Un nuovo grido di terrore stanotte squarcia l’Europa. Tocca a Nizza oggi chiedere aiuto. Chiedere aiuto alla Nazione, alle istituzioni europee, al mondo.
Una richiesta che da mesi, ormai, accomuna diversi Stati d’Europa e riparte dalla Francia, oggi, nella notte del 14 luglio, quasi esattamente otto mesi dopo i tragici attentati che ci avevano messo davanti a un mondo irriconoscibile, spietato e vuoto.
Vuoto d’amore e di speranza. Un mondo destinato a crollare su se stesso, vedovo dei principi di società e convivenza pacifica che hanno portato fin qui.
Oggi è Nizza la città sotto i riflettori: a lei si dedicano i pensieri sui social network, le immagini strazianti di famiglie in lacrime, le richieste disperate di aiuto rivolte a qualcuno che sia in grado di fermare tutto questo e che forse, in fondo, non c’è.
È Nizza, oggi, ad incarnare la paura di un mondo intero, una paura seminata con consapevolezza prima a Parigi, poi a San Bernardino, a seguire a Kabul, a Gerusalemme, a Zliten, a Jakarta, a Damasco, a Bruxelles e a Baghdad.
Un mondo nel mirino dei cattivi, di chi non crede nel prossimo, di chi non crede nell’amore. Un mondo in bilico tra il terrore e l’odio. Un mondo in cui ancora qualcuno crede, che qualcuno ancora cerca di salvare.
È l’ennesimo tentativo di fermare il diverso, di eliminarlo, nella speranza di creare un regno omologato, guidato dalle stesse ideologie, senza via di fuga.
Oggi si piangono le 80 vittime cadute a Nizza in una notte importante, che doveva celebrare e tenere alti i valori fondanti di un Paese forte come la Francia: il 14 luglio 1789 un gruppo di rivoluzionari attaccava la Bastiglia, antica prigione-fortezza considerata simbolo del potere monarchico, per procurarsi le armi necessarie a combattere per il riconoscimento dei propri diritti, guidati da un motto comune «liberté, égalité, fraternité» (libertà, uguaglianza, fratellanza).
L’evento fu eletto a simbolo della Rivoluzione francese che da lì avrebbe diffuso i propri valori in tutta Europa, cambiando per sempre, irrimediabilmente, l’idea di uomo e della sua posizione nella società in cui era inserito.
Nel 1880 si decide di ricordare questo giorno con gioiosi festeggiamenti, non soltanto in memoria dell’impresa rivoluzionaria del secolo precedente, ma per celebrare la Festa della Federazione e dell’unità nazionale. Unità oggi presa di mira e attaccata, screditata, disprezzata e tanto, tanto odiata.
Sono passati solo pochi giorni dall’attentato di Baghdad che aveva scosso gli animi dei cittadini di tutto il mondo. Impossibile pensare di prevenire eventuali altri attacchi, pensare di prevedere chi sarà la prossima vittima, il prossimo Paese ad essere giudicato.
Non resta che sperare, sperare che tutta questa crudeltà venga prima o poi fermata, sperare in un mondo che possa veramente riuscire a vivere in pace per la prima volta nella storia, un mondo che riesca a risollevarsi, a riprendersi, a rivivere, ma soprattutto a convivere.
Serve un mondo ad «altezza uomo», ma dobbiamo essere i primi a volerlo.
«Pray for Nice» è la frase sulla bocca di tutti, frase già detta, già sentita, tante, forse troppe volte. Una frase dal suono ormai quasi monotono, dal verbo uguale ma dal soggetto sempre diverso.
Ludovica Monteleone
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