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Adriano Fuscà, il ritrattista calabrese dei nostri tempi


di Eva Curatola – In una società accerchiata dalla tecnologia e dove la parola più usata sembra essere selfie è difficile trovare qualcosa che si possa definire ancora autentico.

Ma cosa c’è di più autentico e vero di un ritratto? Avete presente quelle tele raffiguranti personaggi famosi (o meno), che tutti abbiamo visto almeno una volta nella vita, a scuola o in qualche museo? Esattamente quelli.

E se vi dicessi che nel 2016, nel bel mezzo dell’Era del consumismo e del “facile è meglio” c’è chi, ancora non solo apprezza dell’arte le sue peculiarità più recondite ma, fa della sua passione un mezzo per trasmettere emozioni?

Pensate alla Monnalisa, a quante dispute, intrighi e misteri ha creato nel corso dei secoli e quanto tutt’oggi affascina le persone che da ogni angolo della Terra vanno ad ammirarla al Louvre.

E’ proprio questo il talento di cui è dotato Adriano Fuscà, 24enne calabrese doc, da sempre con la passione per i ritratti e le loro mille sfaccettature.

Fin dai tempi dell’asilo, infatti, il nostro artista prediligeva album, grafite e matite colorate rispetto alle classiche macchinine telecomandate e ai pupazzi. “Fin da piccolo ho sempre creduto che l’arte fosse quel mezzo, per me essenziale, per esprimere tutto ciò che pensavo.”

I primi ricordi che Adriano ha della sua passione per l’arte risalgono alle scuole elementari quando da una parte, l’artista che era in lui fremeva per uscire, cominciando a riprodurre le immaginette sacre, e dall’altra il bambino adorava guardare per ore e ore i cartoni animati Disney, con cui tanti di noi hanno avuto la fortuna di crescere. “Cliccavo sul telecomando il tasto ‘pausa’ ricopiando il singolo fotogramma che componeva la scena. Ebbene il mio sogno era quello di diventare illustratore dei cartoni animati della Walt Disney e creare cartoni animati nuovi ed efficaci per far sorridere le persone.”

Accostandosi alle sue opere sorge spontaneo chiedersi il perché di questa scelta. Sono tanti gli artisti che prediligono ad esempio i paesaggi o le nature morte. Adriano però ci confessa che ad affascinarlo, da sempre, è stato il corpo umano. “Qualsiasi cosa io abbia fatto durante gli anni è stata sempre legata alla figura. I ritratti sono per me dei paesaggi dove si nasconde l’anima del soggetto. Ed io curioso come sono la cerco e cerco di farla mia prigioniera, riproponendola sul supporto e non solo. Cerco di fonderla con la mia anima.”

Per giungere alla bravura di cui Adriano è oggi dotato, un percorso di studi approfondito è d’obbligo e durante questo cammino di crescita vi sono stati degli artisti che lo hanno colpito ed aiutato a capire molte cose sia sul disegno che sui colori, tra questi: Giotto, Leonardo da Vinci, Raffaello Sanzio, Michelangelo Buonarroti, Caravaggio, Fracesco Hayez, i Preraffaelliti e Picasso.

Quale miglior modo di imparare se non attraverso i Grandi del passato che hanno fatto la storia dell’arte? “Oggi quelli che sento vicini alla mia ricerca artistica e che reputo dei modelli da seguire sono gli artisti italiani: Roberto Ferri, Emanuele Dascanio e Paolo Tagliaferro.”

Come qualsiasi artista che si rispetti, anche Adriano ha delle tecniche preferite, ovvero la grafite e il carboncino. Di lui però non si può dire che sia un tipo statico, anzi tutto il contrario. Lui stesso afferma: “Durante il percorso accademico ho sempre sperimentato. In questo periodo anche i colori acrilici e quelli ad olio.”

La dinamicità del nostro artista è visibile anche dai molteplici sport praticati, tra cui: pallavolo, karate, danza sportiva e kick boxing. “Oggi solo palestra, ma uno dei miei tanti sogni è quello di essere seguito da un vero Guru per praticare l’ashtanga yoga che pratico da autodidatta a casa. Insomma sono un ragazzo che non si ferma mai.”

E’ importante ricordare comunque, che se praticata con impegno e costanza, la passione di Adriano può dare grandi frutti. Grazie ai suoi sforzi e alla sua dedizione, Adriano è infatti riuscito a esporre al Teatro Cilea per una collettiva dedicata a Gianni Versace, è stato inoltre selezionato per esporre i suoi lavori negli studi della Rai a Torino, le sue opere sono giunte anche a Milano, ed è stato scelto per uno dei premi più prestigiosi della Calabria: il Limen di Vibo Valentia.

Un ragazzo semplice che, oltre all’amore per la pittura e il disegno, ama fare le stesse cose di tanti altri giovani, uscire con gli amici, ascoltare musica e come abbiamo visto praticare sport, che per esprimersi al meglio usa però l’iperrealismo.

“Quando si ha a che fare con un ritratto la persona in oggetto la si studia, automaticamente si spoglia e diventa come un libro aperto. Dobbiamo allenare la nostra sensibilità per coglierne l’essenza.”

I giovani di oggi sono perlopiù appassionati di fotografia, che si tratti di quelle scattate dall’obiettivo di uno smartphone, o con una macchina fotografica professionale. E chi meglio di un ritrattista può spiegarci quelle che potrebbero essere definite due facce della stessa medaglia? “La fotografia è quel modo di esprimersi che appartiene a pochi, come per l’iperrealismo. Guardare la realtà con occhi diversi. Guardare il dettaglio che come un sentiero ci porta alla scoperta di ‘’quello’’ che la maggior parte delle persone non è abituata a vedere. È la sensibilità guidata da ottime mani che permettono all’artista di esprimere una realtà non scontata, a volte cruda. È la bellezza che mi spinge anche a lavorare a migliorarmi giorno per giorno. Dopotutto nessun lavoro finito può definirsi tale.”

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