Riforma psichiatria in Calabria, la proposta di Gaetano Nucera: ‘E’ tempo di cambiare, si metta al centro la persona’

Alla terza conferenza sulla salute mentale il presidente della Cooperativa sociale 'Libero Nocera': "Le strutture psichiatriche non devono essere semplicemente edifici adeguati dal punto di vista sanitario, ma luoghi di vita e di inclusione sociale"

gaetano nucera

Il presidente della Cooperativa Libero Nocera, Gaetano Nucera, ha consegnato alla presidenza della conferenza del 10 marzo alla cittadella di Catanzaro una proposta di riorganizzazione delle residenze e dei centri diurni psichiatrici. L’obiettivo è dare una svolta in senso moderno alla psichiatria calabrese che oggi si dibatte tra custodia e riabilitazione.

“È tempo di cambiare”, afferma Gaetano Nucera.

La psichiatria calabrese si trova oggi davanti a un bivio. Da una parte esiste un sistema di strutture residenziali e servizi territoriali che negli anni ha garantito assistenza a centinaia di persone con disagio psichico; dall’altra permane un modello organizzativo che rischia di non rispondere più ai principi della psichiatria moderna, orientata alla riabilitazione e all’inclusione sociale.

Una riforma necessaria per superare la logica custodiale

Le strutture residenziali psichiatriche, così come sono oggi organizzate, finiscono inevitabilmente per svolgere una funzione prevalentemente custodiale. Non per responsabilità degli operatori, che spesso lavorano con grande professionalità e dedizione, ma per effetto di un’organizzazione del sistema che non consente di sviluppare pienamente percorsi riabilitativi.

Con l’attuale dotazione di personale e con il numero limitato di ore dedicate alle attività terapeutiche e riabilitative, il rischio concreto è quello di trasformare le residenze psichiatriche in piccole strutture di istituzionalizzazione, lontane dallo spirito della riforma psichiatrica italiana e dai principi della legge Basaglia.

La psichiatria moderna deve invece essere fondata su un concetto diverso: la centralità della persona, la riabilitazione e il reinserimento nella comunità. Per questo motivo è necessario avviare una revisione dell’organizzazione delle strutture residenziali e dei centri diurni psichiatrici. Occorre rafforzare il personale dedicato alle attività riabilitative, aumentando il numero degli educatori, potenziando la presenza degli psicologi e degli assistenti sociali e garantendo un adeguato numero di operatori socio sanitari per assicurare continuità assistenziale nelle 24 ore.

Spazi terapeutici innovativi e inclusione sociale

È inoltre necessario prevedere la figura di un coordinatore delle attività riabilitative, che possa organizzare e monitorare quotidianamente i programmi terapeutici, considerato che il direttore sanitario è generalmente presente per poche ore settimanali. Accanto alla riorganizzazione del personale è fondamentale ripensare anche il ruolo degli spazi e delle attività riabilitative.

Le strutture psichiatriche non devono essere semplicemente edifici adeguati dal punto di vista sanitario, ma luoghi di vita e di inclusione sociale. Devono quindi essere dotate di spazi esterni adeguati per sviluppare attività terapeutiche innovative come la garden therapy, la pet therapy, gli orti sociali e le piccole fattorie sociali. Attività che permettono alle persone con disagio psichico di recuperare competenze, autostima e relazioni sociali.

Le strutture psichiatriche devono inoltre essere luoghi aperti alla comunità, non spazi chiusi e isolati. Attraverso laboratori, orti sociali e attività condivise con il territorio è possibile rendere concreta l’inclusione sociale e contribuire a superare lo stigma che ancora oggi accompagna la malattia mentale. Fare partire finalmente il servizio domiciliare mai avviatosi e un ruolo fondamentale in questo percorso deve essere svolto anche dai centri diurni psichiatrici, che rappresentano uno degli strumenti più efficaci per prevenire l’istituzionalizzazione e favorire la riabilitazione territoriale.

È necessario però definire finalmente una chiara organizzazione e una retta adeguata per questi servizi. Investire nella riabilitazione psichiatrica non significa solo migliorare la qualità della vita delle persone con disagio psichico, ma anche ridurre la durata delle permanenze nelle strutture e contrastare il fenomeno della migrazione sanitaria, che costringe molti pazienti calabresi a curarsi fuori regione. La Calabria ha oggi l’opportunità di costruire un sistema di salute mentale moderno, capace di integrare cura, riabilitazione e inclusione sociale.

Per farlo è necessario un cambio di passo: superare definitivamente ogni logica custodiale e investire realmente nella riabilitazione. Una sfida che riguarda non solo il sistema sanitario, ma l’intera comunità.

È tempo di cambiare. La psichiatria calabrese si trova oggi davanti a un bivio.

QUI LA PROPOSTA DEL PRESIDENTE GAETANO NUCERA