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Oltre lo schermo di Nolan: l’Odissea del cinema è in Sicilia, ma l’anima del mito batte in Calabria

La geografia del mito non mente. Ecco tutte le località della Calabria che "custodiscono" le tappe del mito

odissea film nolan

Da mesi non si parla d’altro e, forse, da ieri ancor di più: Odissea, il nuovo, colossale film firmato da Christopher Nolan, ha letteralmente conquistato le platee globali. Una pellicola visivamente straordinaria che ha scelto la Sicilia come spettacolare set naturale per ricostruire le peripezie dell’eroe omerico. Eppure, mentre i riflettori di Hollywood si accendono sulle coste sicule, c’è una verità storica e geografica che reclama il suo spazio: il vero legame viscerale, letterario e spirituale con l’opera di Omero appartiene, in gran parte, alla Calabria.

Se il cinema ha scelto di girare altrove, la geografia del mito non mente. Da Temesa alla Costa degli Dei, risalendo per l’Istmo di Catanzaro fino alle correnti dello Stretto, la Calabria custodisce luoghi che ancora oggi dialogano apertamente con l’immaginario dell’Odissea.

Il viaggio di Ulisse in Calabria: le tappe del mito

Temesa: l’oro antico e l’unico legame diretto

Mentre la maggior parte delle tappe omeriche si affida a suggestive interpretazioni tradizionali, Temesa vanta un primato indiscusso: è uno dei pochissimi luoghi calabresi a essere esplicitamente nominati nel testo dell’Odissea, dove viene ricordata per il commercio dei metalli.

  • Il dibattito sulla collocazione: l’esatta posizione geografica di questo centro è tuttora oggetto di discussione. Molti studi coinvolgono l’area costiera compresa tra Serra d’Aiello, Campora San Giovanni, Cleto e Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro.
  • L’ipotesi dell’entroterra: un’altra autorevole tradizione storiografica identifica invece l’antica Themesen con Longobucco, territorio della Sila storicamente noto nei secoli per le sue importanti miniere d’argento e di altri minerali.

Le Castella: l’isola di Ogigia e l’abbraccio di Calipso

Chi non ricorda la prigionia dorata di Ulisse, trattenuto per ben sette anni dalla bellissima ninfa Calipso? Quel luogo leggendario, noto nel mito come l’isola di Ogigia, trova secondo una radicata tradizione locale una collocazione ben precisa lungo la costa ionica calabrese.

Secondo la tradizione locale, l’isola di Calipso sarebbe identificabile con la suggestiva penisola di Le Castella, situata nel territorio di Isola Capo Rizzuto, a circa 20 chilometri a sud di Crotone. Un luogo d’incanto dove la fortezza sembra ancora voler trattenere i viaggiatori di passaggio.

Capo Vaticano: la scogliera dei vaticini

Lungo l’imponente Costa degli Dei, la maestosa scogliera di Capo Vaticano (nel comune di Ricadi) viene comunemente considerata una delle tappe più suggestive del viaggio di Ulisse. Il fascino di questo promontorio risiede anche nel suo stesso nome: la tradizione lo collega infatti ai vaticini, ovvero ai responsi oracolari che l’eroe di Itaca avrebbe cercato e ottenuto lungo la sua perigliosa rotta.

Dalla Piana di Lamezia a Tiriolo: la terra dei Feaci

Il viaggio calabrese di Ulisse tocca anche il cuore dell’istmo più stretto d’Italia:

  • La Piana di Lamezia storicamente associata alla foce dell’antico fiume Lamus (oggi identificato con il fiume Amato). È proprio qui che, secondo la tradizione, Ulisse trovò scampo dalle tempeste prima del fatidico incontro con la principessa Nausicaa e le sue ancelle.
  • Tiriolo e la vista sui due mari: indicato da diversi studiosi come la possibile e leggendaria terra dei Feaci, rappresenta un unicum geografico straordinario, un luogo unico da cui si possono osservare contemporaneamente sia il Mar Tirreno che il Mar Ionio.

Lo Stretto di Messina: tra Scilla e Cariddi

Infine, il passaggio più celebre e drammatico dell’intera epopea omerica si consuma nelle acque turbolente dello Stretto di Messina. In questo lembo d’acqua la tradizione colloca lo scontro ravvicinato di Ulisse con i mostri marini: Scilla, situata sul versante calabrese (tra Scilla e Reggio Calabria), e Cariddi, sul versante siciliano. Un corridoio naturale che unisce e divide le due sponde, diventato metafora universale del superamento delle avversità.

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