Recovery fund, si apre una porta anche per il sud: alla Calabria 4,1 miliardi

Recovery Fund: cos’è, quando è stato raggiunto l’accordo e cosa comporterà all'Italia. Per il Sud un’alta probabilità di stanziamento di risorse, ma il piano sarà reso definitivo entro il 15 ottobre

Dopo mesi di attesa e giorni di trattative il Recovery Fund è divenuto realtà. I 27 Paesi UE, riuniti per il Consiglio Europeo, all’alba di un caldo martedì 21 luglio hanno siglato a Bruxelles l’accordo definitivo: 750 miliardi di euro destinati ai Paesi colpiti dalla crisi Covid-19, ripartiti tra 390 miliardi sotto forma di sussidi a fondo perduto (= denaro erogato senza obbligo di restituzione, destinato a scopi specifici e certificati) e 360 miliardi tramite prestiti (=denaro dato a prestito con obbligo di restituzione, più interessi), al fine di facilitare la ripartenza post-Coronavirus.

Contro le opposizioni dei Paesi cosiddetti “frugali” (Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia), l’Italia ha ottenuto un aiuto notevole e per alcuni versi inaspettato: ben 209 miliardi di euro, distribuiti tra circa 82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti. Si tratta di una vittoria per l’Italia che, dopo mesi di attese e timore di veder svaniti gli ideali europei a cui si era aggrappata fin dai primi mesi di emergenza, ha garantito al premier Conte un ritorno in patria con un sospiro di sollievo e un applauso in Aula a Palazzo Madama.

Dopo la prima conquista, il compito del Presidente del Consiglio è stilare un Piano Nazionale di Riforma entro il 15 ottobre, che preveda vari progetti da attuare per ottenere in cambio i fondi richiesti, sotto una valutazione della Commissione Europea. Il vincolo maggiore posto dall’Europa non è soltanto annunciare l’intenzione di destinare varie somme a progetti, ma realizzarle in modo vero e proprio, pena la perdita dei fondi, e dall’altro lato non è nemmeno possibile ricevere il denaro per scopi generici e non certificati, quindi questi non andrebbero sicuramente a colmare vuoti di euro lasciati in passato.

Ovviamente, tutti i partiti politici vogliono prender parte alle decisioni e vincolare la lista dei progetti alle loro volontà: c’è chi punta al settore economico, chi al territorio, chi al settore green, alla digitalizzazione, alla ricerca e innovazione, ai giovani, alle infrastrutture e all’estensione della linea ferroviaria dell’Alta Velocità fino al Mezzogiorno. Il premier pensa soprattutto ad un nuovo taglio delle tasse sul lavoro. In alternativa si potrebbe attuare una riforma fiscale che riduca l’aliquota Irpef. Ci si muove anche sulla sanità, e il ministro Speranza chiede ammodernamento e digitalizzazione di ospedali, strutture territoriali, investimenti sulla ricerca e sul settore farmaceutico, per garantire sviluppo. Vediamo politici affamati di proposte, per soddisfare le promesse pregresse fatte ai cittadini.

Non mancano sicuramente le proposte di una divisione delle risorse tra le Regioni e sicuramente il Sud potrebbe vedere il Recovery Fund come il motore per la ripartenza. La Calabria andrebbe a godere infatti di un vantaggio massiccio, circa 4,1 miliardi. A conferma di questo, lo stesso consigliere regionale calabrese Nicola Irto si dimostra favorevole all’intesa raggiunta, richiedendo però “una visione nitida delle vere esigenze del sistema Italia, a cominciare dal Mezzogiorno”.

Sono molte le questioni in sospeso per il Sud a cui il Recovery Fund potrebbe servire da soluzione. La Ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli ha fornito accenni di un possibile impiego delle risorse al Meridione. Soldi in strade ad alta velocità, porti, aeroporti, logistica, probabilmente per un ammontare pari a 83 miliardi sui 209 totali all’Italia, circa il 40%, se non di più (prima, in generale, si parlava della “clausola del 34%” – destinare cioè il 34% della spesa pubblica ai finanziamenti al Meridione). La Ministra rassicura, infatti, con un “faremo i fatti”. Si parla anche di un potenziamento-recupero dell’alta velocità nella Salerno-Reggio Calabria e di ripresa delle aree ferroviarie depresse.

Non mancano le parole spese per il tanto discusso Ponte sullo Stretto di Messina. La De Micheli risponde alle numerose domande in merito dando per certo l’inizio di valutazioni su progetti, costi e impatto ambientale, aggiungendo anche che vi sarà un progetto per l’Alta velocità in Sicilia, per dare appoggio alla viabilità insieme al progetto Ponte, e dall’altro lato dello Stretto vi saranno gli stessi interventi. Sogno o realtà? Il Governo rassicura gli scettici stabilendo che vi è necessità innanzitutto di fare chiarezza sui numeri coinvolti e sull’impatto che questo gigante sul mare potrebbe portare.

Seppur il Recovery Fund sia visto come uno spiraglio di luce finalizzato a provocare una scossa agli investimenti pubblici per la ripresa delle opere mai realizzate o in sospeso per anni, non si avrà certezza sulla destinazione dei fondi al nostro territorio fino a quando ciò non verrà trasferito su carta. Cittadini, imprese e vertici politici calabresi e meridionali chiedono già a gran voce aiuto per ripartire, con la speranza che queste richieste arrivino agli organi centrali di Governo.

Rossana Arcano