Videosorveglianza, Codacons: ‘Appunti interni vergati a mano e mancata azione della Prefettura’
"La Prefettura di Reggio, abdicando al ruolo di vigilanza che l’ordinamento le assegna, ha eluso la questione attinente la protezione dei dati personali" la nota
12 Gennaio 2026 - 09:24 | Comunicato Stampa

È grave e crea preoccupazione istituzionale la gestione da parte della Prefettura di Reggio Calabria della vicenda relativa alla gestione della videosorveglianza e del sistema di lettura targhe denominato “Cerbero”, attivato dal Comune di Villa San Giovanni che coinvolge interessi internazionali con gli oltre 8 mln di veicoli ad anno che l’attraversano.
Ben lungi dal riguardare un mero profilo tecnico del Codice della Strada, la vicenda, iniziata a luglio dello scorso anno, riguarda direttamente la tutela di diritti fondamentali garantiti dall’ordinamento europeo, primo fra tutti il diritto alla protezione dei dati personali, riconosciuto dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e disciplinato dal Regolamento (UE) 2016/679.
La segnalazione del Codacons e la richiesta di intervento
Nel mese di ottobre, dopo avere percorso tutti i canali previsti, il CODACONS ha formalmente investito del caso la Prefettura chiedendo, come per legge, un intervento inibitorio urgente, poiché il sistema risultava carente dei presidi posti a tutela della protezione dei dati personali previsti dal GDPR e dalle linee guida del Comitato Europeo per la Protezione dei Dati (EDPB), tra cui la Valutazione d’Impatto (DPIA), la nomina del DPO e l’individuazione dei responsabili del trattamento.
La Prefettura di Reggio Calabria, abdicando al ruolo di vigilanza che l’ordinamento le assegna, ha eluso la questione attinente la protezione dei dati personali, sollecitato un ennesimo chiarimento ministeriale sui profili del Codice della Strada e, curiosamente, omesso di valutare i potenziali profili di illiceità che attengono al Codice dei Contratti Pubblici ed all’anticorruzione.
Le annotazioni interne emerse dagli atti
Dagli atti trasmessi dalla stessa Prefettura in sede di accesso civico è emerso un elemento di ancor più particolare rilievo istituzionale: su uno dei documenti ufficiali risultano annotazioni manoscritte interne, tra cui le diciture «Sig. Vicario, come d’intesa» e «dott. Ferri: parliamone».
Il CODACONS registra tali annotazioni come fatti documentali oggettivi, dai quali emerge che la vicenda è stata oggetto di valutazioni interne condivise a livello apicale e di un coinvolgimento dell’area preposta alla gestione del contenzioso. Questi elementi attestano che la questione non è stata trattata come un adempimento meramente formale o automatico, ma come una pratica ritenuta sensibile e meritevole di attenzione interna. Proprio per questo risulta difficile comprendere, sul piano istituzionale, per quale ragione, a fronte di una consapevole valutazione interna, non sia stato esercitato il potere di vigilanza richiesto, né sia stata assunta una posizione chiara e motivata sulla questione centrale sollevata.
Il richiamo al ruolo delle istituzioni
La Prefettura è un organo dello Stato chiamato a garantire l’uniforme applicazione dell’ordinamento e la tutela dei diritti fondamentali, soprattutto quando sono in gioco trattamenti tecnologici invasivi e potenzialmente lesivi. Quando una questione riconosciuta come sensibile viene esaminata internamente senza l’assunzione di una decisione coerente con tali doveri, il rischio è quello di trasformare la legalità in una variabile organizzativa, anziché in un presidio inderogabile.
Il caso di Villa San Giovanni travalica il contesto locale e pone un interrogativo più ampio su rapporti tra amministrazioni locali che sfuggono al controllo ed i diritti fondamentali dei cittadini.
RESPONSABILE PROVINCIALE
Reggio Calabria
avv. Antonia Condemi
