‘Mare Monstrum 2026’, Calabria quarta in Italia per reati contro il mare
Stefano Ciafani: “Serve un deciso cambio di passo”. Le proposte di Legambiente per contrastare i reati ambientali
01 Settembre 2026 - 15:52 | Comunicato Stampa

Nella classifica generale sui reati, a livello nazionale, del mare violato, la Calabria è al 4 posto con 1929 reati. Più nello specifico, è al 3° posto con 731 reati nella classifica del mare inquinato; nel ciclo illegale del cemento la Calabria è al 4° posto con 588 reati; 3° posto per la classifica della pesca illegale con 528 reati e 9° posto per violazioni al codice della navigazione e nautica da diporto anche nelle aree protette.
“Il report Mare Monstrum restituisce il quadro di una Calabria che sta cercando di affrontare problematiche annose nell’ottica del ripristino della legalità a tutela del mare e coste” dichiara Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria.
“La nostra regione- prosegue Parretta- rimane, purtroppo, nelle prime posizioni per quanto riguarda il ciclo del cemento, l’inquinamento e la pesca illegale dimostrando anche il ruolo nefasto che la criminalità organizzata continua ad esercitare. Allo stesso tempo è importante sottolineare che diminuisce, come nel trend nazionale, il numero complessivo di reati: un risultato collegato alla diminuzione dei controlli ma anche, in positivo, ad una maggiore efficacia preventiva nel sistema di contrasto dei delitti ambientali di cui sono indice, ad esempio, le inchieste giudiziarie calabresi sul sistema di depurazione. La strada da percorrere è ancora lunga, ma dobbiamo avere la consapevolezza che la tutela dell’ambiente è una priorità assoluta”.
Le richieste di Legambiente per contrastare l’aggressione criminale
Di fronte a questo quadro Legambiente torna a chiedere un impegno corale che veda in prima linea Governo, Parlamento, Regioni e Comuni, rafforzando il proprio ruolo nella lotta all’aggressione criminale, mettendo al centro una serie di priorità. Queste vanno dal rafforzamento del sistema dei controlli repressivi e dell’SNPA (Sistema Nazionale di Protezione Ambientale) al completamento della rete di **depurazione e **al rilancio dell’economia circolare delle acque reflue, mediante l’adeguamento delle reti fognarie e l’approvazione dei decreti su riuso delle acque depurate in agricoltura ed end of waste, dalla tolleranza zero contro l’abusivismo edilizio e le occupazioni illegali del demanio (attraverso il ripristino del ruolo operativo dei Prefetti per le demolizioni, uno stanziamento di 150 milioni l’anno per gli abbattimenti e sanzioni penali per i funzionari omissivi) fino alla tutela della biodiversità, garantendo il pieno recepimento delle norme sui rifiuti navali nei porti, lo stop agli scarichi oltre le 12 miglia, l’inasprimento delle sanzioni contro la pesca illegale.
Stefano Ciafani: “Serve un deciso cambio di passo”
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, dichiara: “I numeri di Mare Monstrum 2026 fotografano solo la punta dell’iceberg: la quota d’illegalità sommersa continua a minacciare gravemente gli ecosistemi marini. Se nel 2025 si è registrato un calo dei reati, ciò è dovuto sia all’efficacia preventiva delle nuove pene ambientali sia a una contrazione dei controlli sul territorio. Da 28 anni Legambiente porta avanti con coraggio un impegno costante di denuncia attraverso campagne come Goletta Verde, accendendo i riflettori su piaghe quali la mala depurazione, il cemento abusivo e la pesca di frodo. Tuttavia, oltre all’azione delle nostre denunce e al prezioso lavoro quotidiano delle Capitanerie di porto e delle forze dell’ordine, serve un deciso cambio di passo da parte delle istituzioni per reprimere ulteriormente questi fenomeni. Governo, Parlamento ed enti locali devono fare fino in fondo la propria parte con interventi non più rinviabili per rafforzare il sistema dei controlli repressivi e preventivi, per proteggere il patrimonio ambientale e l’economia turistica del mare”.
Nonostante una lieve flessione dei reati (-7,7%), l’inquinamento si conferma la vera piaga degli habitat marini e costieri: nel 2025 sono stati 8.397 i soggetti denunciati, 86 le misure cautelari, 2.452 i sequestri penali, 4.624 gli illeciti amministrativi e 4.548 le annesse sanzioni amministrative. Il valore economico del totale dei sequestri penali e amministrativi è stato di quasi 146 milioni di euro. La Campania è la regina indiscussa della classifica per numero di reati (1.655, il 22,6% del totale nazionale) con il record anche di persone denunciate (1.516), arresti (33) e sequestri (877). Seguono la Puglia (884 reati), che conta il maggior valore economici delle sanzioni irrogate (oltre 28,5 milioni di euro); la Calabria (731), il Lazio (693) e la Sardegna (539). Continua a crescere l’incidenza dell’illegalità nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che nel 2025 sfiora quota 52% (l’anno precedente era poco più di un punto percentuale sotto).
Le proposte di Legambiente per contrastare i reati ambientali
Le proposte:
1) Ripristinare l’efficacia dell’art.10-bis della legge 120/2020, affidando ai Prefetti l’abbattimento degli abusi edilizi non demoliti dai Comuni.
2) Prevedere il finanziamento con 100 milioni di euro l’anno del Fondo di rotazione istituito presso la Cassa depositi e prestiti a favore dei Comuni che demoliscono abusi edilizi e destinare 50 milioni l’anno a procure Generali e Prefetture per l’esecuzione delle sentenze di condanna.
3) Rafforzare il contrasto alle occupazioni abusive del demanio marittimo per ripristinare la legalità, tutelare l’ambiente e garantirne la fruizione pubblica.
4) Prevedere sanzioni penali per dirigenti comunali che non applicano le norme contro l’abusivismo edilizio e per i funzionari delle aziende erogatrici che stipulano contratti illegittimi con proprietari di immobili abusivi.
5) Rilanciare, a livello locale e nazionale, la costruzione e l’adeguamento dei sistemi fognari e di depurazione, integrando la gestione del ciclo idrico con quella dei rifiuti.
6) Aumentare la circolarità delle acque reflue e dei fanghi di depurazione, puntando su riuso (non è stato ancora emanato il DPR su questo tema), recupero di materia ed energia, e aggiornando la normativa con regole chiare “end of waste”.
7) La piena attuazione alla Direttiva UE 2019/883 sugli impianti portuali per la raccolta dei rifiuti delle navi e introdurre divieti stringenti per lo scarico in mare, come zone speciali di divieto anche oltre le 12 miglia dalla costa.
8) Promuovere politiche attive e misure per la prevenzione nella produzione e per la lotta all’abbandono e la dispersione dei rifiuti.
9) Potenziare i controlli delle Agenzie regionali e provinciali protezione ambientale attraverso il Sistema Nazionale SNPA, rendendo operativa la legge 132/2016 con l’approvazione dei decreti attuativi mancanti.
10) L’adozione, da parte del Governo e del Parlamento, di adeguati interventi normativi con sanzioni efficaci contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata.
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