16 agosto, il giorno dei Bronzi: 54 anni fa il mare regalò a Reggio la sua meraviglia
Oltre mezzo secolo di misteri, emozioni e bellezza diventata simbolo della città
16 Agosto 2026 - 09:24 | di Vincenzo Comi

Il 16 agosto, per chi ama Reggio Calabria, non è un giorno come gli altri. È una di quelle date che appartengono alla memoria collettiva, anche per chi, nel 1972, non era ancora nato.
Era il 16 agosto di 54 anni fa quando il subacqueo romano Stefano Mariottini, nelle acque di Riace Marina, si trovò davanti qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la storia culturale della Calabria. A circa otto metri di profondità e poco più di 200 metri dalla costa, il mare custodiva due figure immobili da secoli.
Due guerrieri. Due statue greche in bronzo del V secolo avanti Cristo. Due capolavori destinati a diventare semplicemente, per tutti, i Bronzi di Riace. Da quel giorno il loro destino si è legato profondamente a quello di Reggio Calabria.
Quel regalo arrivato dal mare
C’è qualcosa di romantico già nella storia della loro scoperta. Il mare che per secoli nasconde due uomini di bronzo e improvvisamente decide di restituirli. Quasi fosse arrivato il loro momento.
Da allora abbiamo imparato a osservarli. Abbiamo studiato ogni centimetro dei loro corpi, le proporzioni, i dettagli dei volti, le vene, i muscoli, gli occhi. Abbiamo provato a capire chi rappresentassero, chi li avesse realizzati, da dove provenissero e soprattutto perché fossero finiti davanti alle coste calabresi.
Eppure i Bronzi non hanno mai raccontato tutto. Ed è forse questa una delle ragioni del loro fascino.
Attorno alle due statue continuano a vivere interrogativi, ipotesi e interpretazioni. L’identità dei guerrieri, la loro provenienza, il viaggio che li portò nel Mediterraneo, il contesto nel quale andarono perduti.
Domande rimaste sospese nel tempo. La ricerca archeologica ha permesso di conoscere moltissimo, ma una parte della loro storia continua a essere avvolta nel mistero. E davanti ai Bronzi accade ancora oggi qualcosa di raro: per qualche minuto si smette di cercare una risposta e ci si limita a guardarli.
I Bronzi parte di Reggio
In oltre mezzo secolo abbiamo imparato anche questo. I Bronzi di Riace non sono soltanto due straordinarie opere dell’arte greca. Sono diventati parte dell’identità di Reggio Calabria.
Sono l’immagine che compare nelle fotografie dei visitatori, nei racconti di chi arriva in città, nei libri, nei documentari e nelle campagne che raccontano il territorio. Sono uno dei principali motivi per entrare al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, ma anche una porta d’ingresso verso tutto quello che esiste fuori da Palazzo Piacentini.
In questo senso i due guerrieri rappresentano da decenni una delle più grandi opportunità culturali e turistiche della città. Una responsabilità, prima ancora che un privilegio.
Possedere un tesoro non basta. Bisogna saperlo raccontare, custodire e trasformare in conoscenza, cultura e capacità di attrazione.
Il successo del Mese dei Bronzi
Il Mese dei Bronzi ha provato ancora una volta a costruire proprio questo racconto.
Eventi, appuntamenti e iniziative hanno accompagnato Reggio verso la giornata più simbolica, quella del 16 agosto, mettendo al centro non soltanto le due statue ma l’identità culturale di una città che vuole riconoscersi nel proprio patrimonio.
E la risposta del pubblico agli eventi della kermesse ha confermato quanto il richiamo dei Bronzi rimanga fortissimo. La chiusura di oggi assume così un significato particolare.
Cinquantaquattro anni dopo il ritrovamento, Reggio Calabria celebra i suoi guerrieri con Nicola Piovani.
Il premio Oscar sarà protagonista davanti al Museo Archeologico Nazionale, in piazza De Nava, con il concerto-spettacolo Note a margine. Un appuntamento che unisce musica, racconto e immagini proprio davanti alla casa dei Bronzi.
Sulla facciata di Palazzo Piacentini troveranno spazio anche le immagini e i disegni di Milo Manara, creando un dialogo tra linguaggi artistici differenti e tra epoche lontanissime. Un modo suggestivo per chiudere un mese dedicato alle statue proprio nel giorno del loro anniversario.
54 anni di emozioni
In questi 54 anni i Bronzi hanno attraversato restauri, studi, trasferimenti, celebrazioni e discussioni. Hanno conosciuto momenti di enorme esposizione internazionale e altri nei quali Reggio si è interrogata su quanto fosse realmente capace di valorizzare due opere che molte città del mondo vorrebbero possedere. Ma loro sono rimasti lì. Imponenti e silenziosi.
Generazioni di reggini sono cresciute sapendo che, a pochi metri dallo Stretto, esistono due uomini arrivati da un tempo quasi impossibile da immaginare.
Li abbiamo mostrati agli amici venuti da fuori. Li abbiamo raccontati ai nostri figli. Li abbiamo fotografati migliaia di volte. Qualche volta, forse, abbiamo rischiato persino di considerarli scontati proprio perché li abbiamo così vicini. Poi basta entrare nuovamente nella loro sala.
La luce controllata. Il silenzio. Le due figure al centro. E ci si ricorda immediatamente che di scontato non c’è nulla.

Il mistero che continua
Forse un giorno conosceremo qualche dettaglio in più della loro storia. Forse nuove ricerche riusciranno a dare risposte alle domande che ancora circondano i due guerrieri. Ma probabilmente una parte del mistero resterà. Ed è giusto anche così.
Intanto questa sera davanti al Museo risuoneranno le note di Nicola Piovani. Sulle pareti di Palazzo Piacentini scorreranno le immagini di Milo Manara. Dentro, immobili come sempre, ci saranno loro. Preziosi custodi di Reggio.
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