Intervista a Noemi Smorra, Lucia dei Promessi Sposi

di Anna Biasi - Si mostra senza filtri e naturale,

di Anna Biasi - Si mostra senza filtri e naturale, Noemi Smorra, proprio come quando si esibisce cantando con la sua band. Senza un filo di trucco, carina e disponibile, prima di entrare in scena ed indossare i panni di Lucia, la promessa sposa si apre con tanta semplicità a CityNow.

Ci offre anche una chicca esclusiva di una sua prossima partecipazione ad un film di Ruggero Deodato di cui ancor però non può svelarci il nome. Si lascia andare anche ad una battuta in dialetto del Sud per dimostrare ancora di più la sua vicinanza al popolo reggino.

Ormai la tournée va avanti da 5 anni e vi esibite in tutta Italia. Come siete stati accolti dal pubblico di Reggio Calabria? Cogli differenze tra Nord e Sud?

Il pubblico di Reggio Calabria è fantastico. Io amo il Regno delle Due Sicilie, e nella mia carriera ho sempre debuttato al Sud. Purtroppo ho avuto poco modo di visitare la città perché 3 giorni sono pochi, ma in compenso ho una vista fantastica in hotel, sul mare, su Messina e sull’Etna. La differenza maggiore sta nel modo in cui ci si approccia all’applauso, anche se devo dire che quest’anno il pubblico ci sta sorprendendo. Anche a Padova quest’anno ci ha accolto molto bene, ma Reggio Calabria è stata meravigliosa con i suoi applausi calorosissimi, con una presenza mattutina di 5000 studenti ogni giorno ed anche durante il serale vi è stata una presenza massiccia.
Nella seconda serata ci siamo rilassati un po’ di più perché durante lo spettacolo della mattina c’erano state una serie di ovazioni ed era difficile tenere alta la concentrazione, mentre la sera vi è stato un pubblico molto attento e tanto affabile.

Hai delle critiche da rivolgere al Palasport Francesco Calafiore?

Non è la prima volta che vengo qui. Mi sono già esibita nel 2008 nella Divina Commedia e quindi conosco bene la struttura. Per questo tipo di orchestrazioni ci vorrebbe anche qualche pannello di assorbimento fisso perché è un struttura con tanti posti. Il rimbombo che si può percepire tra i più distanti dal palco, viene anche captato dai nostri microfoni. Ovviamente il Palazzetto è adibito allo sport e non è stato fatto un lavoro come al palazzetto di Roma, dove è stato posto tutto il tendaggio di assorbimento.

Il tuo percorso inizia da molto lontano, da quando eri molto piccolina allo Zecchino d’Oro. Da allora in poi, hai sempre studiato musica, ma ami di più esibirti in un musical o cantare con la tua band?

Si ho sempre studiato musica, poi ho iniziato recitazione in maniera amatoriale e poi all’Accademia. Quando sono in scena come nel caso dei “Promessi Sposi”, sono a servizio di una storia, ho dei binari ben precisi, anche se poi esce fuori la mia anima, il mio modo di essere. Sento un’aderenza con i concetti che esprimo ed anche con alcune canzoni. Quando sono in concerto con la mia band, come è avvenuto nell’ultimo anno e mezzo, sono veramente io, con caratteristiche diverse, sono io nuda e cruda ed a volte è molto più rilassante, nel senso che posso lasciare spazio all’imprevisto, all’improvvisazione.

Hai partecipato due anni fa ad un reality show “the Voice of Italy”, recitato in fiction in Don Matteo, in Elisa di Rivombrosa, preferisci più il teatro o la televisione?

Teatro e musica dal vivo sono il mio pane quotidiano. Sono cresciuta affrontando il pubblico ed il contatto reale. Ho recitato in fiction è vero, ho fatto una bellissima esperienza nel varietà con Pippo Baudo, e la tv è una cosa totalmente diversa. The voice è uno show televisivo, una gara prima televisiva e poi musicale, ed ha regole particolari.
Per me la musica è nell’auditorium, per strada, dove avviene l’ascolto vero, anche se lavorare con Raffaella Carrà è stato bello ed utile. Ti svelo, che l’anno prossimo, nel 2016, uscirà un film a livello mondiale di Ruggero Deodato, tutto recitato in inglese e sarò tra i protagonisti. Non posso dire ancora il nome, ma sono molto felice per questo progetto futuro.

A maggio scorso hai presentato un EP, Smorra trasparente, quanti brani sono scritti o cantati da te e quali risultati stai ottenendo?

Da maggio ad oggi l’EP sta offrendo ottimi risultati soprattutto all’estero e sto già lavorando sul secondo album e su alcuni singoli che usciranno all’inizio del 2016. Hanno sonorità più rock, con i quali cercherò di far uscire un mio lato “più tosto, più acre” con alcuni test che ermeticamente mi rappresentano. I brani sono 5, 2 scritti da me e da Fernando Alba che è un produttore artistico ed è cantautore bravo ed importante. Vi sono due tracce in italiano, una è Trasparente, ed uno è il brano Non Posso Più, scritto da me con Ilenia Costanza ed il compositore Stefano Pallotti; poi vi è una traccia inglese “this song”, di Valerio Errico, Kathleen Hagen e Marta Venturini, il brano in coppia con Lena Katina delle t.A.T.u., con la quale abbiamo vinto anche un Festival a Berlino e in America. Completa l’EP un’inedita ed avvincente versione di The Blower’s Daughter di Damian Rice, uno dei brani che amo di più a livello internazionale.

Come è cambiato il personaggio di Lucia dagli albori fino ad oggi?

Dalla sala prove al debutto a San Siro 5 anni fa a giugno del 2010, in uno stadio con 20.000 persone fino ad oggi sono cambiate molte cose. Lucia da timida e spaventata è diventata una Lucia fortissima. Ho cercato di darle una personalità di donna e a volte sul palco – risponde ironicamente Noemi– mi sembra di essere Giovanna D’Arco. Vi è stata ovviamente anche una maturazione vocale nel tempo.

All’indomani dell’attentato di Parigi avete chiesto qualche minuto di silenzio contro qualsiasi forma di violenza terroristica?

Si, con i 5000 ragazzi presenti al Palazzetto siamo usciti sul palco e Giò di Tonno, Vittorio Matteucci e Graziano Galatone hanno espresso il loro pensiero; anche Michele Guardì era molto provato. Prima dello spettacolo eravamo tutti in lacrime, ed in questo minuto di silenzio tra i ragazzi non volava una mosca, si sono alzati tutti in piedi, e tutto il cast sul palcoscenico ha cantato il Padre Nostro, dedicato alle vittime di Parigi e poi abbiamo fatto un “signore spettacolo”.
Questo si crea quando si lavora con colleghi su cui si può contare, perché ci conosciamo tutti come le nostre tasche. Sarebbe bello poter fare con la stessa compagnia tanti altri progetti, perché sarebbe molto stimolante.