Attendiamoci Onlus a Milano per l’utilizzo dei beni confiscati


Giovedì 24 si è svolto presso il Palazzo del Governo di Milano la tavola rotonda: “L’utilizzo dei beni confiscati al servizio dei giovani nella Città Metropolitana di Milano: Via Massena 4, un anno di fatti educativi”, promosso dalla Prefettura di Milano e dall’Associazione Attendiamoci ONLUS, per raccontare le attività del progetto: “Il ponte sullo stretto: Reggio Calabria – Milano”, realizzato all’interno di Via Massena 4, bene confiscato alla criminalità organizzata.

Al tavolo dei relatori erano presenti: Alessandro Marangoni – Prefetto di Milano; Umberto Postiglione –  Direttore dell’Agenzia dei Beni Confiscati alla Criminalità Organizzata: Pierfrancesco Majorino – Assessore alle Politiche Sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano; Susanna Galli – Responsabile Servizio Formazione e Pari Opportunità Settore Sviluppo economico e sociale della Città Metropolitana di Milano;  Gustavo Cioppa – Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia; Giuseppe Mari – ordinario di Pedagogia dell’Università Cattolica di Milano;  don Valerio Chiovaro – presidente di Attendiamoci ONLUS e Felice Chirico – consigliere del direttivo di Attendiamoci. Gli interventi sono stati moderati da Antonio Calabrò, giornalista, scrittore e Vicepresidente di Assolombarda.

Oltre a loro hanno presenziato; Giuseppe Priolo – Prefetto di Trapani; il Questore di Milano De Iesu; i comandanti provinciali delle Forze dell’Ordine; i rappresentanti delle consulte studentesch;, dirigenti scolastici e alcune scolaresche della Città Metropolitana di Milano.

Il progetto –ad oggi nel suo primo anno di realizzazione- prevede la creazione di un centro di studio, di sperimentazione, di ricerca e di   attività   sociali, con il coinvolgimento dei giovani provenienti soprattutto dalle Regioni  in  cui  maggiore è  il  radicamento  delle  organizzazioni criminali.  Con le attività proposte, Attendiamoci si schiera, ancora una volta, in prima linea per prevenire il disagio giovanile  e  per  promuovere  le risorse  personali,  orientando  i  ragazzi  verso  valori  positivi  e  inserendoli  nel mondo accademico e sociale della città di Milano.

Gli autentici animatori della mattinata sono stati i giovani di Attendiamoci che, accogliendo i presenti e soprattutto portando avanti le tante attività, hanno testimoniato, col sorriso, la forza travolgente di chi si dedica al servizio degli altri.

I diversi interventi hanno sottolineato la dimensione profetica della metodologia educativa di Attendiamoci che, attraverso la peer education, propone percorsi di crescita lungo i quali i giovani si sentono protagonisti e responsabili della vita degli altri e delle sorti del mondo.

Lo stretto legame con le Istituzioni, ribadito dal prefetto Marangoni e la reale necessità di esperienze positive chiesta da Majorino e dalla Galli -ciascuno con il proprio sguardo sulla realtà milanese- hanno disegnato la traiettoria perché i progetti non rimangano su carta e la ricaduta sul territorio non sia una ipotesi.

Anche il prefetto Postiglione, che nell’intervento si è soffermato sulla difficile realtà di gestione dei beni confiscati, ha sottolineato la necessità di innovare i sistemi in ordine alla efficacia e alla trasparenza e ha plaudito alla realtà di Attendiamoci che, col sorriso, collabora a che i beni non vengano lasciati inutilizzati. Il sistema di messa in rete dei beni, implementato strategicamente dalla Agenzia è un buon risultato per facilitare l’assegnazione dei beni agli aventi diritto e così per facilitare le procedure ed evitare che gli immobili confiscati si deteriorino. Anche sotto il profilo delle Amministrazioni il cammino è marcato, lo ha ribadito il dottor Cioppa che ha elencato gli strumenti posti in atto dalla Regione Lombardia in ordine alla gestione dei beni.

Il prof. Mari, da specialista sulla formazione, nel raccontare “da esterno” le intuizioni educative di Attendiamoci, ha presentato le idee semplici e fondamentali per un servizio ai giovani: la capacità di sognare e la forza della amicizia. Elementi ritrovati nella “tenda” e nella “festa” che richiamano la ancestrale necessità di appartenenza e la determinazione della speranza in panorami di desolazione.

Felice Chirico ha presentato le attività di Via Massena 4, ricordando quanto l’amore possa allargare ogni spazio angusto per renderlo casa accogliente. Dodici sono i gruppi di attività (gestione del progetto e del bene; cammino formativo; Firm Explorer – visita alle imprese; corsi di integrazione; orientamento universitario; tornei sportivi; progettazioni campus in Calabria; MILANO (visite ed integrazione con la città Metropolitana); centro di ricerca sulla condizione giovanile; Progetto l’Italia si è desta!; networking; internazionalizzazione).

Il moderatore, il dottor Calabrò, anche in ragione delle sue plurime esperienze professionali, ha sottolineato, tra l’altro, la funzione necessaria nell’educazione alla legalità di realtà quali Assolombarda e, presentando la pervicacia del fenomeno mafioso, ha ribadito la bellezza di “presenze positive” come quella di Attendiamoci in Via Massena 4.

Nel suo intervento conclusivo don Valerio ha ribadito che nella vita bisogna saper ringraziare, chiedere scusa e chiedere aiuto, affermando che: “Siamo qui perché abituati ad aiutare, non chiediamo che di aiutare, perché il nostro Maestro ci ha insegnato a guardare le cose dal basso, piegandosi a lavare i piedi. Forse il fatto di essere di Reggio Calabria, nella punta dello stivale, ci schiaccia, ma il seme schiacciato scende in profondità perché, marcendo, possa fare radici forti che portino frutti abbondanti. Spesso il ramo è lontano dalla radice e i frutti nascono nell’estremità del ramo perché, pur cibandosi con la forza delle radici, sono a disposizione di quanti, lungo la strada, incontrano il dono della disponibilità: questa è l’esperienza che andiamo facendo nelle varie sedi nazionali, questa è l’esperienza di Via Massena 4”.

La Conferenza è terminata con un saluto carico di commozione per celebrare la prima festa di compleanno di “Via Massena 4”, un bene confiscato alla criminalità organizzata, che ha visto, in questo periodo, la passione di giovani reggini che sanno esportare un modello educativo capace di coinvolgere e migliorare la qualità della vita.

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