Falcomatà accusa i giornalisti di metodi mafiosi

Il sindaco di Reggio Calabria contro i giornali. Sgc e Unci: “Non spari nel mucchio”

«Libertà di stampa non è licenza di diffamare. Lo sanno bene i giornalisti che, quotidianamente, sono oggetto di querele, spesso temerarie, pagando – di persona e di tasca propria – il caro prezzo di quella libertà che è, soprattutto, dovere di informare i cittadini sui fatti. E lo dovrebbe sapere bene anche il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, prima di sparare sull’intera redazione di un giornale, la Gazzetta del Sud, titolando la sua esternazione via social “La delegittimazione è l’arma delle ’ndrine” per replicare all’articolo relativo ad un incarico professionale affidato a suo cognato dal Consiglio regionale della Calabria».

Lo affermano, nell’esprimere «piena solidarietà ai colleghi della Gazzetta», il Sindacato Giornalisti della Calabria e il Gruppo CronistiFranco Cipriani”, rammentando al primo cittadino della città dello Stretto che «se si sente diffamato da quanto scritto da un quotidiano, al quale tutto si può contestare meno che sia stato scorretto e ingeneroso con i sindaci (di  ogni colore politico) che si sono succeduti negli anni, è libero di farlo. Del resto, è avvocato e conosce bene quali sono i limiti del diritto di cronaca, ma soprattutto quelli del diritto di critica dei giornalisti che, nella loro funzione, non hanno certamente il compito di compiacere o rendersi cassa di risonanza dei potenti di turno».

Sindacato Giornalisti della Calabria e Gruppo Cronisti “Franco Cipriani” sottolineano:

«Falcomatà fa bene ad offrire la sua versione dei fatti, sottolineando che l’incarico da 33mila euro affidato al cognato sia “perfettamente legittimo”, ma sbaglia a mettere all’indice un giornale, la Gazzetta del Sud, che ha la “colpa” di aver reso partecipi i lettori della scelta di una Pubblica Amministrazione».

«Le notizie, belle o brutte che siano, sono notizie e – concludono Sindacato Giornalisti della Calabria e Gruppo Cronisti “Franco Cipriani” – vanno pubblicate con la piena consapevolezza che a risponderne in prima persona – e senza sconti o trattamenti di favore di sorta – sono i giornalisti che contrariamente ai sindaci, per difendersi non hanno a disposizione gli uffici legali della Pubblica Amministrazione e, sempre più spesso, sono costretti a fare il proprio lavoro difendendosi da chi avrebbe, invece, il dovere istituzionale di tutelarli. O, quantomeno, di non accusarli – specie in una città come Reggio Calabria – di usare metodi mafiosi».

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