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Calabria, imprese bloccate per i sottoservizi idrici nei distretti industriali: nulla osta fermi e autorizzazioni in stallo

Investimenti congelati e aziende ferme: un incredibile vuoto normativo rischia di mettere in ginocchio i comprensori industriali

Area Industriale Campo Calabro

La fine del CORAP e il passaggio delle competenze a SORICAL rischiano di trasformarsi in un nuovo ostacolo per le aziende dei comprensori industriali calabresi. Il problema riguarda i sottoservizi idrici e, in particolare, il rilascio dei nulla osta allo scarico delle acque reflue e meteoriche. Un atto tecnico, spesso poco visibile, ma decisivo.

Senza quel documento, infatti, molte imprese non possono completare l’iter per ottenere l’Autorizzazione Unica Ambientale. Il risultato è semplice e pesante: pratiche ferme, investimenti sospesi, attività produttive in difficoltà.

Il vuoto dopo la fine del CORAP

Il punto di partenza è la liquidazione coatta amministrativa del CORAP, il Consorzio regionale per lo sviluppo delle attività produttive, con cessazione delle attività fissata al 28 febbraio 2026. Con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 720 del 30 dicembre 2025, la Regione Calabria ha ridisegnato il sistema.

Dal 1° marzo 2026 le competenze sono passate a due soggetti diversi: ad ARSAI le funzioni legate allo sviluppo delle aree industriali, a SORICAL il Servizio Idrico Integrato, quindi la gestione delle reti idriche e fognarie. Sulla carta si tratta di un riordino. Nella pratica, però, la fase di passaggio avrebbe prodotto un vuoto operativo che oggi rischia di pesare direttamente sulle imprese.

Nulla osta allo scarico: pratiche ferme

Il nodo riguarda il rilascio del nulla osta allo scarico nelle reti gestite dal servizio idrico. Secondo quanto segnalato da diversi operatori del settore, nella fase di avvio del nuovo assetto non sarebbero ancora pienamente definiti gli strumenti operativi per lavorare le richieste già presentate. In sostanza, il soggetto competente è stato individuato.

Ma le procedure per il rilascio dei provvedimenti non sarebbero ancora operative. Le istanze, quindi, restano bloccate. Non si tratterebbe di singoli ritardi o di responsabilità individuali. Il problema sarebbe più ampio e legato alla transizione tra il vecchio e il nuovo sistema di gestione.

Effetto domino sull’Autorizzazione Unica Ambientale

Il blocco del nulla osta allo scarico produce un effetto a catena. Per molte aziende, infatti, quel documento è un passaggio necessario per completare l’Autorizzazione Unica Ambientale, prevista dal D.P.R. 13 marzo 2013, n. 59. L’AUA raccoglie in un unico provvedimento diverse autorizzazioni ambientali, comprese quelle relative agli scarichi.

Di norma viene rilasciata dalla Provincia o dalla Città Metropolitana attraverso il SUAP del Comune. Ma se manca il nulla osta a monte, l’ente competente non può chiudere il procedimento a valle. E così l’autorizzazione resta sospesa.

A pagare sono le aziende

Il costo di questo stallo non è astratto. Lo pagano le imprese che hanno già avviato investimenti, spesso con risorse importanti, e che oggi si trovano impossibilitate a partire o a completare la propria attività. Ogni mese di attesa significa capitali fermi, costi che continuano a maturare, rischio di perdere occasioni di mercato e difficoltà nella programmazione aziendale.

È il paradosso di molte transizioni amministrative: una riforma pensata per mettere ordine finisce, almeno nella fase iniziale, per generare incertezza. E l’incertezza, per chi produce, diventa un danno concreto. Il punto non è cercare un colpevole. Il punto è evitare che un passaggio di competenze si trasformi in un freno per il tessuto produttivo calabrese. Le aziende chiedono solo una cosa: che le procedure vengano sbloccate e che chi è in regola possa ottenere gli atti necessari per lavorare.

Perché oggi il rischio è evidente. A restare ferme non sono solo le pratiche. Sono gli investimenti, i progetti e il lavoro di imprese che aspettano una firma per poter andare avanti.

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