Reggio, Ponte Calopinace: Nuccio Azzarà presenta accesso agli atti
"Potremmo trovarci di fronte ad un possibile danno erariale. Variegate risulterebbero le responsabilità perseguibili per legge", le parole di Azzarà
18 Marzo 2026 - 08:31 | di Pasquale Romano

“In data 17 c.m. ho provveduto a trasmettere al Comune di Reggio Calabria formale richiesta di accesso civico generalizzato e accesso documentale riguardante l’acquisizione integrale degli atti relativi all’opera pubblica inerente lo scavalcamento in quota alla foce del Torrente Calopinace.
Un’opera pubblica di appena 30 m che da sei anni si aspetta che assolva allo scopo per la quale era stata pensata, progettata e finanziata.
Correva l’anno 2020, per l’esattezza il 31 di luglio, allorquando il Sindaco Falcomatà, a proposito del ponte, sul suo profilo personale di FB scriveva testualmente:
“abbiamo appena consegnato i lavori per la realizzazione del nuovo ponte sul Calopinace che dureranno 120 giorni….Il Ponte unirà il Lungomare Falcomatà al Parco lineare Sud e, quindi, congiungerà il centro città con la zona sud e viceversa, Si potrà attraversare a piedi, in bici, in auto, moto ecc. … che nome diamo a questo ponte? Date, senza ironia, qualche suggerimento. Li leggo volentieri.”
Dopo circa sei anni dall’inizio dei lavori non solo il Ponte non risulta terminato, ma oramai nell’immaginario collettivo si è fatta strada l’idea che qualcosa o più di qualcosa sia “andato storto” e che l’opera abbia difficoltà ad essere terminata.
L’elemento che più desta preoccupazione sono le quote intercorrenti tra la superfice calpestabile del ponte ed il livello delle strade che dovrebbero collegarsi alle spalle del ponte. Una severa pendenza difficile da colmare che potrebbe far pensare ad un possibile errore nella progettazione, nell’edificazione dell’opera oppure nell’utilizzo di materiali non utili alla bisogna.
Prescindendo dagli impegni assunti dai diversi assessori al ramo che si sono succeduti nel tempo ed alle subentranti date di ultimazione dei lavori, tutte puntualmente disattese, l’Amministrazione non ha mai voluto fare chiarezza sullo stato dell’arte, alimentando le più disparate e suggestive ipotesi.
Tutte queste considerazioni, atteso che nessuno ha ritenuto di determinarsi fattivamente, mi hanno indotto a rompere gli indugi, ed a chiedere formale accesso agli atti alfine di verificare per tabulas, se il comportamento dell’Amministrazione è da considerarsi virtuoso ed ineccepibile, oppure ascrivibile a condotte illecite.
Più segnatamente, se le opere di collegamento dei diversi piani viari, posti oggi ad altezze differenti, dovessero comportare spese aggiuntive, non ricomprese nel progetto originario e nel collegato finanziamento dell’opera, potremmo trovarci di fronte ad un possibile danno erariale. In questo caso molteplici e variegate risulterebbero le responsabilità perseguibili per legge”, conclude la nota di Nuccio Azzarà.
