L’ultimo commosso abbraccio al giornalista Michele Albanese
La cerimonia si è svolta in un clima di profonda commozione e composto dolore, in una chiesa gremita anche nelle navate laterali
17 Febbraio 2026 - 18:04 | Redazione

«Lui che ha attraversato le vene ferite di questo territorio, ma sempre sostenuto dalla verità…». Lui è Michele Albanese. «Un giornalista, un uomo, che ha amato», ha detto il vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, mons. Giuseppe Alberti, nell’omelia dei funerali del giornalista calabrese, sotto scorta dal luglio del 2014, morto domenica scorsa all’età di 65 anni all’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza.
Michele ha amato la sua famiglia: la moglie Melania Scarcella, le figlie Maria Pia e Michela. La sua terra, la sua gente, la Calabria. «Per la quale ha sacrificato anche parte della sua libertà», ha sottolineato il presule che ha concelebrato la funzione con numerosi sacerdoti tra i quali il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva; don Pino Demasi, sacerdote al fianco degli ultimi e punto di riferimento nella Piana di Gioia Tauro per la lotta alla ’ndrangheta e l’affermazione della legalità; don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera; padre Michele Cordiano, Rettore del Santuario Cuore Immacolato Maria Rifugio delle Anime e padre spirituale di Natuzza Evolo, la mistica di Paravati sempre nel cuore di Michele.
L’ultimo saluto ad uno degli storici cronisti del Quotidiano del Sud e dell’Ansa, consigliere nazionale con delega alla legalità del sindacato dei giornalisti Figec, del quale è stato promotore e fondatore, si è tenuto stamani nella Chiesa Matrice di San Michele Arcangelo della sua Cinquefrondi.
Alle esequie erano presenti, tra le numerose autorità istituzionali, i rappresentanti della Polizia di Stato e dei Carabinieri, il sindaco di Cinquefrondi, Michele Conia, l’ex procuratore nazionale antimafia e attuale parlamentare Federico Cafiero De Raho, l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, il segretario generale della Figec Carlo Parisi, con il consigliere nazionale Franco Arcidiaco, il presidente dell’Ucsi Calabria “Natuzza Evolo”, Santa Giannazzo, e numerosi giornalisti, in particolare i colleghi del Quotidiano e dell’Ansa.
«Con la tua voce continua a insegnarci che il coraggio può essere mite e la verità, anche sotto scorta, non cammina mai sola». Ha scritto don Pino De Masi, parroco della vicina Polistena e referente territoriale di Libera, a cui Michele Albanese era molto legato, in un testo letto da monsignor Alberti.
La cerimonia si è svolta in un clima di profonda commozione e composto dolore, in una chiesa gremita anche nelle navate laterali. Accanto al feretro, due agenti della Polizia di Stato in uniforme e tutti gli agenti che in abiti civili hanno protetto Albanese in questi anni.
«Gli amici che ci lasciano – ha concluso monsignor Alberti – sono punti tra la terra e il Cielo». E Michele Albanese in fondo era questo: un punto tra la terra e il Cielo, un punto di riferimento per chi lo ha conosciuto e amato. Un punto luminoso, che non si è spento.
«Ieri sera ho visto le mani pallide pallide di Michele che stringevano il Rosario, ma stringevano anche il taccuino e la sua penna. Questo dice chi era Michele», ha aggiunto in conclusione don Luigi Ciotti. «Lui è morto, ma noi dobbiamo essere più vivi. Non cerchiamolo nella tomba, ma nella vita, in tutti coloro che amato. E allora ciao Michele. Ciao a te che scendevi sempre in profondità e scavavi nella verità, anche le più scomode. Noi continueremo a camminare con te».
(giornalistitalia.it)
