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Crisi carburante, Franchini (Sacal): ‘A Reggio scorte fino a maggio, poi il rischio è concreto’

Se nell'immediato la situazione è sotto controllo grazie alle riserve accumulate, lo sguardo di Sacal è rivolto con preoccupazione alla stagione estiva

Aeroporto Tito Minniti Marco Franchini Ryanair (1)

Una grave crisi energetica globale sta riducendo l’offerta di petrolio e gas, alimentando inflazione e rallentamento economico. Si tratta di una delle fasi più turbolente degli ultimi decenni.

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Tra gli effetti negativi, la riduzione dell’offerta di petrolio e gas, che innesca inevitabilmente una spirale che minaccia di frenare bruscamente l’economia. In questo scenario di estrema incertezza, il settore del trasporto aereo inizia a mostrare i primi segnali di cedimento, e la Calabria non fa eccezione.

Il dott. Marco Franchini, amministratore unico di Sacal, ai nostri microfoni, ha fatto il punto sulla situazione dello scalo “Tito Minniti” di Reggio Calabria, smentendo le voci di un razionamento immediato ma lanciando un monito severo per il futuro.

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Il “caso” Reggio Calabria: scalo di rifornimento per le grandi compagnie

Secondo quanto dichiarato da Franchini, il deposito del ‘T. Minniti’ — con una capacità di 230.000 litri — garantisce attualmente un’autonomia operativa di circa 4-5 giorni. Tuttavia, lo scalo è finito sotto pressione a causa di un fenomeno inatteso:

“Le compagnie come ITA e Ryanair venivano a Reggio per rifornirsi molto di più del necessario, poiché in altri grandi scali nazionali la disponibilità è quasi azzerata”.

Aeroporti strategici come Linate, Venezia, Bologna e Treviso sono stati infatti oggetto di comunicazioni da parte di Air BP circa la scarsità di carburante. Questo ha costretto Sacal a introdurre delle limitazioni precauzionali a Reggio per evitare che il deposito locale venisse svuotato dalle necessità di voli diretti altrove, garantendo così la continuità dei voli operanti sullo scalo reggino.

Lamezia regge, ma l’incognita è internazionale

Mentre lo scalo di Lamezia Terme appare al momento più solido, con un deposito di 270.000 litri in fase di ampliamento fino a 350.000, il problema resta strutturale e di natura geopolitica.

“Le petroliere non arrivano”, ha spiegato Franchini, sottolineando come la catena di approvvigionamento internazionale sia di fatto bloccata.

L’orizzonte di maggio e il rischio per l’estate

Se nell’immediato la situazione è sotto controllo grazie alle riserve accumulate, lo sguardo di Sacal è rivolto con preoccupazione alla stagione estiva.

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“Stimiamo che gli stoccaggi attuali possano proiettarci fino a maggio. Ma da maggio in poi, se non si risolveranno le questioni internazionali o non si troveranno fonti alternative di approvvigionamento, i problemi saranno seri.”

Il rischio concreto è quello di una riduzione dei voli o di pesanti modifiche ai piani operativi per l’estate 2026.

“Il futuro non è decifrabile”, conclude l’amministratore di Sacal, “ma senza nuovi correttivi, le penalizzazioni saranno inevitabili”.