‘Ndrangheta a Reggio, arrestato il presunto boss della cosca di Gallico
Era già stato condannato nel processo "Gotha" ed è ritenuto il presunto capo della locale di Gallico. L'arresto è stato eseguito dalla Squadra mobile. Arresti domiciliari per il suo uomo di fiducia
05 Novembre 2026 - 18:46 | di Redazione

Un’organizzazione criminale capace di continuare a esercitare il proprio potere sul territorio, condizionare le attività economiche e mantenere rapporti con altre articolazioni della ‘ndrangheta reggina. È il quadro che emerge dall’ordinanza di misura cautelare firmata il 29 ottobre 2026 dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, Cristina Foti, nell’ambito di un’indagine sulla cosca operante nel quartiere di Gallico.
Il provvedimento dispone la custodia cautelare in carcere per Carmelo Giuseppe Cartisano, classe 1972, considerato dagli investigatori una figura di vertice della criminalità organizzata locale, e gli arresti domiciliari per Antonino Bilardi, classe 1987, ritenuto un suo uomo di fiducia.
L’inchiesta ricostruisce una serie di episodi che, secondo l’impostazione accusatoria, dimostrerebbero la capacità della cosca di mantenere il controllo del territorio anche dopo gli arresti che hanno colpito i precedenti vertici dell’organizzazione.
Il nuovo ruolo di Cartisano e il controllo della cosca di Gallico
Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, Carmelo Giuseppe Cartisano avrebbe progressivamente assunto un ruolo sempre più importante all’interno dell’articolazione criminale di Gallico, arrivando a esercitare funzioni di direzione e coordinamento.
Un’ascesa che, secondo il giudice, sarebbe avvenuta in seguito all’arresto di altri esponenti di vertice, consentendo all’indagato di consolidare la propria posizione e di assumere la guida del gruppo.
Gli investigatori descrivono un sistema fondato sul controllo delle attività economiche, sui rapporti con altre cosche e sulla capacità di intervenire nelle controversie tra privati.
Particolarmente significativo, secondo il gip, è il fatto che Cartisano avrebbe continuato a impartire direttive anche durante la detenzione, attraverso comunicazioni e messaggi affidati a persone di fiducia. Tra gli elementi esaminati figurano le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, le intercettazioni e gli accertamenti di polizia giudiziaria, utilizzati per ricostruire gli equilibri criminali nella zona nord di Reggio Calabria.
Estorsione a un imprenditore: la richiesta di denaro per una festa di Capodanno
Uno degli episodi centrali dell’inchiesta riguarda una presunta estorsione ai danni di un organizzatore e finanziatore di un veglione di fine anno.
Secondo l’accusa, tra dicembre 2024 e febbraio 2025 Cartisano e Bilardi avrebbero costretto l’organizzatore, attraverso ripetute minacce e facendo leva sulla forza intimidatrice della ‘ndrangheta, a consegnare 700 euro e un blocchetto di inviti del valore di 45 euro ciascuno.
La vicenda sarebbe cominciata con un contatto telefonico da parte di Bilardi, che avrebbe chiesto un incontro con l’imprenditore utilizzando inizialmente come pretesto la prenotazione di un tavolo per Capodanno. L’incontro, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe poi assunto tutt’altro significato.
Gli inquirenti ritengono che la richiesta economica fosse legata alla volontà del gruppo criminale di imporre il proprio controllo anche sulle iniziative imprenditoriali organizzate nel territorio di Gallico. Il gip ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza per l’estorsione aggravata nei confronti di entrambi gli indagati.
Dalle feste patronali alle attività commerciali: il potere sul territorio
L’ordinanza dedica ampio spazio anche alla gestione delle feste patronali e alle presunte pressioni esercitate sugli operatori economici. Secondo gli investigatori, Cartisano avrebbe avuto un ruolo determinante nell’organizzazione delle celebrazioni, intervenendo sia nella gestione delle iniziative sia nella raccolta delle risorse economiche necessarie.
Le richieste avrebbero riguardato anche giostrai e commercianti interessati a ottenere spazi durante le manifestazioni.
Un sistema che, nell’ipotesi investigativa, avrebbe consentito alla cosca di esercitare una forma di controllo sulle attività economiche e sulla vita sociale del quartiere.
Il provvedimento descrive inoltre i rapporti di Cartisano con esponenti di altre articolazioni della ‘ndrangheta reggina, in un contesto caratterizzato da alleanze, equilibri territoriali e relazioni tra gruppi criminali.
Il ruolo di Bilardi, considerato il braccio destro del presunto boss
Un ruolo specifico viene attribuito ad Antonino Bilardi, descritto dal gip come un uomo particolarmente vicino a Cartisano.
Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, Bilardi avrebbe svolto compiti operativi e di collegamento, occupandosi di trasmettere messaggi, mantenere rapporti con altri soggetti e portare avanti le richieste economiche provenienti dal presunto vertice della cosca.
Il giudice lo definisce il braccio destro di Cartisano nel settore estorsivo, evidenziando il rapporto fiduciario tra i due.
Per Bilardi, tuttavia, non viene contestato il reato di associazione mafiosa nell’ambito della misura disposta. Il gip ha riconosciuto la gravità indiziaria in relazione all’episodio estorsivo, disponendo gli arresti domiciliari con il divieto di allontanarsi senza autorizzazione e di comunicare con persone diverse dai familiari conviventi.
Intestazione fittizia di beni, il gip respinge le accuse
Un passaggio importante del provvedimento riguarda le contestazioni relative alla presunta intestazione fittizia di società e veicoli.
La Procura aveva ipotizzato che alcune attività economiche e determinati mezzi fossero stati formalmente intestati a soggetti diversi dagli effettivi titolari, allo scopo di eludere eventuali misure patrimoniali.
Le contestazioni riguardavano Cartisano, Bilardi e Olimpia Mihaela Petre.
Su questo punto, però, il gip non ha accolto la ricostruzione accusatoria, ritenendo non raggiunta la soglia dei gravi indizi di colpevolezza.
Di conseguenza, è stata respinta la richiesta di misura cautelare nei confronti di Petre, così come quella di sequestro preventivo delle società e dei mezzi interessati dalle contestazioni.
Le decisioni del giudice e le esigenze cautelari
Nelle conclusioni dell’ordinanza il gip sottolinea il pericolo di reiterazione dei reati e quello di inquinamento probatorio.
Per Cartisano, in particolare, vengono richiamati il ruolo assunto nell’organizzazione, i rapporti con altri esponenti criminali e la capacità di continuare a esercitare il proprio potere anche durante la detenzione.
Elementi che hanno portato il giudice a ritenere necessaria la misura della custodia cautelare in carcere.
Per Bilardi, invece, è stata giudicata proporzionata la misura degli arresti domiciliari, considerando la natura delle contestazioni e la posizione attribuitagli nell’inchiesta.
Il provvedimento rappresenta un nuovo passaggio giudiziario nelle indagini sulla criminalità organizzata a Gallico, un territorio sul quale gli investigatori hanno concentrato negli anni numerose attività di contrasto alle cosche.
Le accuse contenute nell’ordinanza si riferiscono alla fase delle indagini preliminari. Le misure cautelari non costituiscono una dichiarazione definitiva di responsabilità e per tutti gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
Iscriviti al nostro Canale Whatsapp per restare sempre aggiornato con le ultime notizie
