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Talenti Reggini, Luca Scorziello: “La mia vita divisa in due. L’amore per la musica e per la mia terra”



di Pasquale Romano – Una vita fatta di ritmo e passione
. Luca Scorziello ha inseguito tenacemente il proprio destino, rincorrendolo in giro per il mondo. Reggio Calabria il punto di partenza e di arrivo, in mezzo una serie di fortunate coincidenze, che in realtà tali non sono perchè figlie di un amore sconfinato nei confronti della musica.

“Ricordo la mia prima esibizione a Montebello, avevo 12 anni. Sin da piccolo la musica mi ha folgorato, ho subito pensato ‘questo sarà il mio lavoro’. I miei amici giocavano a pallone nel quartiere, io invece avevo solo voglia di assecondare e approfondire questa passione. Ancora oggi, mi alzo pensando alla musica e mi addormento alla stessa maniera…”, dichiara Scorziello ai microfoni di Citynow.

Nato in una famiglia di artisti (il padre è attore, scultore e musicista), il percussionista reggino ringrazia chi lo ha sostenuto durante il percorso: “I miei genitori mi hanno sempre appoggiato, nei loro occhi non è mai mancata la fiducia, questa è stata una spinta decisiva. La fatica per arrivare dove sono oggi è stata tanta, ma il bello è stato proprio questo, sudarmi ogni singolo passo”.

Dalle prime esperienze con la batteria, Scorziello è passato allo studio delle percussioni, frequentando il centro ‘Timba’ di Roma. Dopo la partenza per Cuba, precisamente al Conservatorio dell’Havanan, dove per coincidenze fortuite arriva il primo incontro che cambia la vita al percussionista reggino: “Ho avuto la fortuna di conoscere Changito, un maestro di congas tra i più famosi di Cuba, questo ha dato un impulso decisivo al mio cammino”.

Dopo Cuba, e il rientro in Italia, è la volta del Brasile, dove Scorziello scopre l’amore per la musica brasiliana e inizia a collaborare con artisti di livello internazionale, come il percussionista di Caetano Veloso. Di nuovo Italia, stavolta inizia la lunga collaborazione con Alex Britti e arrivano i programmi televisivi Rai e il festival di Sanremo.

Conosciuto e apprezzato oramai a livello nazionale, Scorziello viene nuovamente ‘folgorato’…: “Ho sentito forte, irresistibile, il richiamo della mia terra. Ho avuto coraggio a partire da giovane verso Roma, con i treni della speranza, allo stesso tempo il desiderio di rientrare a Reggio Calabria mi ha travolto. Grazie anche all’incontro con quella che poi è diventata mia moglie. Ho pensato nuovamente al destino…”.

Nasce cosi, una volta tornato a casa, il progetto ‘Tamburi di Luca Scorziello‘, idea fortunata e originale: “Sono una sorta di ‘chef’, devo miscelare i vari ingredienti, è un lavoro certosino di unione. Ho voluto osare, una formazione di 23 elementi è praticamente una follia. L’esperienza di vita però mi ha portato a credere che bisogna rischiare, azzardare. Nel momento in cui non avrò più questa sana follia, smetterò di salire sul palco”.

Proprio ai ‘Tamburi’, è legato il prossimo progetto di Scorziello. Un album di brani inediti (scritto a 4 mani con Bruno Pugliese) composto da diverse e prestigiose collaborazioni, uscirà nei prossimi mesi. “Si chiamerà ‘Obadyè’, è un lavoro al quale tengo molto. Oltre a Roma e Milano, ci tengo che la presentazione in anteprima avvenga qui a Reggio Calabria, nella mia città.”

L’attaccamento nei confronti della terra d’origine, emerge con forza quando viene toccato il tema delle nuove generazioni, e alle difficoltà che si incontrano specie al Sud: “E’ fondamentale stimolarli, dare ai giovani la possibilità di crescere attraverso la contaminazione, senza questo impulso è tutto inutile, non serve a niente invitare ospiti di richiamo. Noto un bel fermento e positività, non dobbiamo credere che i problemi esistano solo qui. La cultura e l’arte possono aiutare la città a crescere e rialzarsi”.

La soddisfazione più recente, conferma concreta del lavoro svolto negli ultimi anni, è legata al concerto con Mario Venuti, tenutosi all’Arena dello Stretto nel corso del festival ‘Reggio chiama Rio’. “E’ stata una serata indimenticabile, si è creato un’energia e un entusiasmo incredibile. Ci hanno fatto i complimenti dal Brasile e da Parigi, anche Mario era entusiasta, non sarebbe mai voluto scendere dal palco. Adesso penso però che si dovrebbe creare un ‘Rio chiama Reggio’, cosi da esportare la nostra passione e l’amore per la musica in giro per il mondo”.

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