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Parità di genere, Caracciolo: ‘Reggio può lasciare un segno concreto’

"Avviare un percorso strutturato finalizzato all’acquisizione della certificazione della parità di genere per la Città Metropolitana di Reggio Calabria", le parole di Simona Caracciolo

simona caracciolo

“Le trasformazioni economiche e sociali in atto impongono oggi alle amministrazioni locali una riflessione profonda sui modelli di sviluppo e sugli strumenti di governance. In questo scenario, le politiche di pari opportunità e di genere non possono più essere considerate ambiti marginali, ma rappresentano una leva strategica per costruire territori più competitivi, inclusivi e sostenibili”.

E’ quanto afferma Simona Caracciolo, esperta in politiche di genere e pari opportunità.

“Le evidenze a livello nazionale ed europeo dimostrano chiaramente che i contesti che investono in equità e inclusione registrano migliori performance non solo sul piano sociale, ma anche in termini economici e organizzativi. La capacità di valorizzare il capitale umano, ridurre le disuguaglianze e promuovere ambienti di lavoro equi incide direttamente sulla qualità della pubblica amministrazione e sulla sua efficacia.

È in questa prospettiva che si inserisce una proposta concreta, che vuole essere anche un auspicio per la futura visione della città e per la nuova amministrazione che si insedierà, indipendentemente da quale sarà: avviare un percorso strutturato finalizzato all’acquisizione della certificazione della parità di genere per la Città Metropolitana di Reggio Calabria”.

Prosegue Caracciolo.

“Si tratta di una scelta strategica, non formale, che consente di introdurre strumenti di analisi, monitoraggio e miglioramento continuo delle politiche interne. La certificazione, infatti, non si limita a fotografare una situazione esistente, ma attiva processi di cambiamento organizzativo orientati alla trasparenza, all’inclusione e alla valorizzazione delle competenze.

Uno dei principali effetti riguarda il miglioramento della governance e dell’organizzazione interna. L’adozione di modelli gestionali inclusivi favorisce la costruzione di ambienti di lavoro basati sul benessere organizzativo, attraverso investimenti in welfare, formazione e politiche di conciliazione vita-lavoro. Questi elementi incidono in maniera significativa sull’engagement dei dipendenti e, di conseguenza, sulla qualità dei servizi pubblici.

Accanto a questo, il percorso di certificazione presenta rilevanti vantaggi economici e finanziari. Gli enti e le organizzazioni che ottengono la certificazione beneficiano di sgravi contributivi e di meccanismi di premialità nei bandi pubblici. In un contesto fortemente influenzato dalle opportunità offerte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, questo rappresenta un elemento competitivo decisivo.

L’impatto, tuttavia, non si esaurisce all’interno dell’ente. Una Città Metropolitana che intraprende questo percorso può diventare un modello di riferimento per il territorio, orientando il tessuto imprenditoriale verso pratiche più inclusive e sostenibili e contribuendo a un cambiamento culturale profondo. È ormai consolidato che i territori che promuovono l’inclusione sono anche quelli più attrattivi per investimenti e capitale umano qualificato.

Questa prospettiva si colloca in piena coerenza con le politiche nazionali ed europee, in particolare con gli obiettivi del PNRR, che individuano nella riduzione del divario di genere una priorità trasversale.

Allo stesso tempo, risponde a una funzione già attribuita alle Città Metropolitane, rafforzata dall’adozione di strumenti operativi come il Gender Equality Plan, parte integrante di un approccio strutturato alle politiche di genere.

La sfida, oggi, è quella di trasformare questi indirizzi in azioni concrete, misurabili e durature. La futura amministrazione avrà l’opportunità di cogliere questa prospettiva e di tradurla in una visione di sviluppo capace di generare valore per l’intero territorio.

Investire nella parità di genere non è soltanto una scelta di equità: è una scelta di crescita. Per questo Reggio Calabria può e deve ambire a diventare la prossima Città Metropolitana a lasciare un segno concreto in questo campo, accanto alle esperienze già trainanti di Roma e Milano, contribuendo così a rafforzare un modello nazionale sempre più avanzato di sviluppo inclusivo e sostenibile”, conclude Caracciolo.

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