Finale playoff, la Viola si arrende al fotofinish: Avellino strappa Gara 1 al Palacalafiore
Una tripla sulla sirena dell’ex Duranti condanna i neroarancio dopo una rimonta d'orgoglio
08 Giugno 2026 - 08:13 | di Renato Pesce

Si apre con un verdetto amarissimo la finalissima playoff per la Redel Viola, che cede in casa alla Felice Scandone Avellino per 69-71. Davanti al pubblico delle grandi occasioni, i neroarancio pagano a caro prezzo l’avvio contratto e le grandi difficoltà nel limitare la fisicità e l’asfissiante pressione difensiva dei lupi irpini.
Una gara spesa costantemente all’inseguimento di una squadra ben preparata da coach Dell’Imperio, esperta e “lunga”. I ragazzi di coach Cadeo hanno mostrato un cuore immenso nel ricucire i tentativi di fuga biancoverdi, prima del clamoroso ed incredibile epilogo.
La partita
Dopo un primo quarto inizialmente equilibrato, i padroni di casa incappano in un pesante blackout in attacco e subiscono un parziale di 8-0, patendo oltremodo la fisicità e il dinamismo dei campani che, a sei minuti dall’avvio, si portano già sul 13-20. Coach Cadeo corre subito ai ripari chiamando timeout e gettando nella mischia forze fresche: dentro Marangon, Laganà, Clark e Agbordabi. Nonostante i cambi, il gioco a due tra Donda e Cantone, unito alle letali conclusioni dall’arco di Gay, permette agli ospiti di conservare l’inerzia. Dopo un tiro libero a segno di Laganà, Cantone con esperienza incrementa ulteriormente il divario, e Avellino chiude la frazione sul 19-28,.
Nel secondo quarto il canovaccio della gara rimane identico, i neroarancio rincorrono un avversario esperto e determinato con vari tentativi di rimonta che puntualmente si infrangono sul muro biancoverde. Scandone prosegue sulla stessa linea d’onda, pressando con costanza il portatore di palla neroarancio e sbarrando la strada dentro l’area piccola. La Viola perde lucidità e concretezza: i reggini provano a scardinare i meccanismi dell’ottima retroguardia avellinese attraverso una fitta circolazione del pallone e nuove letture offensive, ma gli irpini rispondono colpo su colpo e, grazie alle giocate di Cioppa, toccano nuovamente il +8 (28-36). Nel finale di frazione sale l’intensità: Fiusco e Marini portano energia e fisicità sul parquet, mentre Maresca replica alla tripla di Cioppa infiammando il palazzetto con il canestro del -3 (36-39). Le squadre vanno così al riposo lungo sul 36-41, con una gara che resta comunque apertissima.
La pressione della difesa biancoverde e l’incredibile finale al fotofinish
Al rientro dagli spogliatoi la difesa di Avellino non accenna ad allentare la morsa, mettendo in crisi i tiratori neroarancio che continuano a litigare con le percentuali dal perimetro. Sul fronte opposto, invece, Cioppa e Duranti colpiscono con precisione e costanza chirurgica, capitalizzando punti preziosi. La Viola tenta di rimanere a galla aggrappandosi alla regia illuminata di capitan Fernandez, ma la Scandone dimostra tutta la sua compattezza e determinazione. Scanzi (top scorer dei suoi con 11 punti) fa valere tutta la propria stazza fisica portando spalle a canestro i vari Marini, Fernandez e Laganà per crearsi spazio al tiro. Sul parquet volano colpi proibiti (tanti falli tecnici, anche per flopping) in una serie di duri scontri individuali, ma è Zampa a far esplodere il Palacalafiore con la bomba che riporta i neroarancio a un solo possesso di distanza. Il pubblico di casa ci crede e spinge l’ennesimo tentativo di rimonta della squadra reggina, ma nel finale è il biancoverde Ragusa, con due ottime giocate di pura esperienza, a sigillare il terzo quarto sul 50-57.
L’ultima frazione inizia con qualche minuto di ritardo a causa di un problema tecnico. Una volta riprese le ostilità, riparte la faticosa risalita dei neroarancio. La difesa di Avellino prosegue però nel suo lavoro asfissiante: la partita diventa spezzettata, contratta e sporcata da una lunga serie di falli ed errori da ambo i lati, sia al tiro che in fase di impostazione. Maresca prova a dare la scossa rompendo il digiuno offensivo con la tripla del momentaneo -6 (58-64), ma la Viola fatica enormemente a trovare fluidità e ritmo in attacco, sprecando diverse occasioni ravvicinate e commettendo troppi errori dalla lunetta. Laquintana, marcato a uomo e costantemente raddoppiato, non riesce a incidere come vorrebbe; a togliere le castagne dal fuoco ci pensano allora Clark e Marini, autori delle giocate giuste per riaprire definitivamente i giochi. Subito dopo arriva il riscatto dello stesso Laquintana (top scorer ed mvp della gara con 16 punti, 3 assist e 17 di valutazione) che, prima con un’invenzione da funambolo e poi con due pesantissimi tiri liberi, firma la parità assoluta (66-66).
I 28 secondi finali
Gara 1 si decide tutta negli ultimi, drammatici 28 secondi. Avellino elude i raddoppi neroarancio e, complice la disattenzione difensiva, Donda viene pescato solo nel cuore dell’area per la schiacciata liberatoria del +2 irpino. Cadeo chiama l’ennesimo timeout e rimette Laganà sul parquet per disegnare l’ultimo assalto. La strategia sembra funzionare: Laquintana penetra con decisione e scarica sul perimetro per Marini, che infila la tripla del clamoroso sorpasso (69-68). Sembra fatta, ma l’estasi del Palacalafiore dura un amen. Avellino batte velocemente la rimessa di fondo, elude la pressione dei neroarancio (che non “spendono” un fallo) e trova in contropiede Duranti: l’esterno biancoverde lascia partire un tiro pazzesco dalla lunghissima distanza che, proprio sulla sirena, si insacca decretando il 69-71.
Un finale pazzesco che lascia l’amaro in bocca, col rammarico dei tanti errori negli ultimi possessi neroarancio. La Viola avrebbe anche potuto interrompere l’azione con un fallo “tattico”, ma i ragazzi di coach Cadeo, come ammesso dallo stesso tecnico a fine gara, non hanno avuto la lucidità e l’esperienza necessaria per bloccare sul nascere gli ultimi, letali possessi avversari.
La testa va già a mercoledì sera, quando sul parquet del Paladelmauro andrà in scena il secondo atto della serie. Per espugnare l’infuocato fortino di Avellino e rimettere la serie in parità, servirà la migliore Viola della stagione, capace di abbinare una difesa di ferro a una lucidità mentale assoluta per tutti i quaranta minuti.
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