Tirocinanti calabresi del MIM, Bartoluzzi (Usb): ‘300 famiglie verso la disoccupazione’
"Il disinteresse del Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’inerzia della politica stanno condannando altre famiglie calabresi all’incertezza e alla disoccupazione" la nota
30 Luglio 2026 - 10:59 | Comunicato Stampa

La vertenza dei tirocinanti ministeriali calabresi del MIM, che fino a pochi giorni fa sembrava non avere mai una fine, oggi impone una denuncia chiara e senza mezzi termini: il disinteresse del Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’inerzia della politica stanno condannando altre 300 famiglie calabresi all’incertezza e alla disoccupazione.
E se davvero bisogna parlare di merito, allora questo bacino di lavoratori, già sfruttati e utilizzati per mesi nelle scuole calabresi, merita certamente una conclusione diversa dall’abbandono e dal disinteresse della politica tutta. Prima questo bacino di lavoratori faceva comodo, soprattutto durante le tornate elettorali. Oggi, invece, sembra essere diventato improvvisamente invisibile, perché forse gli obiettivi di qualche spaccone di corte sono stati raggiunti.
E così, dal 1° agosto, la Calabria avrà altre 300 famiglie circa da sostenere, altre persone che finiranno nel già drammatico esercito dei disoccupati calabresi.
Ai piani alti si parla continuamente di azzerare il precariato. Ma ai piani bassi, negli scantinati della politica e delle istituzioni, c’è chi continua a vivere nell’angoscia, senza reddito e senza alcuna prospettiva per il futuro. Si parla di lavoro, di dignità e di modernizzazione, ma quando si arriva alla realtà concreta dei lavoratori calabresi, improvvisamente tutto si trasforma in silenzio, rinvii e scaricabarile.
POLITICA E MINISTERO SI ACCUSANO, MA NESSUNO SI ASSUME LA RESPONSABILITÀ
Il bacino degli ex tirocinanti ministeriali del MIM rivendica gli stessi diritti riconosciuti ai lavoratori della Giustizia e del MiC, essendo anch’essi vincitori dello stesso concorso per la sezione Personale ATA e avendo prestato servizio nei plessi scolastici della regione con un contratto a tempo determinato di 18 mesi, per 18 ore settimanali e, successivamente di altri 12 mesi.
Eppure, davanti alla mancata attuazione di un rinnovo contrattuale, nessuno sembra disposto ad assumersi le proprie responsabilità. La politica sostiene che la volontà ministeriale sarebbe diversa e che il Ministero non intenderebbe procedere al rinnovo. Dal canto suo, il Ministero, secondo quanto riferito informalmente, lascia intendere che sarebbe stata la politica a dover presentare almeno un emendamento per tutelare questo bacino di lavoratori. Politica e Ministero si accusano a vicenda, ma rigorosamente senza dirlo ufficialmente. Tutto resta affidato alle voci di corridoio, ai “si dice”, alle mezze frasi e alle
responsabilità che nessuno vuole assumersi pubblicamente. Perché? Perché evidentemente è più conveniente mantenere intatti determinati equilibri piuttosto che dire la verità e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Nel frattempo, però, le persone non vivono di voci di corridoio. Le famiglie non pagano le bollette con le promesse. E la dignità non si alimenta con il silenzio.
IL PRECARIATO NON SI CANCELLA CON LA NASPI
Ai politici e ai santoni di turno diciamo una cosa molto semplice: il precariato non si cancella con una NASpI, con il silenzio e con la rassegnazione. Il precariato si cancella attraverso la stabilizzazione dei lavoratori, riconoscendo il valore dell’esperienza maturata e garantendo continuità occupazionale e dignità. Altrimenti, chi continua a professare modernità, sviluppo e lavoro deve necessariamente scontrarsi con la cruda realtà: senza fatti, quelle parole restano soltanto chiacchiere buone per il proprio tornaconto politico.
Non chiediamo favori. Chiediamo diritti. Non chiediamo elemosine. Chiediamo lavoro e dignità. Non chiediamo promesse. Chiediamo risposte ufficiali e responsabilità.
Dal 1° agosto, altre 300 famiglie circa rischiano di entrare nel mondo dei disoccupati calabresi. E mentre la politica continua a giocare allo scaricabarile e il Ministero resta in silenzio, sono ancora una volta i lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo dell’inerzia.
BASTA SILENZIO. BASTA SCARICABARILE. BASTA PRECARIATO. POLITICA E MINISTERO DELL’ISTRUZIONE: ASSUMETEVI LE VOSTRE RESPONSABILITÀ! VERGOGNA!
USB – Fed. del Sociale Calabria
Dirigente Saverio Bartoluzzi
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