Caronte, annullata la multa dell’Antitrust: cade l’accusa di abuso di posizione dominante per prezzi eccessivi
Il Consiglio di Stato ha annullato integralmente il provvedimento con cui l'Antitrust, nell'aprile 2022, aveva sanzionato con una multa di 4 milioni di euro Caronte & Tourist
22 Luglio 2026 - 18:16 | Comunicato Stampa

Il Consiglio di Stato ha annullato integralmente il provvedimento con cui l’Antitrust, nell’aprile 2022, aveva sanzionato con una multa di 4 milioni di euro Caronte & Tourist per un presunto abuso di posizione dominante nello Stretto di Messina, riformando la precedente sentenza del TAR Lazio che nel settembre 2025 aveva confermato la multa.
“Accogliamo con soddisfazione la sentenza del Consiglio di Stato. Abbiamo sempre riposto fiducia nella magistratura in ogni grado di giudizio, certi del nostro buon operato che conta più di sessant’anni di esperienza e responsabilità nei confronti delle comunità dello Stretto,” si legge nella nota di Caronte & Tourist diffusa alla stampa.
I quattro motivi di appello accolti
Nella sentenza, i giudici amministrativi hanno accolto quattro motivi di appello presentati dalla società armatoriale, individuando altrettanti vizi nel provvedimento dell’Antitrust.
Il primo riguarda la mancata dimostrazione, da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, dell’effettiva chiusura del mercato dello Stretto e della presenza di reali barriere all’ingresso per altri operatori. Sullo Stretto opera infatti un concorrente diretto pubblico — non un semplice follower, come sostenuto nel provvedimento Antitrust — che applica tariffe di poco inferiori a quelle del vettore privato. Eventuali prezzi elevati – chiariscono i giudici – avrebbero d’altra parte dovuto attirare nuovi competitor.
Le contestazioni alla metodologia dell’Antitrust
Nel secondo punto il Consiglio di Stato censura anche l’utilizzo, nel provvedimento finale, di uno studio del Ministero delle Infrastrutture impiegato per una finalità diversa da quella comunicata durante l’istruttoria, che ha provocato una violazione del diritto di difesa della società. Sotto il profilo economico, i giudici hanno poi reputato inattendibile la metodologia con cui l’Antitrust aveva ricostruito il rapporto tra ricavi e costi dell’azienda, basata su un presupposto — la presunta rilevanza del traffico merci sulla rotta Villa San Giovanni-Rada San Francesco — non confermato dai dati contenuti nello stesso provvedimento. Decisivo, infine, anche il quarto punto accolto, ovvero la fase preliminare dell’istruttoria, durata 855 giorni, definita irragionevole e tale da aver concretamente danneggiato la capacità dell’azienda di ricostruire a distanza di anni i dati contabili richiesti dall’Autorità.
L’annullamento dei provvedimenti impugnati
Il Consiglio di Stato ha così dato ragione alla società armatoriale – difesa dal collegio composto dagli avvocati Fabio Cintioli, Mario Siragusa e David Astorre – annullando i provvedimenti impugnati e condannato l’AGCM al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio.
“Per anni siamo stati tacciati di essere monopolisti, un’accusa infondata che speriamo adesso, con le prove e le argomentazioni raccolte in giudizio, possa finalmente essere archiviata” dichiara la società. “C&T ha sempre posto grande attenzione ai prezzi praticati per il servizio di attraversamento dello Stretto — conclude la nota — tariffe che hanno garantito la sostenibilità economica di un collegamento che storicamente assicura corse frequenti, rapide, puntuali, h24 e in ogni condizione meteomarina, anche nei periodi in cui lo scarso traffico non rende economico il servizio. Abbiamo sostanzialmente scelto di garantire alla clientela la certezza di poter traghettare ogni giorno e in ogni momento dell’anno”.
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