‘Otto Infinito’ al Teatro Cilea. Federico Buffa: ‘Reggio una delle tappe fondamentali’
Il racconto sulla leggenda mondiale del basket: "Kobe Bryant ha giocato per la prima volta con la maglia numero 8 in questa città"
19 Marzo 2026 - 10:32 | di Michele Favano

Aldo Grasso lo ha definito”un narratore straordinario, capace di fare vera cultura, di stabilire collegamenti, creare connessioni, in possesso di uno stile avvolgente ed evocativo“. Parlando di Federico Buffa, giornalista, telecronista sportivo e scrittore. Sarà a Reggio Calabria il prossimo 2 aprile, al Teatro Cilea, per “8 Infinito” Vita e morte di un Mamba, un racconto teatrale sulla leggenda mondiale del basket Kobe Bryant. CityNow lo ha intervistato a pochi giorni dall’atteso evento.
“Reggio Calabria è una delle nostre tappe fondamentali perchè Kobe ci è stato, ha giocato per la prima volta nella sua vita in questa città con la maglia numero 8 (per 10 anni lo ha fatto con i Los Angeles Lakers), perchè in una partita tra ragazzi ha realizzato 63 punti, perchè le vicende della famiglia Bryant a Reggio Calabria sono divertenti. Ci sono tante storie che racconterò solo a Reggio, così come è accaduto a Pistoia, Rieti, Reggio Emilia.
Il racconto che portiamo al Teatro Cilea, è la parabola di un essere umano molto particolare che noi di fatto seguiamo per quarantadue anni. Ci siamo nella narrazione del giorno della sua nascita, la sua prima infanzia a Philadelfia, figlio di un giocatore di basket, quindi cresciuto assorbendo già gli umori del basket professionistico in un palazzo dello sport leggendario.
E poi la parte italiana che lo rende un uomo diverso dagli altri, perchè cresce nell’Italia degli anni 80, in un clima non conflittuale come quello che avrebbe trovato a casa, non ipercompetitivo e questo lo ha reso un essere umano molto più completo, più rinascimentale. Quando rientra negli Stati Uniti è in difficoltà, i ragazzi afroamericani gli parlano in slang, sorride ma non capisce una parola e percepisce che per primeggiare deve portarli sul campo. Un individuo con due mondi, brillante, ottimo studente che quando arriva nell’NBA parla ben quattro lingue. Persona colta, legge riviste politiche a diciotto anni, ma in tutto questo anche solo, storicamente solo, perchè troppo superiore a tutti gli altri che non intende aspettare. Questa è la linea di continuità dei suoi quaranta due anni.
Ho il privilegio di poter raccontare storie che ascolterei e questo cambia tantissimo nella mia percezione e probabilmente anche in quella esterna. L’approccio psicologico con i miei interlocutori deriva dall’aver avuto un padre psicologo e quindi mi ha sempre affascinato l’atleta anche dal punto di vista della persona, leggendo le loro storie, l’interesse lo porto anche fuori dall’aspetto prettamente sportivo.
Chi viene allo spettacolo di Kobe Bryant, nel 95% dei casi lo ha visto giocare. Se non lo ha fatto può comunque vedere tutto, ogni sua partita è visibile. Quindi c’è una percezione di immanenza, per questo il titolo è “Otto infinito”, cioè è ancora qui. Ci sono dei momenti, almeno negli spettacoli che abbiamo fatto fino ad ora, in cui tu hai la sensazione non di fare uno spettacolo, ma una sorta di messa cantata, perchè tutti conoscono la sua storia almeno quanto me, ma vogliono che gli venga nuovamente raccontata. Insomma una occasione per poter celebrare questo straordinario campione.
Chi porterei a teatro tra i protagonisti del calcio? Senza dubbio Diego Armando Maradona.
La mia prima volta a Reggio Calabria con Flavio Tranquillo, tappa obbligata la visita ai Bronzi di Riace. Poi ci sono stato diverse altre volte”.
