Uccisa a colpi di machete. Slitta l’udienza del processo a Billy Jay Sicat

Toccherà aspettare la nomina di un nuovo giudice prima del ritorno in aula


Toccherà aspettare la nomina di un nuovo giudice a latere, prima del ritorno in aula del procedimento a carico di Billie Jay Sicat, l’uomo che nel luglio del 2019 uccise a colpi di machete Mariella Rota. Il trasferimento ad altro incarico di uno dei togati componenti la Corte d’Assise infatti ha causato un rinvio fino alla nuova nomina per la continuazione del procedimento penale.

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FURIA OMICIDA

C’è il fantasma del gioco d’azzardo legale, dietro il raptus omicida che poco più di un anno fa, ha segnato la morte, tremenda per le modalità in cui è avvenuta, di Mariella Rota, la sessantaseienne reggina ammazzata a colpi di machete nella tabaccheria di famiglia, in via Melacrino.

«Sono andato in tabaccheria per spaventarla – aveva raccontato lo stesso Sicat agli investigatori della squadra mobile che lo avevano rintracciato nel giro di una manciata d’ore dall’omicidio – perché continuava a non pagarmi le schedine che vincevo. Mi ha riso in faccia, sono diventato un animale».

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Una tesi, quella sostenuta dall’imputato, che però cozza con quanto emerso dalle indagini che, incrociando testimonianze e immagini delle telecamere di sicurezza, ricostruiscono un’altra storia. D’altronde le immagini parlano chiaro: Sicat che entra nel negozio con il volto travisato, la mano che corre a impugnare quel coltellaccio prelevato da casa, i colpi che cadono con sempre maggiore violenza. La donna probabilmente non ha nemmeno il tempo di capire cosa le sta succedendo. In pochi attimi la lama colpisce la povera Mariella Rota prima al collo, poi alla testa. Ma i primi colpi andati a segno non placano la furia del filippino che continua ad accanirsi sul corpo della vittima, colpita ripetutamente sulle braccia e sulle mani alzate nel tentativo vano di parare quella furia che le si è abbattuta contro. Per Mariella Rota non c’è speranza.

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«Da almeno tre anni mi nascondeva le vincite, mi imbrogliava, mi ha fregato un sacco di soldi» racconterà ancora Sicat agli investigatori, nel tentativo vano di nascondere un piano ideato con cura.

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