Rientro Castorina, Reggio Futura: 'Garantismo del csx autentico come Gucci al mercato'

"Chi potrebbe dare mai credito a una sinistra che dopo aver cavalcato per decenni l’onda del più becero giustizialismo manettaro, oggi d’incanto si risveglia improvvisamente garantista". La nota dell'avv. Palmara

"Sarò impopolare e controcorrente, ma a me il rientro in Consiglio Comunale di Antonino Castorina non mi indigna più di tanto. Anzi, non mi indigna e basta. Sarà che di professione faccio l’avvocato e forse per questo non sopporto pregiudizi e giustizialismi vari, ma per me (e non solo per me, anche per l’art. 27 della nostra Costituzione) l’imputato NON va considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

È vero, il ritorno di Castorina a Palazzo San Giorgio potrebbe anche essere considerato un gesto “politicamente inopportuno”, ma questa è comunque una valutazione che compete unicamente al diretto interessato e nessuno può imporgli di non rientrare se la legge glielo consente. È anche vero che il codice etico che lui ha sottoscritto il 14 giugno 2016 imporrebbe le sue dimissioni. Ma a voler cavillare, il primo che avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni in base al dettato di quella Carta, sarebbe dovuto essere il Sindaco sospeso Giuseppe Falcomatà, a causa della condanna subìta in 1° grado nel processo Miramare. E invece non lo ha fatto, per come è noto. Dunque, come si può pretendere che quel codice venga rispettato da un semplice componente della maggioranza quando il primo a calpestarlo è proprio quello che dovrebbe guidare quella stessa maggioranza?

A indignarmi fino alla nausea è piuttosto lo squallido teatrino che in questi giorni la sinistra reggina ha messo in piedi per mascherare il proprio imbarazzo causato da questo “ingombrante” rientro in Consiglio.

Gli stessi colleghi di coalizione di Castorina che oggi gli stanno dando  (falsa) solidarietà per meri interessi di convenienza politica, a breve potrebbero tornare a prendere le distanze da lui e a trattarlo come un appestato, esattamente come è avvenuto nei giorni in cui è scoppiato lo scandalo che lo ha coinvolto. Perché al DNA non si comanda, e il DNA della sinistra è sempre stato forcaiolo. Questo concetto Castorina farebbe bene a tenerlo a mente e a guardarsi dai suoi compagni di partito… Come si dice, “dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io”.

Già, perché nella realtà, lo sanno anche i bambini, il garantismo oggi sbandierato dalla sinistra in difesa di Castorina è autentico quanto le borse di Gucci vendute al mercatino.

A darcene conferma è la storia: chi potrebbe dare mai credito a una sinistra che dopo aver cavalcato per decenni l’onda del più becero giustizialismo manettaro, oggi d’incanto si risveglia improvvisamente garantista e riscopre i valori (da sempre ignorati, spesso calpestati) della “presunzione d’innocenza” sancita dalla nostra Carta Costituzionale?

A sentire il Sindaco f.f. Paolo Brunetti che dichiara alla stampa "siamo garantisti fino alla fine, aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso” sembrerebbe di assistere a un film di fantascienza. Idem per il consigliere Giuseppe Sera, attuale capogruppo PD al Comune, quando afferma “fino al terzo grado in Italia si è innocenti, non vedo perchè io non debba essere garantista nei confronti di Castorina. Piena fiducia nella magistratura, ma sostegno a chi ha avuto momenti non belli”.

Ma dico, possibile che questa sinistra abbia già dimenticato che il giorno stesso dell’iscrizione di Peppe Scopelliti nel registro degli indagati fu essa stessa a chiedere a gran voce le sue dimissioni? Questo è garantismo? E il considerare oggi la “legge Severino” uno scempio giuridico sol perché ha tagliato le gambe a un sindaco PD, dimenticando però di avere applaudito quella stessa legge ai tempi della condanna di Scopelliti, è indice di garantismo o piuttosto di opportunismo?

In realtà, questa sinistra “pseudogarantista” è la stessa sinistra che in Consiglio Comunale ha votato, approvato e adottato una sorta di clone del “codice etico di Avviso Pubblico”, ossia il manifesto del giustizialismo forcaiolo più estremo. Questa sinistra pseudogarantista è la stessa sinistra di cui faceva parte il Consigliere Demetrio Martino che, il 14 giugno 2016, nel corso di un suo intervento a Palazzo San Giorgio, ha dichiarato testualmente“sono sempre più convinto che un rinvio a giudizio equivalga a dimissioni”. Ecco, basta aprire YouTube per vedere il Martino sostenuto, in questa sua deriva giustizialista, da tutta la maggioranza di centrosinistra (e di quella maggioranza facevano parte anche quei Brunetti e Sera che oggi si vestono da garantisti…).

E sempre in rete è possibile ritrovare il sindaco Giuseppe Falcomatà attaccare ed accusare Scopelliti in merito alla vicenda Multiservizi sulla base di meri teoremi accusatori dando già per acclarati fatti che invece sono stati poi palesemente sconfessati dalla stessa Procura, vista la successiva richiesta di archiviazione formulata dall’accusa nei confronti dell’ex Governatore (in quell’occasione Scopelliti riuscì a dimostrare documentalmente che la condotta a lui addebitata in realtà era stata decisa e votata non dalla sua giunta ma da quella del Sindaco Italo Falcomatà). Anche in questo caso la maggioranza di sinistra che si spella le mani ad applaudire la “messa al rogo” di una persona sulla base di una semplice ipotesi investigativa poi naufragata in un nulla di fatto, non dimostra certo di tenere un atteggiamento garantista. Tutt’altro.

E allora la sinistra reggina non venga oggi a dare a noi lezioni di garantismo perché, per come sopra dimostrato, non ne è all’altezza né può permetterselo. Perché noi (e parlo di Reggio Futura) garantisti lo siamo sempre stati e nei confronti di tutti: prova ne sia il fatto che abbiamo criticato la Severino quando è stato condannato Scopelliti e la critichiamo ancora oggi che a pagarne le conseguenze è Falcomatà. Questo perché la nostra storia politica è diversa dalla loro, così come gli insegnamenti ricevuti sono diversi: noi abbiamo avuto come maestro Giorgio Almirante e da lui abbiamo imparato che i valori, i princìpi e gli ideali vengono prima del colore della maglia e non si svendono per interessi di poltrona. Ma questo è un concetto troppo nobile ed elevato per essere recepito dalla sinistra… e men che meno dalla sinistra reggina".

Il Presidente avv. Italo Palmara