Reggio Calabria, la Corte d’appello annulla la confisca del Cafè de Paris
Dopo 10 anni di processi la Corte d'appello di Reggio Calabria dispone la restituzione, a Vincenzo Alvaro, di 102 beni incluso il Cafè de Paris
15 Maggio 2019 - 10:58 | comunicato stampa

Il Cafè de Paris torna nella disponibilità di Vincenzo Alvaro, ufficialmente aiuto cuoco, originario di Sinopoli, sottoposto a un (clamoroso) sequestro di beni nel 2009. Dieci anni dopo, la novità: la Corte d’appello di Reggio Calabria ha disposto la restituzione di 102 beni tra i quali il locale di via Veneto simbolo della «dolce vita» romana.
I giudici hanno riconosciuto l’insussistenza del cosiddetto «sistema Alvaro» e il concetto di pericolosità dello stesso boss ne è uscito demolito.
Il sequestro era stato confermato sia in primo grado che in appello, dopo i ricorsi della difesa, ma la Cassazione ha annullato con rinvio l’ultima decisione.
«Sono stati necessari oltre dieci anni di processi — dice la difesa di Alvaro, avvocati Fabrizio Gallo e Domenico Cartolano — per arrivare infine ad affermare l’insussistenza della pericolosità sociale del mio cliente».
La Corte d’appello di Reggio Calabria, chiamata a pronunciarsi in sede di rinvio, avrebbe ammesso, secondo la difesa, che tanto il Tribunale, quanto la stessa Corte a suo tempo, avevano immotivatamente omesso di verificare se effettivamente Vincenzo Alvaro avesse mai ricoperto una carica di rilievo mafioso. Nel frattempo era anche intervenuta l’assoluzione dal delitto di associazione mafiosa.
Fonte: Corriere della Sera
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