Antonino Monteleone a Citynow: "Caso Rossi, presto nuove novità. Iene, fatica e soddisfazioni"

di Pasquale Romano - Una iena affamata di verità.

di Pasquale Romano – Una iena affamata di verità. Il giornalista reggino Antonino Monteleone, da qualche mese nella celebre trasmissione di Italia Uno dopo l’esperienza a La7, si è subito contraddistinto per fiuto e capacità innate, inseguendo e scovando una notizia che da settimane fa discutere l’Italia intera.

Con una accurata inchiesta sulla morte mai del tutto chiarita di David Rossi, ex responsabile comunicazione del Mps, Monteleone ha aperto squarci nell’omertà che da anni circondava Siena e il caso specifico.  Questo il suo racconto in prima persona, ai microfoni di Citynow.

– Nino, la procura di Siena ha aperto due nuovi fascicoli sulla morte di David Rossi. E’ evidente come questa sia (assieme alla ferma volontà della famiglia di scoprire la verità) una tua ‘vittoria’, figlia dell’ostinazione. Quanta soddisfazione c’è? E quanta voglia di andare fino in fondo?
“Siamo soddisfatti per aver realizzato un’inchiesta che ha avuto un impatto profondo sulla reltà di cose che apparivano immutabili. Abbiamo deciso di occuparci del caso e raccontarlo al pubblico de “Le Iene” quando da poche settimane era stata decisa l’archiviazione del caso per la seconda volta.
Ancora non siamo arrivati, tecnicamente, alla riapertura delle indagini sulle cause della morte di David, ma siamo a un passo. Ci sono ancora delle notizie da rivelare e lo faremo nelle prossime settimane”.

– Nel tuo percorso da giornalista, è stato questo sinora il caso più insolito e appassionante? Cosa ti ha sorpreso maggiormente?

“L’unicità di questa storia, che poi ha segnato il mio esordio qui a “Le Iene”, sta nel fatto che abbiamo avuto il tempo adeguato per studiare le carte e raccontare ciò che scoprivamo di settimana in settimana. Un’inchiesta giornalistica a puntata nella quale lavorare su ogni pista e analizzare ogni dettaglio è qualcosa che, abbiamo dimostrato, dà senso al nostro lavoro ed ha un impatto tale da coinvolgere il pubblico, da un lato, e cambiare le cose dall’altro. Mi sono approcciato al caso con molto scetticismo. Ho pensato: se ci sono due archiviazioni un motivo ci sarà. Leggendo le carte, francamente, ho scoperto la debolezza di quel “motivo”. E  abbiamo deciso che andava raccontato”.

 

– Nei diversi servizi che hai dedicato al caso, si è notata in modo evidente la tua ‘fame’, in alcuni momenti rabbia, quando hai incontrato muri di omertà.  Siena è sembrata la capitale della Sicilia…

“Ho usato uno stereotipo per rendere l’idea del clima che percepisce chi viene da fuori e si approccia a una città molto particolare come Siena, paragonandola alla Corleone degli anni ’80.  Ho ricevuto molti messaggi di disappunto. Sia di calabresi e siciliani che di senesi. Me ne scuso. L’omertà non ha coordinate geografiche definite. Certo che “ascoltare” certi silenzi da persone molto vicine a David o molto vicine all’indagine o alla banca, provoca delle spiacevoli sensazioni”.

– Senza ovviamente anticipare nulla nel dettaglio, ci saranno ulteriori sviluppi della vicenda? Nuovi servizi che dedicherai al caso?

“Fino ad oggi siamo riusciti a sentire quello che pensa l’ex Presidente di MPS Giuseppe Mussari dalla sua viva voce e questo non succedeva da quasi cinque anni. Abbiamo mostrato per la prima volta in TV il volto delle persone che per prime vedono il corpo di David a terra nel vicolo (i suoi colleghi Giancarlo Filippone e Bernardo Mingrone nda) Abbiamo scoperto l’errore grave del GIP di Siena che non ascolta una testimone affermando il contrario. E ci sono ancora molte cose da raccontare. Vedrete altri servizi ancora”.

– Già da diversi anni ti fai apprezzare a livello nazionale con il tuo lavoro, questo forse però è il tuo momento di maggiore popolarità. Ti sorprende eo in parte disorienta?

“È cambiato il pubblico di riferimento: adesso è più giovane, più coinvolto, più reattivo. Ma nessuna sorpresa, ero stato preparato”.

– Abbiamo visto come, attraverso i social, hai commentato senza mezzi termini il caso Spada, emblema di come fare il giornalista oggi in Italia sia complicato. Che giudizio hai della vicenda?

“Non tollero le sacche di impunità. A Reggio Calabria, come a Roma. L’aggressione a Daniele Piervincenzi di Nemo mi ha scosso profondamente. Come mi ha indignato il walzer dell’ipocrisia: ci voleva una testata in faccia a un giornalista per scoprire la ferocia della mafia romana. Se non ti picchiano ti spaccano una telecamera. O ti trascinano in tribunale in modo pretestuoso. È un mestiere complicato”.

– Hai mai subito o rischiato un aggressione? Cosa si prova in quei momenti?

“Tralasciamo lo spiacevole episodio della macchina che ha preso fuoco sotto casa più di sette anni fa. Ma il nostro lavoro è pieno di episodi che potremmo definire di “intemperanza”. Personalmente accetto un margine di rischio e non ci penso più di tanto. Ho, per fortuna, l’età che mi consente qualche pizzico di incoscienza”. 

– Ultima curiosità sulle Iene. Come ti stai trovando in questa nuova avventura? Quali le sorprese maggiori in base alle aspettative che avevi? Tra il tuo caso, e quello di Brizzi, avete lanciato due bombe che hanno fatto discutere tutta l’Italia.

“Considera anche l’inchiesta sugli abusi sessuali dentro le mura Vaticane. O lo scandalo del voto degli italiani all’estero fortemente compromesso da un giro molto opaco di “gestione” dei plichi del voto. La storia del programma è fatta di inchieste che hanno lasciato il segno, forse perché l’ambiente ha buoni antidoti contro la pigrizia che forse avvolge la stampa tradizionale che ogni tanto ci guarda con un po’ di puzza sotto al naso, ma poi è costretta a seguire la scia tracciata da noi. Quanto alla mia esperienza, rispetto a prima, posso sintentizzare così: doppio stress; doppia fatica; doppie soddisfazioni”.

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