Altre Sezioni

logo community

Niente pubblicità.
Nessun tracciamento.

ABBONATI ACCEDI

Caso Roggero e grazia al gioielliere, Gratteri: ‘Il processo ha seguito le regole’. Poi il richiamo alla politica

Caso Roggero, il procuratore capo di Napoli: "La condanna è la più bassa prevista, sotto i 14 anni e nove mesi non si poteva andare"

nicola gratteri

«Il gioielliere è stato condannato alla pena più bassa possibile. Più sotto non si poteva scendere».

Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, interviene sul caso di Mario Roggero e critica la campagna politica avviata dopo la condanna definitiva.

Il 15 luglio 2026 la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, confermando la pena di 14 anni e nove mesi di reclusione stabilita dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino. Roggero è stato condannato per avere ucciso due rapinatori e ferito gravemente un terzo uomo dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo. Secondo quanto ricostruito nel processo, il commerciante inseguì all’esterno del negozio i rapinatori in fuga, sparando diversi colpi.

Dopo la sentenza, diversi esponenti della destra e del centrodestra hanno preso pubblicamente le difese del gioielliere, chiedendo la grazia e la sua scarcerazione. Tra questi anche il vicepremier Matteo Salvini, mentre il caso è diventato rapidamente terreno di scontro politico sulla legittima difesa.

Gratteri: «Il processo ha seguito le leggi approvate dal Parlamento»

Gratteri ha ricordato che la condanna è arrivata al termine di tutti i gradi di giudizio e nel rispetto delle norme vigenti.

«Il gioielliere condannato dai giudici di ogni grado di giudizio è stato condannato alla pena più bassa possibile. Sotto quella pena non si poteva scegliere», ha spiegato il procuratore.

Gratteri ha sottolineato anche le possibili scelte processuali che avrebbero potuto determinare una riduzione della pena.

«Forse poteva scegliere il rito abbreviato e avrebbe avuto un terzo in meno. Forse poteva rinunciare all’appello e avrebbe avuto un sesto in meno».

Il magistrato non ha ignorato il dramma vissuto dal gioielliere e dalla sua famiglia, ma ha invitato a non dimenticare le conseguenze di quanto accaduto.

«Penso anche io, ovviamente, allo stato d’animo del gioielliere, alla famiglia e anche ai morti. Però il processo è andato avanti con le regole e con le leggi approvate dal Parlamento, anche da questa maggioranza, con riferimento alla legittima difesa. È stato condannato a quella pena. Più sotto non si poteva scendere».

«La politica ha caricato le persone di false aspettative»

Il passaggio più duro riguarda le dichiarazioni arrivate dal mondo politico prima dell’ingresso di Roggero in carcere.

«La politica ha sbagliato a dire, prima che lui entrasse in carcere, “dobbiamo dargli la grazia”, perché in questo modo si carica la gente di aspettative. Le persone si convincono che la grazia possa essere concessa immediatamente, ma non è questo il percorso».

Secondo Gratteri, una sentenza definitiva deve essere eseguita. Solo successivamente possono essere valutati il comportamento del detenuto e l’eventuale accesso a benefici o provvedimenti straordinari.

«Nel momento in cui una sentenza diventa esecutiva si deve entrare in carcere e iniziare un percorso. Gli educatori fanno le loro analisi, gli psicologi ascoltano il detenuto per capire se c’è stato un ravvedimento e se è iniziato un cambiamento».

Un percorso che, ha ribadito il procuratore, non può essere valutato dopo pochi giorni.

«Non lo puoi fare prima di entrare in carcere e non lo puoi fare dopo una settimana o dopo un anno. Ci vuole tempo. Sono gli educatori a dover documentare la progressione e il cambiamento, anche psicologico, del detenuto».

«Non stiamo parlando di un furto in appartamento»

Gratteri ha poi invitato a non considerare la grazia come una conseguenza automatica dell’età o delle condizioni personali del condannato.

«Forse successivamente può esserci la grazia, ma non è automatica. Ci sono persone in carcere con tumori e metastasi che non ricevono la grazia, che forse moriranno in carcere o torneranno a casa soltanto poche settimane prima di morire».

Il procuratore ha quindi richiamato la gravità dei fatti per i quali Roggero è stato condannato.

«Non esageriamo, qui ci sta sfuggendo la situazione di mano. Qualcuno parla di domiciliari dopo i settant’anni, ma non stiamo parlando del furto in un appartamento. Stiamo parlando di due morti e di una persona ferita gravemente».

Per Gratteri, dunque, la vicenda deve essere affrontata nel rispetto delle sentenze e senza trasformare il caso giudiziario in uno strumento di propaganda politica.

«Non possiamo continuare a celebrare i processi sui giornali, in televisione o nelle trasmissioni televisive. Le leggi e il codice sono quelli. Le sentenze definitive vanno accettate».

Iscriviti al nostro Canale Whatsapp per restare sempre aggiornato con le ultime notizie

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi CityNow alle tue Fonti preferite: quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

Non hai ancora scaricato
la nuova App di CityNow?