‘Ndrangheta stragista, la Corte d’assise d’appello riapre l’istruttoria

Nella prossima udienza sarà sentito un ufficiale dei Ros su intercettazione del boss Piromalli: "Graviano bravi ragazzi"

Corte D'appello Reggio Calabria

La Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria ha riaperto l’istruttoria dibattimentale nel processo ’Ndrangheta stragista bis, che vede imputati Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone come mandanti dell’agguato in cui, il 18 gennaio 1994, morirono i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, e di altri due agguati ai danni dei militari dell’Arma.

Su richiesta del magistrato della Dda applicato come sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo, la presidente Angelina Bandiera ha rinviato l’udienza al prossimo 5 febbraio, quando sarà sentito il tenente colonnello Diego Berlingeri, comandante dei carabinieri del Ros, che dovrà deporre su un’intercettazione registrata nell’ambito dell’inchiesta Res Tauro, che nei mesi scorsi ha portato all’arresto del boss Giuseppe Piromalli detto Facciazza.

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L’intercettazione dell’inchiesta Res Tauro

Quest’ultimo, nel 2022, «aveva esplicitato – si legge nella nota firmata da Berlingeri – commenti di pregio verso i fratelli Graviano». In particolare, Pino Piromalli ha affermato:

«I Graviano loro sono… due fratelli seri… Filippo e Giuseppe… loro sono due ragazzi seri vero».

Il riferimento è ai due boss di Brancaccio, «additati – scrive il Ros – tra i rappresentanti apicali di Cosa Nostra in seguito all’arresto dello storico principale esponente Salvatore Riina».

«Dopo Riina – sono state, infatti, le parole di Piromalli – c’erano i Graviano… quando c’era allora tutte queste cose qua».

Le decisioni della Corte e il caso Lo Giudice

Nella prossima udienza, oltre a sentire l’ufficiale del Ros, la Corte conferirà l’incarico a un perito per la trascrizione dell’intercettazione. I giudici, inoltre, hanno ammesso alcune sentenze relative all’attendibilità del collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice. Tra queste anche quella, definitiva, con cui la Corte d’appello di Firenze ha condannato il pentito a 5 anni per calunnia nei confronti del sostituto procuratore generale della Cassazione Alberto Cisterna.

A proposito di Lo Giudice, la Corte ha respinto la richiesta di acquisizione del verbale illustrativo dei contenuti della sua collaborazione.

«Trattandosi di soggetto che non riveste nel presente giudizio né la veste di imputato né di persona offesa», la presidente Bandiera ha rigettato infine l’acquisizione del memoriale del pentito Consolato Villani, nel quale ha scritto alla Dda di sentirsi minacciato da Graviano, che l’estate scorsa gli ha chiesto un risarcimento danni per le dichiarazioni rese nel corso del processo.

Fonte: Ansa Calabria