Un reggino alla guida della Società Italiana di Cardiologia
Inserito tra i Top International Scientists, Patti rappresenta una figura consolidata nel panorama medico mondiale per il suo contributo alla ricerca e alla pratica clinica
21 Aprile 2026 - 06:00 | Comunicato Stampa

Da Palmi alla guida della cardiologia italiana. L’elezione, completatasi nel dicembre 2025, segna un passaggio rilevante non solo per il professor Giuseppe Patti, ma anche per un territorio che torna simbolicamente al centro di una storia professionale costruita altrove, senza mai recidere il legame con le proprie origini.
Nato a Reggio Calabria 58 anni fa e cresciuto a Palmi, dove ha vissuto fino ai 18 anni, Patti è oggi il nuovo Presidente eletto della Società Italiana di Cardiologia, la più antica società scientifica del settore, fondata nel 1935. Inserito tra i Top International Scientists, rappresenta una figura consolidata nel panorama medico mondiale per il suo contributo alla ricerca e alla pratica clinica.
Il suo percorso prende forma molto presto.
«Alla fine delle scuole elementari rimasi colpito dalle notizie sul primo trapianto cardiaco. Da quel momento decisi che sarei diventato medico, e cardiologo», racconta.
Una scelta che si traduce in un itinerario lineare: gli studi al Policlinico Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, la laurea in Medicina e Chirurgia, la specializzazione in Cardiologia.
Dal Gemelli a Novara: carriera e ricerca del professor Patti
Dopo tanti anni di attività a Roma, il trasferimento poi a Novara nel 2019 segna una nuova fase. Qui Patti è Professore Ordinario di Cardiologia all’Università del Piemonte Orientale, Direttore del reparto di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Maggiore della Carità”, dove è anche alla guida del Dipartimento Toraco-Cardio-Vascolare.
La sua attività scientifica si concentra su ambiti chiave della cardiologia contemporanea: meccanismi trombotici, terapie antitrombotiche e ipolipemizzanti, cardiologia interventistica.
«Le terapie antitrombotiche devono prevenire eventi come infarto e ictus senza aumentare il rischio di emorragie: è un equilibrio delicato», spiega.
Un equilibrio che richiede un approccio sempre più personalizzato:
«La vera sfida è individuare la strategia più adeguata per ogni singolo paziente».
La dimensione clinica resta centrale.
«La soddisfazione più grande è vedere pazienti che, dopo essere stati salvati, tornano alla loro vita quotidiana», afferma.
Un risultato che, nella sua visione, deriva dall’integrazione tra ricerca, attività clinica e formazione:
«Le innovazioni devono tradursi in cura e diventare patrimonio delle nuove generazioni di medici».
Il mandato alla Società Italiana di Cardiologia e il legame con Palmi
Sono queste le direttrici che orientano anche il suo futuro mandato alla guida della Società Italiana di Cardiologia: attenzione ai giovani cardiologi e ai ricercatori, rafforzamento del rapporto tra ricerca e pratica clinica, sviluppo delle tecnologie avanzate – inclusa l’intelligenza artificiale – come supporto alla decisione medica, e un impegno crescente sulla prevenzione cardiovascolare. Tra le aree più complesse, indica lo scompenso cardiaco e le malattie rare.
Sul piano scientifico, Patti evidenzia il ruolo della ricerca italiana:
«La cardiologia nel nostro Paese è all’avanguardia, con risultati comparabili a quelli dei principali Paesi europei e degli Stati Uniti».
Un dato confermato dalla presenza costante dei ricercatori italiani nei principali contesti internazionali.
Accanto alla dimensione professionale, resta forte il legame con Palmi. Nei suoi ricordi tornano i pranzi domenicali in famiglia, l’attività sportiva – tra pallavolo, basket e tennis – e le esperienze da giovane dee-jay nelle radio locali, in un tempo in cui le relazioni erano dirette e quotidiane.
«Mi riconosco calabrese per l’attaccamento alle radici e per una certa determinazione», osserva, pur definendosi per carattere «piuttosto introverso».
Tra i legami più significativi che conserva con la città, Patti cita la sorella Antonella, il cognato Cristoforo, i nipoti ed anche l’amicizia con l’avvocato Giuseppe Saletta, «un fratello che non ho mai avuto».
Il legame con la Calabria si mantiene soprattutto nei rapporti personali e nella visione del futuro. Patti non esclude la possibilità di sviluppo di poli super-specialistici nella regione, capaci di attrarre competenze e favorire il rientro di professionisti:
«Un progetto possibile, ma che richiede visione, coordinamento e investimenti adeguati».
La sua nomina si inserisce in una fase di trasformazione della Cardiologia, in cui l’innovazione tecnologica, la ricerca clinica e la qualità dell’assistenza sono chiamate a dialogare in modo sempre più stretto. Un equilibrio complesso, che Patti indica come necessario per affrontare le sfide dei prossimi anni.
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