Doppio Sogno – ‘La Ragazza del lago’, un gioiellino da ripescare
18 Novembre 2018 - 19:09 | di Pasquale Romano

Stritolato nella solita morsa dei blockbusters americani, nelle sale italiane anni fa è uscito un film che dovremmo definire “minore” e che invece è riuscito ad imporsi all’attenzione generale, sia di pubblico che di critica. La conferma evidente arriva dai discreti incassi e dai premi riconosciuti, su tutti il trionfo ai David di donatello con ben 10 statuette.
Il film in questione è ‘La Ragazza del lago’, lungometraggio del 2007 che che segnato il debutto dietro la macchina da presa per Andrea Molaioli, esordio avvenuto dopo anni di apprendistato come assistente e aiuto-regista alle spalle dei migliori cineasti nostrani (Nanni Moretti e Mimmo Calopresti giusto per fare qualche nome).
Molaioli , coadiuvato da Sandro Petraglia, ne scrive anche la sceneggiatura, basandosi sul libro “Lo sguardo di uno sconosciuto” del norvegese Karin Fossum. La Ragazza del lago’ è un ‘gioiellino’ (titolo del secondo film di Molaioli) da riscoprire, o da scovare per chi non lo ha mai visto.
La trama del film è semplice e lineare: in un piccolo paesino friulano, immerso nel verde e nella quiete, un omicidio scuote la sovrana tranquillità. Omicidio che vede vittima una giovane e affascinante ragazza, trovata cadavere ai piedi del lago. Sul posto arriva quindi il commissario di turno (Servillo), giunto in paese per altri motivi presto risolti (una bambina data scomparsa) e chiaramente intenzionato a far luce sulla vicenda…
Il film è egregiamente girato, soprattutto se si considera che ci troviamo davanti ad un opera prima. Molaioli non disdegna qualche delicato tocco di stile, aiutandosi inoltre ora con gli incantevoli paesaggi friulani ora con la ricercata e originale colonna sonora. Ancora una volta sopra le righe Toni Servillo, senza dubbio tra i migliori attori italiani viventi.
Servillo dà vita ad un personaggio meraviglioso: pacato ma deciso, scorbutico e al tempo stesso capace di battute fulminanti, sofferto ma mai abbattuto, l’unico rischio che corre il talentuoso attore campano è quello di incappare nel ruolo clichè. Il personaggio taciturno che parla solo se indispensabile, nonchè fumatore incallito l’avevamo già visto nel meraviglioso Le Conseguenze dell’amore, anche se in vesti molto differenti.
Ma più che di clichè bisogna rintracciare il suo metodo di interpretazione nella formazione teatrale, cosi come il suo seguire una tipologia di scuola che dice “per interpretare al meglio un ruolo bisogna togliere e non aggiungere, sino ad arrivare all’essenziale”, obiettivo che Servillo raggiunge alla perfezione. Nota di merito anche per Fabrizio Gifuni, sicuramente il migliore tra i vari co-protagonisti che si alternano al fianco di Servillo.
Inevitabile notare una doppia similitudine tra La Ragazza del lago e il mitico serial tv americano degli anni 90 Twin Peaks, firmato dal grande David Lynch: la prima similitudine è puramente iconografica, e riguarda il misterioso ritrovamento della ragazza, nuda, ai piedi del lago (fiume nel caso di Twin Peaks) affascinante e triste allo stesso tempo, coperta solo da una giacca (telo nel caso del telefilm).
La seconda similitudine, più filosofica, è relativa al ruolo che svolge questo ritrovamento, non come inizio di un giallothriller tipico, con una banale caccia all’assassino, ma come fulcro (anche nel senso “meccanico” del termine), apripista per una serie di esplorazioni interiori, psicologiche, che ci aprono il varco di personaggi che credevamo in un modo e scopriamo diversi.
Chiudendo il cerchio del paragone bisogna però dire che mentre nel film tutto rimane il più possibile aderente alla realtà, in Twin Peaks numerose erano le metafore fantasiose e le divagazioni oniriche. La ragazza del lago è un film che non annoia, i vari personaggi sono ben costruiti e delineati, rispecchiano fedelmente la “profonda”provincia italiana, che con le varie somiglianze si perde nella distinzione tra nord e sud, la provincia dove “tutti sanno tutto di tutti”, dove le morbosità mal si celano, dove se parliamo di bar o di farmacia possiamo intenderne solo uno, senza rischi di fraintendimenti.
La morte della ragazza si trasforma in un pretesto, in una lente di in gradimento che mette splendidamente a fuoco soggetti più o meno disturbanti, personaggi che fanno a pugni con l’immagine sobria e garbata che la provincia vorrebbe dipingersi addosso, e le restituiscono invece un tratto nascosto e ossessivo.
di Pasquale Romano *’Doppio Sogno’ è la rubrica cinematografica di Citynow. Le ultime novità in sala ma anche film recenti e del passato, attori e registi che hanno fatto la storia del cinema. Racconti, recensioni, storie e riflessioni sulla Settima Arte.
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