Zamparini annuncia: “Palermo venduto a 10 euro”. Allora la Reggina quanto vale?
01 Dicembre 2018 - 18:18 | di Pasquale Romano

Premessa d’obbligo: fare paragoni e accostamenti tra la Reggina e il Palermo è operazione alquanto azzardata. Diverse le città, le potenzialità economico-industriali, anche le categorie calcistiche di riferimento. Una riflessione però è possibile, alla luce di quanto dichiarato dall’ormai ex presidente rosanero Zamparini: “Con profonda tristezza e un nodo in gola, ho venduto il Palermo. Pensando solo al futuro della società e al tifo palermitano ho firmato la mia uscita dalla Proprietà”.
Prezzo di vendita? Simbolico, 10 euro. Dietro il ‘regalo’ del presidente Zamparini ad un fondo londinese ancora sconosciuto c’è la vendita della società Mepal, proprietaria del marchio, con impegno al pagamento a saldo del credito residuo del Palermo di € 22.800.000. Nessun trucco o magia, i quasi 23 milioni di euro non finiranno nelle tasche di Zamparini ma entreranno nelle casse sociali per una garanzia serena di gestione economica.
“L’obiettivo raggiunto era da tempo quello di trovare interlocutori che proseguissero con più mezzi economici il mio lavoro, con traguardi importanti che si possono raggiungere solo con investimenti che, anche per le tristi mie ultime vicissitudini giudiziarie palermitane, io non ero più in grado di fare”, ha chiarito Zamparini.
Tradotto in parole povere, il Palermo è stato venduto al costo di pizza e coca cola in cambio di assicurazioni e garanzie su investimenti, stadio e centro sportivo. La domanda, per dirla alla Lubrano, nasce spontanea: ma se la società attualmente prima in classifica in serie B ( e quindi con buone possibilità di ritorno in serie A) è stata regalata, quanto può valere la Reggina?
Valutazione che, doveroso sottolinearlo e ribadirlo, può essere soltanto superficiale. Servirebbe infatti un’attenta analisi, bilanci alla mano, della situazione economico-finanziaria di Palermo e Reggina per poter poter rispondere senza correre rischi di affermare eresie. Solo avendo i dettagli riguardo debiti, crediti, patrimonio, strategie e progetto societario un confronto tra le due realtà sarebbe credibile.
Di sicuro, nella valutazione complessiva della società amaranto, non poter contare su un centro sportivo come il S.Agata ha il suo peso.
Allo stesso tempo, però, considerate le ultime vicissitudini in casa amaranto (in ordine cronologico le dimissioni di Belardi che aprono uno squarcio anche nel settore giovanile) è obbligatorio fermarsi a riflettere. Non si hanno certezze riguardo il numero e la consistenza delle manifestazioni di interesse pervenute al presidente Mimmo Praticò, ma i famigerati ‘rumors’ assicurano che almeno un paio di cordate sarebbero pronte a rilevare il pacchetto posseduto dalla P&P Sport se a titolo gratuito.
Gli investimenti effettuati in questi anni dalla famiglia Praticò (innegabili e importanti) rappresentano quindi il nocciolo della questione: considerarli ‘a fondo perduto’ e cedere la Reggina gratis, come ultimo atto di amore verso i tifosi e la stessa società, o pretendere di rientrare almeno parzialmente dalle spese ?
La risposta è blindata a doppia mandata dentro le convinzioni dei diretti interessati, ma quanto accaduto a Palermo, non il primo caso in Italia, può rappresentare un esempio da considerare. Vendere la Reggina a prezzo simbolico, ma chiedendo in cambio garanzie di investimenti, solidità e ambizioni importanti potrebbe essere la chiave per aprire la porta di un futuro che (al momento) assicura solo nubi minacciose.
p.r.
