sale) non è giunta se non in minima parte nel nostro paese.

Polemiche e dibattiti dovuti all’argomento principale trattato nel film (il fumo) e tutto quello di sporco che gli gira intorno, tema già trattato non molti anni fa da Michael Mann con Insider, protagonisti Al Pacino e Russell Crowe.

Il merito principale di Reitman è quello di farci pensare e meditare sulla questione mentre ci gustiamo una deliziosa e commedia, che fila via senza alcuna pesantezza e che non gronda di retorica, compito tutt’altro che facile.

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In Thank you for smoking (titolo felice che grazie a Dio non è stato orribilmente tradotto come spesso accade…) ci troviamo nell’America dei giorni nostri, dove un lobbysta di una multinazionale (Aaron Eckhart) si trova a dover controbattere gli appelli anti-fumo di un senatore (W. Macy), fortemente spalleggiato da tutte le associazioni dei consumatori.

In contemporanea il protagonista dovrà trovare nuovi sbocchi promozionali per il settore del fumo, dato in picchiata.

Il film giustifica ampiamente il clamore suscitato in America, che però rischia di far dimenticare la qualità del film, vero elemento primario. Reitman (che ha tratto il film dal romanzo omonimo di Christopher Bukley) affronta il sistema affondandolo, lo critica senza falsi pudori, ipocrisie o quant’altro.

Il ricco cast, come sempre a Hollywood quando si sente odore di buoni copioni, non fa altro che partecipare alla messa in scena, ridicola e grottesca, di un mondo stritolato dal Dio denaro, senza pudore né dignità, e sempre alla ricerca della via uscita, compromesso perenne che giustifica tutto e tutti.

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Le critiche non si arrestano alla Big Tobacco ma invadono tutti i protagonisti che mal celano uno sfrenato arrivismo, dal navigato dirigente alla giovane giornalista.

Inoltre da perfetto corollario e manifestazione evidente di cosa si può diventare navigando in questi mari si trova il Capitano (Robert Duvall), che temprato da decenni di lavoro sul campo evidenzia la giusta dose di cinismo e disillusione.

Il punto di forza del film è la sceneggiatura: quasi impossibile al giorno d’oggi, epoca dominata da filoni commerciali e super-eroi da replicare in serie, trovare una sceneggiatura così lucida e solida, senza buchi o crolli strutturali, che ci regala insieme numerosi personaggi memorabili e una serie di battute caustiche e irriverenti. A tal proposito, semplicemente da antologia i siparietti a tavola tra i 3 “amici della morte”.

Il regista non lesina critiche, oltre a far venire a galla gli insidiosi inconsci che il fumo porta con sé, ci racconta anche del triste e sempiterno rapporto tra la politica guerrafondaia e gli economisti dispensatori di nicotina. Anche Hollywood, L.A., non viene risparmiata ma sminuzzata in pochi minuti, con riuscite figure legate a dialoghi illuminanti. Per colpire il sistema alla base bastano un barbone e un agente cinematografico che ha il potere di trafficare con sultani e multinazionali, altra idea illuminante della sceneggiatura.

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Non possiamo poi ignorare la figura principale, il lobbysta Nick Taylor, interpretato dal sempre più bravo e vario Aaron Eckhart, il two face dell’ultimo Batman firmato Nolan: Eckhart  dà vita ad un personaggio scomodo, disposto veramente a tutto per far diventare un ragazzo un fumatore un più, nascondendosi costantemente dietro il ridicolo velo della libertà.

Neanche l’amore per il figlio sembra smuoverlo o ammorbidirlo, addirittura lo porta con sé negli abissi morali che Hollywood e dintorni sfoggiano.

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Sembra un cyborg dei nostri tempi nato e costruito per mentire, o meglio per trovare le “risposte adatte” seguendo una filosofia di vita che non può prescindere da una “moralità flessibile”, definizioni coniate proprio per rendere sopportabile e credibile quello che non può esserlo.

Nick Taylor sa meglio di tutti come la realtà odierna si trascina meschinamente, consapevole del fatto che i valori si perdono e si ritrovano con facilità, che le barriere che separano i buoni dai cattivi sono trasparenti, o sovrapponibili. Il protagonista non è nient’altro che una maschera, anche qui dal doppio volto,che diventa simbolicamente uno specchio, con uno zoom che mette ben a fuoco l’elogio idealista di una cultura dominante e prevaricatrice, sfacciata e crudele, che sempre più ammorba la nostra società.

 

di Pasquale Romano *’Doppio Sogno’ è la rubrica cinematografica di Citynow. Le ultime novità in sala ma anche film recenti e del passato, attori e registi che hanno fatto la storia del cinema. Racconti, recensioni, storie e riflessioni sulla Settima Arte

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