‘T. Minniti’, da ‘problema’ a risorsa: ora Reggio punta al milione di passeggeri
Il Piano di sviluppo aeroportuale 2023-2035 disegna uno scalo più moderno e più sicuro. Adesso la sfida è trasformare i voli in vero sviluppo
30 Aprile 2026 - 10:04 | di Vincenzo Comi

Da ‘problema’ a risorsa. Il ‘Tito Minniti‘ di Reggio Calabria adesso non è solo un’infrastruttura da riqualificare e rendere più efficiente e attrattiva ma diventa una vera scommessa da difendere e proteggere.
Nel Piano di sviluppo aeroportuale 2023-2035 lo scalo dello Stretto si pone come una delle infrastrutture decisive per il futuro della città. Non un semplice scalo di servizio, ma una porta d’ingresso sullo Stretto, sulla Città Metropolitana e sull’area che guarda anche a Messina. Un’infrastruttura che, lo ricordiamo, serve Reggio e Messina e che dista appena quattro chilometri dal centro cittadino. Un dettaglio non secondario perchè pochi aeroporti hanno un rapporto così diretto con il cuore urbano.
Partiamo dal dato dei passeggeri. Il Piano stima una netta crescita, dai 293 mila passeggeri totali del 2023 ai 624 mila del 2024, fino a oltre 916 mila nel 2025. L’orizzonte 2035 supera quota un milione, con 1.063.400 passeggeri complessivi previsti. È qui che il documento cessa di essere solo tecnico e diventa politico, economico, turistico. Perché ogni passeggero in più può significare più presenze in città, più pernottamenti, più consumi, più possibilità per ristoranti, strutture ricettive, servizi, commercio e cultura.
Reggio, se vuole davvero crescere, deve leggere questi numeri per quello che sono: una chiamata alla responsabilità. Perchè lo scalo può portare flussi ma la città deve essere pronta ad accoglierli.
ollegamenti rapidi, taxi, bus, parcheggi, informazioni turistiche, promozione coordinata, eventi, musei, mare, Bronzi, Aspromonte, borghi, enogastronomia.
Il turismo non nasce da un volo in più. Nasce quando quel volo trova una città organizzata.
Il cuore del Piano è l’ampliamento e la riqualificazione del terminal passeggeri. Sono previsti più spazi per le sale d’attesa, più servizi, più gate, accessi migliorati per arrivi Schengen ed Extra Schengen, nuovi controlli di sicurezza al primo piano con macchine radiogene C3 e un’area commerciale più ampia. Tradotto, meno disagio per i passeggeri, più capacità operativa, un’immagine finalmente più adeguata per chi arriva in riva allo Stretto.
Non c’è solo il terminal. Il Piano prevede interventi sulle infrastrutture di volo, con la realizzazione di un nuovo Turn Pad (piattaforma di virata) in testata 15 e la riqualificazione delle pavimentazioni dell’area di movimento. La superficie interessata dal ripristino di piste e piazzali è di 224.750 metri quadrati, con 14.200 metri quadrati dedicati alla segnaletica. Opere meno visibili al cittadino, ma centrali per sicurezza, regolarità e affidabilità dello scalo.
Un altro punto che interessa direttamente l’utenza è la viabilità interna. Il Piano parla di modifica degli accessi, riqualificazione del curb davanti al terminal, nuovo parcheggio bus e ampliamento del parcheggio Pinetina tramite struttura leggera. Sono interventi concreti, perché il primo biglietto da visita di un aeroporto non è solo il volo. È anche come ci si arriva, dove si parcheggia, quanto tempo si perde, quanto è semplice muoversi.
C’è poi il capitolo energia. Il progetto prevede impianti fotovoltaici sulle coperture del terminal, sugli ampliamenti, sugli edifici vicini e sulle pensiline dei parcheggi. La stima indica 925 MWh dalla copertura del terminal, 1.079 MWh dalle pensiline sui parcheggi e 308 MWh dalla copertura dell’edificio dei Vigili del Fuoco. In futuro potrà essere valutato anche un campo fotovoltaico a terra all’interno del perimetro aeroportuale.
Il Piano guarda anche oltre l’aeroporto tradizionale. Prevede un’area per possibili sviluppi legati alla Mobilità Aerea Avanzata, con un sistema vertiporto minimo, composto da una FATO e uno stand, in fase sperimentale. È un tema ancora lontano dalla quotidianità dei cittadini, ma indica una direzione: il Tito Minniti non vuole limitarsi a recuperare terreno, vuole provare a posizionarsi dentro le trasformazioni future del trasporto aereo.
La sfida, però, non si vince solo con i cantieri. L’aeroporto può diventare il motore di una nuova stagione turistica per Reggio Calabria solo se attorno allo scalo cresce un sistema. La città deve smettere di considerare il Tito Minniti come un’infrastruttura isolata e iniziare a trattarlo come parte della propria strategia di sviluppo e senza colore politico.
Il Piano dice che lo scalo può superare il milione di passeggeri. Ora la domanda è un’altra: Reggio è pronta a trasformare quei passeggeri in visitatori, turisti, clienti, presenze, economia reale?
Per anni l’aeroporto è stato raccontato come un problema. Oggi il documento consegna una prospettiva diversa. Non basta celebrarla. Bisogna costruirla. Perché un aeroporto più forte può cambiare il destino turistico della città.
Ma solo se Reggio decide di cambiare passo. Insieme al suo aeroporto.
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