Salvini e il citofono della discordia: 'Per la Calabria ho in testa idee precise'

Non si placa l'eco delle polemiche dopo la provocazione di Bologna. E il leader del carroccio da Serra San Bruno avverte: "Daremo 20 punti al Pd"

Sicuramente Matteo Salvini non pensava di alzare un polverone così alto. Suonando al citofono di un tunisino qualunque che abita alla periferia di Bologna, credeva di fare un servizio, un qualcosa in più, alla causa della Lega. E invece, l’ennesima “piazzata” del leader del carroccio ha valicato i confini nazionali, rischiando di mettere in crisi i rapporti con la Tunisia, e mettendo in serio pericolo anche la donna che lo ha accompagnato al portone dell’abitazione del quartiere Pilastro della dotta Bologna.

D’altra parte, la diretta facebook, che fa parte della macchina della propaganda salviniana, ha immortalato tutta una serie di reati, non ultimo la violazione della privacy, che potrebbero ora ritorcersi contro. Visto anche che Salvini non è Vittorio Brumotti, inviato di Striscia che con la sua bici e con coraggio affronta le piazze di spaccio di diverse città italiane.

Copione!

Il tutto per dare uno sprint alla campagna elettorale della Borgonzoni in Emilia, dove gli analisti prevedono un testa a testa con l’uscente Bonaccini. Una forzatura che a queste latitudini, per fortuna, non si è vista. E che rimane di “esclusiva competenza” di un altro provocatore seriale, quale il massmediologo Klaus Davi. Che ha raccolto la palla al balzo per dire che “Sono 4 anni che citofono a casa dei maggiori boss della 'Ndrangheta, con video che macinano milioni di visualizzazioni sul mio canale”. Insomma, lo stesso fine che si era posto il “capitano”, che forse credendosi un supereroe degli italiani insoddisfatti voleva farsi giustizia da solo. Ma almeno ora sappiamo che Davi lo ha perdonato perché lui, Salvini, è l’unico big che si è fatto un giro nella jonica reggina. Ma senza passare da San Luca, dove il Klaus nazionale è anche consigliere comunale.

Crisi diplomatica e ritorsioni

Non sembra volerlo perdonare invece il sindaco di Bologna Virginio Merola, che su facebook ha scritto: "I cittadini segnalano alle forze dell’ordine le cose che non vanno e non si sostituiscono a loro. Salvini continua ad aizzare all’odio anche in situazioni delicate dove non c’è proprio bisogno di aumentare la tensione”.

Tensione che a ben vedere è salita nei rapporti con la Tunisia, visto che l'ambasciatore Moez Sinaoui, in una lettera alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha espresso “costernazione” per l'”increscioso episodio”: “Una deplorevole provocazione – ha detto Sinaoui all’Ansa - fatta in maniera illecita, senza rispetto per il domicilio privato di una famiglia tunisina, divulgata in maniera ostentata all'opinione pubblica”.

Insomma, un gesto che rischia di aumentare anche il pesante clima che si respira un po’ in tutto il paese in materia di immigrazione.

Ed è un fatto, anche increscioso, che alla donna che ha accompagnato Salvini al portone, stanotte è stata danneggiata l’auto: parabrezza danneggiato e finestrini laterali mandati in frantumi. La donna, questa volta, non ha chiamato Salvini, ma i carabinieri che indagano sull’accaduto.

“Il coraggio del codardo”

Sui fatti di Bologna ha fatto sentire la propria voce anche il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra secondo cui “suonare al citofono, accusare senza prove una persona: in questo si sostanzia il coraggio del codardo, accompagnato da un codazzo di idolatri, che ricorda i momenti più bui dello squadrismo fascista. Un atto grave, che mina alle fondamenta la nostra democrazia ed i valori del vivere civile”

L’esponente pentastellato critica aspramente il “modo di far politica usando i metodi della comunicazione sensazionalistica” di Salvini, aggiungendo: “offende il lavoro delle forze dell’ordine (costrette ad esser lì presenti) e della magistratura. Non si può accettare che per una campagna elettorale si distruggano i principi fondamentali del vivere associato”. Morra però fa di più. Tira le orecchie al leader della Lega per non essersi presentato in Commissione, ricordando il rapporto di fraterna amicizia che lega proprio Salvini al capo ultras del Milan che ha patteggiato una pena di un anno e mezzo per traffico di droga.

La pezza non tappa il buco…

Matteo Salvini, probabilmente anche per il polverone alzato è tornato a parlare della vicenda. Ridimensionando in qualche modo l’accaduto, ma perseverando nei toni e nei contenuti in una caccia alle streghe (immigrate): "In galera in questo momento ci sono più di duemila tunisini, quelli sono duemila delinquenti tunisini. In questo momento nelle fabbriche, nei negozi italiani ci sono altre migliaia di tunisini che stanno lavorando, quelli sono cittadini per bene. La droga uccide,  la droga fa male, la droga dovrebbe unire e – continua il leader del carroccio - non mi interessa se gli spacciatori sono italiani, tunisini, gli spacciatori vanno messi in galera. L'Italia è piena di immigrati per bene. Lo dico a qualche politico di sinistra e a qualche Ong di sinistra che in Tunisia fa i soldi grazie all'immigrazione, grazie al traffico di esseri umani. Il problema non sono i tunisini, gli italiani, i milanesi, gli americani, i nigeriani, il problema sono i delinquenti e non si distinguono per il colore della pelle, per etnia, per razza”.

Ritorno alla normalità

Oggi Salvini è tornato in Calabria per parlare di Regionali, senza suonare a nessun campanello: “Il Pd può dire quello che vuole, perdono con 20 punti di distacco in Calabria. Ve lo firmo. E la Lega potrebbe diventare il primo partito” ha detto Matteo ai giornalisti a Serra San Bruno. “De Micheli dice che faccio chiacchiere? La sinistra - ha aggiunto il leader della Lega - governa da 5 anni in Calabria e per anni in Italia. La Lega un anno e sulle forze dell'ordine e le assunzioni ho messo il doppio di quattrini e uomini. E qua ho in testa idee precise”.

Calabresi, silenziate i vostri citofoni…