Cosa fare, vedere e mangiare in Calabria: la guida di Vice

"Una regione che ne vale almeno cinque: le coste, le montagne, i luoghi dell’arte e della cultura, le città e le tappe del gusto". Ecco la Calabria secondo la rivista canadese Vice

“Ricordate quella battuta de I guerrieri della notte? “Guarda che posto di m***a. E abbiamo combattuto tutta la notte per ritornarci.” Ecco c’è chi potrebbe vedere così la Calabria. E a molti calabresi, del resto, sembra impossibile che qualcuno paghi per venire qui.

Eppure, anche se più lentamente rispetto ad altre regioni del sud, l’interesse turistico per la Calabria sta aumentando, e aumentano anche le pubblicazioni internazionali che la ‘scoprono’.

Suggerire un itinerario calabrese e non citare la ‘ndrangheta—o i ritardi nei trasporti, nella depurazione, nelle infrastrutture—può sembrare reazionario, anzi negazionista, eppure si può: rimanendo alla natura non (ancora) violentata, ai litorali non sbranati dal cemento, al cibo come chiave per raccontare i luoghi e le persone, insomma a tutto il turismo che non rientra nei bordi della cartolina”.

A raccontare in modo così dettagliato, come scoprirete nei prossimi paragrafi, ed anche così in positivo è Vice, la rivista canadese conosciuta in tutto il mondo.

“Una regione che ne vale almeno cinque: le coste, le montagne, i luoghi dell’arte e della cultura, le città e le tappe del gusto. Ma come potrebbe un Norman Douglas da Grand Tour del terzo millennio, godere al meglio di un territorio che abbraccia tre parchi nazionali (Pollino, Sila, Aspromonte), musei e aree archeologiche, borghi e monumenti? Bisogna scegliere, e noi ovviamente ci abbiamo provato”.

COSA VEDERE GRATIS (O CON POCO) IN CALABRIA

Il primo luogo da nominare in questa categoria è senza dubbio il Musaba di Mammola (RC), il parco artistico di Nik Spatari e Hiske Maas con pochi simili in Italia: sculture e installazioni che lasciarono senza fiato già Bruno Zevi, architetto e urbanista italiano. Qualcuno lo chiama il Parc Guell della Calabria, ma qui si tratta di un percorso fra natura e piloni della superstrada senza precedenti. È un esperimento originale che non scimmiotta, anzi è stato avanguardia. Perché la Calabria può vincere quando non cede al provincialismo.

Secondo Vice, imperdibile è anche Reggio Calabria, tra ville liberty e opere di Rabarama—e l’Etna come sfondo, se capitate in una giornata senza foschia—è spuntata una ruota panoramica: saliteci magari dopo aver comprato un gelato al chiosco di Cesare.

Le aree archeologiche collegate alle colonie magnogreche sono trascurate ma valgono la visita fra un tuffo in mare e l’altro: Sibari-Thurii-Copia, Medma-Rosarno, Crotone, Hipponion-Vibo, Scolacium-Roccelletta di Borgia e soprattutto Kaulon-Monasterace, con le recenti scoperte archeologiche. Si tratta di poli con presenze certamente più esigue rispetto al Nazionale di Reggio Calabria, che può giocarsi la carta più popolare dei Bronzi di Riace.

Andarsene dalla Calabria senza però aver visto Pentadattilo, paese abbandonato nell’entroterra reggino, e l’elegantissima Gerace, dove si può prendere un’ottima granita nella piazza principale e pagarla meno che in qualsiasi bar di Roma o Milano, è un mezzo crimine.

DOVE DIVERTIRSI LA SERA E I FESTIVAL ESTIVI IN CALABRIA

Cosenza e Reggio Calabria sono—più di Catanzaro—le città universitarie, meno interessate dal pendolarismo e dunque con una popolazione studentesca “stanziale”. La prima, con l’ateneo per stranieri “Dante Alighieri”, e la seconda con Rende e Quattromiglia luoghi della movida universitaria.

COSA MANGIARE IN CALABRIA

Il peperoncino è il grande falso della tradizione culinaria calabrese, essendo materia prima d’importazione. Ma da lì—per gemmazione—è nata ad esempio la ‘Nduja (sì, è impossibile non citarla in un pezzo sulla Calabria) che è un unicum spalmabile e piccante: né insaccato né crema, fatto con le parti grasse del maiale che qui è sacro.

se trovate in menu Fusilli al Ferretto, Fileja e Stroncatura, prendeteli senza alcun dubbio: sono formati tipici di diverse zone della Calabria che si mangiano tradizionalmente con sughi di carne belli carichi.

LE SPIAGGE

Se l’alto Tirreno e l’alto Jonio cosentino sono le zone delle “case al mare” dei calabresi, i due poli opposti di Isola Capo Rizzuto (KR) e Tropea (VV) sono i luoghi del turismo. È soprattutto la Costa degli Dei, con le sue sabbie bianche, a spaziare dai resort con spa e talassoterapia (su tutti il Capovaticano) agli appartamenti spartani per chi preferisce una settimana di bagni, pranzi a base di insalate di pomodori e cipolla di Tropea in cui annegare le fresine (è la versione locale della panzanella fiorentina).

Sempre nel tratto reggino, più mainstream la Costa Viola sul versante tirrenico con Scilla e Bagnara, il borgo di Chianalea e l’eco della tradizionale pesca del pesce spada e del suo panino.

 

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