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Malato oncologico escluso dal bando regionale: l’appello di Sergio Carrozza

Taurianova, la rabbia di un malato oncologico contro il bando della Regione Calabria: "Esclusi gli uomini, il dolore non ha genere e la salute è un diritto"

Sergio Carrozza

Una lettera intensa, personale, ma anche politica nel senso più concreto del termine: il rapporto tra cittadini fragili, sanità e sostegni pubblici.

A scrivere alla redazione è Sergio Carrozza, di Taurianova, che racconta la propria battaglia contro una grave patologia oncologica e solleva una questione legata al bando regionale “Un passo in più”. Secondo quanto riportato nella lettera, la misura prevede un sostegno economico rivolto esclusivamente alle donne affette da patologie oncologiche e ai caregiver di familiari malati di tumore.

Carrozza non mette in discussione il sostegno alle donne. Chiede però che la Regione Calabria riveda i criteri dell’avviso, estendendo l’accesso anche agli uomini malati oncologici in condizioni di grave disagio sanitario ed economico.

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Di seguito la lettera integrale arrivata alla redazione.

Mi chiamo Sergio Carrozza, vivo a Taurianova in provincia di Reggio Calabria, e da anni combatto contro una gravissima forma tumorale che ha colpito pancreas e fegato. Scrivere queste parole non è semplice, perché significa raccontare una realtà fatta di dolore quotidiano, di paure continue e di sacrifici che spesso restano invisibili agli occhi degli altri. Una malattia oncologica non distrugge soltanto il corpo: cambia completamente la vita di una persona, incrina gli equilibri familiari, consuma le forze psicologiche ed espone chi ne soffre a difficoltà economiche che diventano – col tempo – quasi insostenibili. Nel mio caso, le terapie tradizionali non hanno dato i risultati sperati e sono stato costretto a rivolgermi a strutture del Nord Italia per intraprendere cure sperimentali. Questo ha significato viaggi continui, spese continue ed enormi, periodi lontano da casa e dalla mia terra, oltre al peso emotivo che tutto ciò comporta. Chi vive una situazione simile sa bene cosa significhi sentirsi sospesi, vivere nell’incertezza e cercare ogni giorno di conservare un minimo di speranza. Per questo motivo, apprendere della pubblicazione da parte della Regione Calabria del bando con Avviso pubblico denominato “Un passo in più” mi ha provocato una profonda amarezza. Si tratta di una misura finanziata attraverso il PR Calabria FESR FSE+ 2021/2027, che prevede un sostegno economico rivolto esclusivamente alle donne affette da patologie oncologiche e ai caregiver di familiari malati di tumore. L’iniziativa viene presentata come uno strumento di inclusione sociale e di rafforzamento dell’accesso ai servizi socio – sanitari, con una dotazione finanziaria importante, pari a 2,5 milioni di euro. Eppure, dietro queste finalità condivisibili, emerge una questione che non può essere ignorata: l’esclusione degli uomini malati oncologici da tale forma di sostegno. Ed è proprio questo il punto che considero profondamente ingiusto. Il tumore non guarda il sesso della persona che colpisce. Non esiste un dolore maschile o un dolore femminile. La sofferenza, la paura, la perdita della serenità, i problemi economici e il peso delle cure sono gli stessi per tutti. Trovo difficile, per questa ragione, comprendere come sia possibile prevedere un sostegno pubblico che – di fatto – distingue tra malati sulla base del genere e non della gravità della condizione vissuta. Sento pertanto – da cittadino e, al contempo, da malato – che una scelta di questo tipo rischia di entrare in contrasto con i principi più elementari di uguaglianza e di tutela della dignità umana. La nostra Costituzione afferma chiaramente che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e che la salute rappresenta un diritto fundamental dell’individuo.

L’appello alla Regione Calabria contro le disparità

Proprio per questo motivo, escludere a priori uomini affetti da patologie oncologiche da un beneficio assistenziale appare una disparità difficile da intendere e da accettare, soprattutto per chi – come me – ogni giorno affronta cure pesanti e una condizione di estrema fragilità. Non si tratta di mettere in discussione il sostegno alle donne – che, senz’altro, resta assolutamente importante – né di creare contrapposizioni inutili. Il punto è un altro: davanti alla malattia non dovrebbero esistere differenze di trattamento che finiscono inevitabilmente per far sentire alcune persone meno tutelate di altre. Ci sono tanti uomini che – come il sottoscritto – sono costretti a combattere ogni giorno contro tumori devastanti, affrontando spese enormi, perdendo il lavoro o vedendo peggiorare drasticamente la propria situazione economica e familiare. Molti vivono tutto questo in un contegnoso silenzio, senza clamore, cercando semplicemente di andare avanti giorno dopo giorno. Ignorare questa realtà significa lasciare indietro una parte di cittadini che avrebbe lo stesso diritto di essere ascoltata e sostenuta. Per tutto ciò sento dal profondo del mio animo di rivolgere un appello alla Regione Calabria, affinché riconsideri i criteri previsti dall’Avviso “Un passo in più”, estendendo l’accesso alle provvidenze economiche anche agli uomini affetti da patologie oncologiche in condizioni di grave disagio sanitario ed economico. Perché la dignità di una persona malata non può dipendere dal genere. E perché davanti al dolore non dovrebbero mai esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B. A tutto questo si aggiunge un episodio che ben rappresenta la difficoltà concreta che molte persone affette da gravi patologie oncologiche si trovano ad affrontare nell’accesso tempestivo alle cure. Su indicazione urgente di specialisti che seguono il mio caso presso un centro di riferimento del Nord Italia, è stato prescritto – a gennaio 2025 – un esame PET da eseguire con la massima tempestività, necessario per il monitoraggio della mia grave patologia tumorale. Mi sono attivato immediatamente per prenotare l’esame in Calabria, utilizzando l’impegnativa specialistica. In presenza di una condizione clinica indicata come urgente – da parte dei chirurghi di Padova – era lecito attendersi tempi compatibili con la necessità diagnostica.

Il divario sanitario nei tempi di attesa per la PET

Tuttavia, la prima disponibilità comunicata risultava collocata a diversi mesi di distanza, vale a dire ad aprile. Tale risposta ha generato una comprensibile condizione di smarrimento e forte disagio. In situazioni oncologiche gravi, il tempo assume un valore determinante e non può essere considerato una semplice variabile organizzativa: ritardi significativi possono incidere profondamente sul percorso di cura e sulla serenità del paziente. È stato quindi necessario confrontarsi nuovamente con i medici di Padova, i quali hanno indicato l’opportunità di effettuare l’esame presso la loro struttura, dove è stato possibile eseguirlo in tempi molto più rapidi, vale a dire nello spazio di soli cinque giorni. Questa differenza evidenzia il divario esistente tra diverse realtà sanitarie e le difficoltà che molti pazienti incontrano nell’ottenere prestazioni urgenti nei tempi richiesti dalla loro condizione clinica. Tutto ciò appare profondamente problematico, perché rischia di tradursi in un ulteriore carico di sofferenza per persone già provate da patologie gravi, costrette talvolta a cercare fuori dalla propria regione ciò che dovrebbe essere garantito in modo tempestivo e uniforme.

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