Brogli, Tar e democrazia. Va bene la soddisfazione ma i toni trionfalistici… anche no

"Le sentenze non si commentano, si accettano". Ma in tanti predicano bene e razzolano male

In tanti, forse troppi, si riempiono la bocca di slogan del tipo: ‘Le sentenze non si commentano, si accettano’. Anche nell’ultimo caso, quello della sentenza del Tar rispetto alla vicenda brogli tutti manifestano fiducia nella magistratura, ma poi scrivono fiumi di parole su quella sentenza, da destra a sinistra.

Sulla vicenda, ad oggi, vige una incertezza assoluta. Non foss’altro perché ieri all’inammissibilità del ricorso confezionato da Nuova Italia Unita - che, tra l’altro ha già annunciato un nuovo ricorso, ma al Consiglio di Stato – ha fatto da contraltare il ritorno in libertà di Nino Castorina, il capogruppo del Pd principale indagato dell’inchiesta portata avanti dalla procura che ha concluso le indagini preliminari.

La democrazia dei commenti

Ovviamente non sono mancate le reazioni a caldo. Tra le prime, quella del portavoce del Comitato Reggio non si broglia, Antonio Virduci:

“La nave 𝙖𝙛𝙛𝙤𝙣𝙙𝙖, ma non lo hanno ancora capito. Fuori uno, si affannano a dire in queste ore, come se al 𝙏𝘼𝙍 avessero vinto loro, come se i brogli non fossero mai esistiti, come se pagine e pagine di verbali già pubblici non li sputtani davanti a tutti noi, prima ancora che davanti alla legge”.

Una risposta alla maggioranza che sostiene il sindaco Giuseppe Falcomatà, che ha parlato di “polemiche strumentali” descrivendo il clima respirato in questi ultimi mesi, aggiungendo addirittura che “crediamo sia il tempo di tornare a parlare di questioni che riguardano la città e la vita quotidiana dei cittadini”.

Come se la questione brogli non interessasse i cittadini quanto e forse più dei rifiuti per strada o l’acqua che continua a mancare nelle case.

Senza dimenticare che sullo sfondo c’è una richiesta di convocazione di un Consiglio comunale aperto, che fatica ad essere “concesso” dalla presidenza del Consiglio. Misteri della politica.

Ma l’inopportunità di certi commenti si è raggiunta con l’uscita pubblica del primo cittadino, bacchettato subito da destra – “Falcomatà festeggia, ma ha perso tutta la città” dicono da Forza Italia – e dall’opinione pubblica.

L’impressione è che a palazzo San Giorgio abbiano temporeggiato in attesa della sentenza del Tar uscendo, uno dopo l’altro, con toni trionfalistici che la città non merita, non foss’altro perché, come detto, l’indagine preliminare è stata appena conclusa e, alla revoca dei domiciliari per Castorina, si è contrapposta la disposizione del divieto di dimora in città per l’ex capogruppo del Pd.

In altri termini, la soddisfazione di una parte politica è lecita e ci può stare, ma i toni trionfalistici anche no. A maggior ragione se si punta a minimizzare l’accaduto.

E d’altra parte occorre sottolineare che fino all’altro ieri si continuava a parlare di agenda fitta d’impegni per la mancata convocazione del Consiglio comunale aperto richiesto dal Comitato, che per farsi ascoltare si era dovuto rivolgere al Prefetto.

Questa è democrazia?

Ecco perché la maggioranza e il primo cittadino - che si sforzano di parlare ad ogni piè sospinto di democrazia – danno l’impressione di agire ancora in maniera imbarazzante prestando il fianco alla polemica.