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Scilla ‘spezzata’ e Chianalea ‘off limits’: sale la rabbia di residenti e imprenditori

Grido d'allarme dei commercianti: "Calo del fatturato del 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Valuteremo la richiesta di risarcimento danni"

lavori scilla

Una comunità sotto scacco, sospesa tra la necessità di sicurezza e la sopravvivenza economica. Con l’estate ormai entrata nel vivo, a Scilla si respira un’aria di profonda preoccupazione. Quello che dovrebbe essere il periodo d’oro per una delle perle della Costa Viola si sta trasformando in un calvario per residenti, turisti e, soprattutto, per gli operatori commerciali, costretti a fare i conti con pesanti disagi che si ripercuotono non solo sul fatturato, ma anche sulla qualità della vita quotidiana.

Il cantiere della discordia e il blocco della viabilità

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All’origine della crisi c’è l’avvio, a partire dallo scorso 15 maggio, dei lavori di “mitigazione del rischio idrogeologico del costone roccioso sottostante il castello Ruffo di Scilla”. Un intervento cruciale e non più rinviabile per garantire l’incolumità pubblica di fronte al potenziale pericolo di caduta massi. Tuttavia, per consentire l’allestimento e l’operatività del cantiere, è stata disposta da un mese e mezzo la chiusura totale dell’arteria stradale che costeggia l’area interessata.

Una decisione inevitabile sul piano tecnico, ma dai risvolti drammatici sul piano logistico: il provvedimento ha infatti interdetto l’accesso diretto al porto e ad una parte dello storico borgo di Chianalea. Alla vigilia del mese di luglio, il bilancio è amaro: disdette a raffica, flussi turistici fortemente penalizzati e una drastica riduzione della raggiungibilità dei luoghi.

La domanda che sorge spontanea tra i cittadini è legata alla tempistica: se i fondi della Regione Calabria erano stati concessi già a giugno del 2025, perché l’iter burocratico ha richiesto un anno intero, facendo slittare l’inizio dei lavori a ridosso della stagione estiva anziché anticiparlo, ad esempio, all’inizio della scorsa primavera?

Il grido d’allarme dei commercianti: “Fatturati giù del 40%”

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A dare voce al malcontento e a fare chiarezza sulla reale entità del problema è Mimmo Bova, Presidente dell’APS Chianalea, intervenuto ai microfoni di CityNow.

“Le nostre richieste sono semplici: vogliamo notizie certe sulla potenziale riapertura di questa arteria fondamentale, che collega Marina Grande a Chianalea, ma anche al quartiere alto di San Giorgio tramite l’ascensore”, spiega Bova. Il presidente ci tiene a precisare che il borgo non è completamente isolato: “Chianalea resta accessibile attraverso percorsi alternativi, sebbene molto più difficoltosi. Chi vuole raggiungerci può farlo, ma chiediamo chiarezza sui tempi. Dal 15 maggio ci sentiamo ripetere “tra una settimana, tra dieci giorni”, ma è passato un mese e mezzo e la situazione è immobile”.

L’impatto economico sulle attività locali è pesante.

“Abbiamo tirato le prime somme e registriamo un calo del fatturato che sfiora il 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, rivela Bova. Il problema principale si registra la sera: le vie d’accesso rimaste sono impervie e i turisti tendono a evitare il borgo, scoraggiati dalle pendenze e dalle lunghe scalinate da percorrere a piedi per il rientro, specialmente con le temperature torride di questi giorni. Una gestione migliore dei tempi, magari anticipando l’apertura del cantiere a marzo, avrebbe evitato questo disastro. Ci sono responsabilità evidenti e valuteremo la richiesta di risarcimento danni”.

I disagi per i residenti e il nodo sicurezza

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Se l’economia piange, la quotidianità dei residenti non è da meno. Secondo il presidente dell’APS Chianalea, sono proprio gli abitanti della zona del porto a subire i disagi maggiori:

“Per raggiungere le proprie case sono costretti a camminare a piedi per quasi un chilometro o a lasciare l’automobile sulla strada statale”.

Sul delicato fronte dei soccorsi e della sicurezza, Bova conferma che l’accesso alle ambulanze è garantito, sebbene permangano criticità logistiche:

“I mezzi di soccorso riescono a intervenire perché le chiavi dei cancelli di chiusura sono in possesso di Carabinieri, Polizia Locale e assessori. Dopo alcuni disguidi iniziali nella prima fase, il servizio è parzialmente a regime. Gli interventi vengono effettuati, ma è innegabile che i tempi di attesa si siano dilatati, un fattore che in caso di emergenza può diventare critico”.

Dalle istituzioni un silenzio assordante

Di fronte a uno scenario così complesso, la popolazione lamenta la totale assenza di comunicazione da parte delle istituzioni locali. La comunità si è mobilitata da subito, costituendo un comitato spontaneo che ha raccolto 107 firme, formalizzate in una richiesta ufficiale inviata tramite PEC al Comune di Scilla.

“Nessuna risposta dal Comune. Da quando abbiamo depositato la PEC non abbiamo ricevuto alcun riscontro”, conclude amaramente Bova. “Abbiamo chiesto trasparenza e aggiornamenti in ogni sede e tramite numerose interviste, ma l’amministrazione continua a trincerarsi dietro il silenzio”.

Mentre i giorni passano e l’estate entra nel suo mese chiave, Scilla resta in attesa di un segnale, sperando che la parola “normalità” non diventi un miraggio lontano.

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