L'INA negli orfanotrofi e ospedali del Benin. Festicini: 'Un viaggio in Africa ti cambia la vita'

Si è conclusa la missione umanitaria in Benin sposata dall’Istituto Nazionale Azzurro. Ancora una volta, Reggio Calabria ha mostrato il suo gran cuore

Conclusa la missione umanitaria in Benin (Africa) sposata dall’Istituto Nazionale Azzurro presso gli orfanotrofi e gli ospedali del continente per distribuire materiale sanitario e soprattutto tanto amore.

In missione sono andati: Lorenzo Festicini (fondatore e presidente dell’Istituto) assieme al suo vice Antonello Faraone, Massimiliano Baiocco e don Mario Pieracci (membri dell’associazione Amici del Benin) che in sinergia con Monignor Giulio Cerchietti (Officiale della Congregazione dei Vescovi della Santa Sede e responsabile dell’Ufficio Internazionale degli Ordinatari Militari), e grazie alla sua esperienza maturata negli anni, ha reso possibile i contatti con le Diocesi locali e i tanti missionari presenti in Africa Occidentale.

Durante questa “Opera missionaria”, la città di Reggio Calabria ha trasmesso ancora una volta la sua “bontà d’animo”, grazie al contributo di tanti reggini. L’INA ha dimostrato di saper stringere i denti, continuando a tendere la mano, nonostante il periodo di crisi economica abbia aumentato il numero dei bisognosi.

“Credo che fare un viaggio in Africa sia qualcosa che ti cambia la vita. – dichiara Lorenzo Festicini- Personalmente mi sento come terra che sta accogliendo tanti piccoli semi: tante storie di sofferenza, tante emozioni, tanti spunti di riflessione. Porterò sempre nel cuore i sorrisi dei bambini dei vari orfanotrofi a cui abbiamo cercato di aiutare con visite mediche e consegna di farmaci e strumentazione medica per 12 giorni, i quali ci hanno amato fin dal primo istante, incondizionatamente. Eravamo in mezzo alla povertà, in mezzo al nulla...eppure... la loro vivacità, la loro gioia e la loro capacità di divertirsi con poco hanno saputo riempirci il cuore di amore.

Ringrazio tutti i membri dell’Istituto Nazionale Azzurro, le farmacie Romeo e Marcianò di Reggio Calabria, l’associazione Amici del Benin e la Don Lorenzo Milani, uniti abbiamo potuto mostrare l’animo profondo e sensibile della nostra Calabria ad un popolo meraviglioso”.

Un grande contributo è stato dato anche dalla Regione Calabria per mano del suo Consigliere Nicola Irto che tramite il presidente INA Festicini ha consegnato i gagliardetti simbolo della Regione, quale segno di vicinanza, solidarietà, stima ed affetto alle autorità locali. A dimostrare la sua professionalità e generosità ci ha pensato anche il dottor Antonello Faraone che oltre che prestare delle cure, ha illustrato al personale sanitario locale le tecniche innovative usate in Italia nel Grande Ospedale Metropolitano di Regio Calabria.

“La mia Africa, il mio Benin, povertà, dignità, altruismo, fede e tanta voglia di amare e essere amati. -Dichiara Monsignor Giulio Cerchietti- Danza: sentimenti e parole, non vi dimenticheremo non ci dimenticate! È stato un viaggio indimenticabile quello al quale abbiamo partecipato in occasione delle celebrazioni del centenario della nascita del Cardinale Bernardin Gantin, missionario africano a Roma e missionario romano in Africa: un grande uomo di Dio! Dal momento che si è aperto lo sportello dell'aereo abbiamo avuto la reale sensazione di entrare in un'altra realtà! Il tempo, il caldo la gioiosa accoglienza. E poi la gente. La povertà si può vedere immediatamente e ovunque: dovunque andavamo, in ogni angolo, per strada, in macchina, nei negozi, in città, nei villaggi, ovunque. Veramente ovunque; quella povertà che si poteva quasi toccare, sentire, vivere. Si vede miseria - una miseria data dalla mancanza dalla più elementare forma di "comodità - bisogno"... Per esempio: le donne, piccole e grandi, sono costrette a fare km e km solo per poter prendere alcune gocce d'acqua - una cosa incredibile per noi che abbiamo il rubinetto in casa e la doccia sotto il tetto! I servizi igienici sono pressoché' inesistenti. Abbiamo imparato una cosa: la salute è veramente il bene più prezioso e bisogna fare del tutto di mantenerla sana. Ma nonostante tutto ciò abbiamo visto nei loro occhi la voglia di vivere con gioia e allegria, sostenuti da una certezza: Dio c’è e non ci abbandona! Voi, ci hanno ripetuto, siete il dono e la presenza di Dio. Abbiamo molto da imparare noi che siamo abituati ad avere molto con facilità!! Siamo noi quelli che dobbiamo capire qualcosa, che dobbiamo imparare. Penso soltanto al loro modo per trasmettere le loro emozioni con la danza e il canto. Cantano e ballano per esprimere gratitudine, speranza, entusiasmo e gioia di vederci. Siamo venuti in Africa, per portare aiuti e medicinali che, grazie alle numerose famiglie italiane e membri delle nostre Associazioni, abbiamo raccolto. Abbiamo visitato diversi orfanotrofi dispensari medici: Allada, Abomey, Azove, il lebbrosario di Quidah e l’ospedale “Centre de Sanité a’ vocation Humanitaire” a Calavì, di quindi altrettanti villaggi e abbiamo conosciuto tante diverse realtà. ovunque abbiamo notato un comune desiderio: essere amati. Tutto ciò che questi bambini, che non hanno di niente, chiedono è un gesto d'amore, un abbraccio, un bacio, un giocare e danzare con loro..– In chiusura Monsignor Cerchietti ammette - Questo veramente è ciò che ci ha colpito di più! E poi vedere quegli occhi così grandi e pieni di vita, di speranza che ti guardano così intensamente fino a entrare dentro di te!! Questa profonda esperienza ha fatto sì che abbiamo detto senza esitare: pensiamo ad una missione umanitaria e medica, pensiamo ad un prossimo ritorno nel Benin. Non deludiamo le loro speranze! Grazie”.