Case della Comunità in Calabria: il futuro della sanità è a portata di mano, ma riuscirà a vedere la luce?

Pubblicato il Decreto del Commissario Occhiuto che stabilisce le linee guida per le Case della Comunità, ma i tempi sono stretti per una vera rivoluzione sanitaria

Asp Reggio Calabria Via Willermin

Immaginate un luogo dove la sanità non è solo un servizio, dove i cittadini non sono spettatori passivi, ma attori protagonisti del proprio percorso di salute. Un luogo dove la medicina va incontro a chi ne ha bisogno, senza barriere né attese insostenibili. Questo è il cuore del progetto delle Case della Comunità, che, dopo anni di speranza e attese, ha la possibilità di trovare attuazione concreta in Calabria.

Il Decreto del Commissario ad Acta Roberto Occhiuto n. 58 del 13 marzo 2026, pubblicato dalla Regione Calabria, sancisce ufficialmente l’avvio delle Linee di indirizzo per il funzionamento delle Case della Comunità (CdC), in attuazione del DM 77/2022. Un passo fondamentale per ridisegnare il volto della sanità territoriale, per renderla più vicina, più umana, più integrata nella vita delle persone.

Un passo che appare forse un pò tardivo, visto lo scorrere delle lancette del PNRR.

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Le Case della Comunità: non solo un luogo fisico

Spazi multidisciplinari, nati per essere al servizio della comunità. Strutture pensate per accogliere, curare, ma soprattutto dare potere ai cittadini: il potere, da paziente, di essere protagonista del proprio benessere.

L’obiettivo è ambizioso: rispondere ai bisogni sociali e sanitari di tutti, dalle persone anziane a quelle con patologie croniche, passando per chi ha bisogno di una semplice consulenza. Ma, soprattutto, è un progetto pensato per colmare il divario tra chi vive nelle città più grandi e chi, invece, è lontano dai centri urbani, dove l’accesso ai servizi è più complesso.

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Il contesto calabrese: un’urgenza che non può più aspettare

La Calabria, con le sue specifiche criticità, ha da sempre bisogno di una sanità di prossimità. Il forte invecchiamento della popolazione (l’indice di vecchiaia nel 2023 era pari a 189,4) e la denatalità creano una domanda crescente di assistenza, mentre il territorio è frammentato e molte zone sono difficili da raggiungere. La sanità calabrese ha bisogno di risposte rapide e accessibili e le Case della Comunità potrebbero essere la risposta giusta.

Con il completamento di queste strutture, la sanità di prossimità potrebbe non essere più un’utopia.

Una sanità che arriva dove serve, che non aspetta il paziente al Pronto Soccorso, ma va incontro alla sua quotidianità.

I modelli: Hub e Spoke per rispondere alle diverse necessità

Il Decreto n. 58 definisce anche i due modelli operativi per le Case della Comunità: hub e spoke. Già illustrati su queste pagine:
– le Case della Comunità hub, le strutture principali, quelle che garantiscono una continuità assistenziale h24 e la presenza di un medico 7 giorni su 7. Si tratta di veri e propri punti di riferimento sul territorio, che coordinano i servizi e forniscono assistenza specialistica, diagnostica e servizi di emergenza;
– le Case della Comunità spoke, strutture più piccole, che funzionano in afferenza alle hub. Assistenza medica e infermieristica 6 giorni su 7, ma non sono attrezzate per garantire la stessa continuità assistenziale delle hub. Servizi diagnostici e prelievi sono facoltativi, a differenza delle hub, dove sono obbligatori.

Entrambi i modelli, però, sono fondati su un principio fondamentale: l’integrazione tra i servizi sanitari e sociali. Il medico, l’infermiere, l’assistente sociale e il volontariato devono lavorare insieme per rispondere a tutti i bisogni della persona.

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I servizi che cambiano la vita

Al centro del modello delle Case della Comunità ci sono i servizi obbligatori:
Assistenza Primaria (AFT), con i medici di medicina generale (MMG) e i pediatri di libera scelta (PLS) impegnati in attività di prevenzione e cura dalle 08:00 alle 20:00.
Punto Unico di Accesso (PUA), per orientare e accompagnare i fragili, dando loro un punto di ingresso facile e immediato nel sistema sanitario.
Infermieri di Famiglia e Comunità, che si occupano di telemonitoraggio, assistenza domiciliare (ADI), medicazioni e prelievi.
Servizi specialistici per patologie ad alta prevalenza, come cardiologia, pneumologia e diabetologia, anche tramite teleconsulto.
Diagnostica di base, come ecografie, ECG, spirometria, e radiologia, per diagnosticare e trattare le malattie direttamente sul territorio.

Questi servizi sono fondamentali per garantire una sanità più accessibile e vicina alla popolazione, riducendo il carico sugli ospedali e offrendo alle persone un’opportunità concreta di cura e prevenzione.

La situazione in Calabria: il futuro è già qui

In Calabria, sono previste 61 Case della Comunità, di cui 57 finanziate dal PNRR e 4 interamente dalla Regione. Si tratta di una mappa ambiziosa che coinvolge tutti i territori calabresi, con ben 19 Case della Comunità previste nella Città Metropolitana di Reggio Calabria. L’obiettivo sarebbe quello di dotare i comuni coinvolti di strutture moderne per rispondere ai bisogni sanitari dei cittadini.

Ma il tempo stringe. Con la scadenza fissata per giugno 2026, la Calabria deve accelerare la realizzazione di queste strutture, sfruttando al meglio le risorse disponibili e non lasciando nulla di intentato. Ma lo stato dei lavori, per molte strutture neanche avviati, non può che preoccupare.

Un segnale incoraggiante arriva, invece, dalla Casa della Comunità di Palmi, che è già operativa e funzionante. Questa struttura ha dimostrato il grande potenziale delle Case della Comunità, offrendo ai cittadini un accesso diretto a servizi sanitari e assistenziali senza la necessità di rivolgersi agli ospedali.

Un appello ad agire, ora

Il futuro della sanità calabrese passa necessariamente attraverso le Case della Comunità. È un modello che va oltre l’assistenza medica, che abbraccia la comunità, i suoi bisogni, le sue difficoltà. Politica e istituzioni devono fare la propria parte, mettendo in campo tutte le azioni necessarie per garantire che queste strutture diventino realtà.

È arrivato il momento di agire. Solo così si potrà finalmente parlare di una sanità che non solo cura, ma previene, ascolta e soprattutto è vicina.