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Donne d’ingegno: le storie di Emily Warren Roebling e Giuliana Genta

Per la rubrica a cura dell'AIDIA RC, la storia di due donne che, con discrezione, hanno lasciato, sebbene in epoche diverse, un segno tangibile del loro passaggio

Emily Warren Roebling e Giuliana Genta

Emily Warren Roebling e Giuliana Genta, due donne che con discrezione hanno lasciato, sebbene in epoche diverse, un segno indelebile del loro passaggio, non solo nelle opere che hanno portato a compimento, ma anche nelle relazioni umane che hanno costruito.

EMILY WARREN ROEBLING

Emily Warren Roebling: la devozione di una donna

Ing. Caterina Fortebuono, socia AIDIA RC

“Dietro ogni capolavoro vi è la devozione, la dedizione di una donna”. Così recita la targa su uno dei pilastri del ponte di Brooklyn dedicata ai suoi costruttori.

Diverse le figure che gravitano intorno al ponte: l’ingegnere John Roebling, progettista, morto prima dell’inizio dei lavori, suo figlio Washington, rimasto invalido durante la costruzione, ed Emily Warren, moglie di Washington, che ne portò termine la costruzione.

Emily Warren (1843-1903) era una donna colta e istruita, dotata di capacità diplomatiche, che alla fine del diciannovesimo secolo si ritrovò a dover dirigere i lavori di una delle più grandi opere della storia: il ponte di Brooklyn.

Ne prese le redini quando la tragedia colpì la sua famiglia, divenne il braccio destro del marito impartendo ordini, seguendo lo stato di avanzamento dei lavori, trattando con gli operai, i fornitori, i politici e le banche.

Dedicò 14 anni della sua vita al suo completamento, impiegò 4000 operai e 15 milioni di dollari.

Il ponte di Brooklyn con 1800 metri di lunghezza e 18.700 tonnellate di granito e acciaio, è ancora oggi il primo ponte sospeso realizzato utilizzando cavi d’acciaio. Emily ed il marito pianificarono insieme la costruzione del ponte, studiando un processo per avvolgere il filo d’acciaio in corde d’acciaio e di torcerle, ottenendo cavi spessi oltre quindici pollici.

La sua storia è quella della prima donna ingegnere sul campo, che ha avuto un ruolo cruciale nella costruzione di una delle meraviglie più iconiche della tecnologia moderna, imparando come costruire un ponte e ottenendo, successivamente, nel 1899, una laurea in giurisprudenza alla New York University.

Nel 1901 i cavi d’acciaio del ponte furono sostituiti e le maestranze con quei trefoli realizzarono un bracciale per Emily in ricordo del suo lavoro.

GIULIANA GENTA

Giuliana Genta: l’architetto che disegnò edifici e costruì relazioni

Arch. Elvira Marialaura Barreca, Consigliere AIDIA RC

Nel panorama dell’architettura italiana del secondo ‘900 si delinea il nome di Giuliana Genta (1922-2005), figura discreta ma capace di farsi spazio tra uomini. Nel 1946 è tra le prime donne a laurearsi in Architettura in Italia. Il suo approccio si caratterizza per una visione umana del progetto, in cui ogni spazio è pensato per migliorare la qualità della vita di chi lo vive. Nel 1950 inizia a lavorare all’Istituto INA Casa dove conosce l’architetto Adalberto Libera con cui realizzerà progetti di edilizia residenziale popolare. Tra i lavori più significativi spicca il Quartiere Tuscolano a Roma, uno dei migliori esempi di architettura residenziale del secondo dopoguerra. Il suo stile si caratterizza per l’attenzione al dettaglio, la scelta sapiente dei materiali con cui gioca nei colori e nella forma, donando ai progetti armonia e modernità pur mantenendo linee pulite e sobrie. Genta firma numerosi progetti residenziali tra cui le ville al Casaletto a Roma, Villa Cavazza all’EUR realizzata insieme a Libera e Panzarasa, e la Casa-studio per lo scultore Emilio Greco a Sabaudia. Nel 1953 realizza la Chiesa del Cristo Re a Cagliari. In seguito si occuperà di interventi su scala urbanistica. Ciò che collega i suoi progetti è una concezione dell’architettura come costruzione di relazioni: tra spazi e persone, tra memoria e innovazione, tra forma e funzione. Il suo è un linguaggio misurato, capace di durare nel tempo. Nelle numerose fotografie, alcune in cantiere insieme ai figli, convivono la dimensione professionale e quella materna, rivelando la profondità della sua identità femminile.

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