40 anni dalla morte di Pasolini, l’intellettuale osannato ma incompreso
01 Novembre 2015 - 13:10 | di Redazione

-di Laura Maria Tavella. «Era la notte del 2 novembre 1975, giorno dei morti. Aveva 53 anni. Era magro, atletico, nervoso e molto forte. Era omosessuale. Era carico di vita e di progetti. Indossava auto potenti, stivaletti di coccodrillo, jeans aderenti, cinturoni. Giocava a pallone, e sudava sui libri. Andava a battere e celebrava la deposizione del Pontormo. Era un combattente. Era comunista, ma lo tormentava il Cristo deriso. Temeva la vecchiaia. Il declino del corpo. Frequentava giovanissimi amori, labirinti e lampioni notturni in cerca di altri corpi. E il silenzio del giorno, in cerca di parole. Era l’intellettuale più celebrato e vilipeso del nostro Novecento cattolico. Era scandalo»: così il giornalista e scrittore Pino Corrias descrive Pier Paolo Pasolini, nel suo libro “Luoghi (non) comuni”, di prossima pubblicazione presso l’editore Chiarelettere.
Di Pasolini si potrebbe dire tutto e niente. Si potrebbe decidere di far parlare solo le sue opere, ma anche qui potremmo perderci, perché Paolini era tutto: un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo, giornalista ed editorialista.
Un intellettuale, l’ultimo del Novecento, forse.
Ma Pasolini per il pubblico era tutt’altro: un uomo a cui la natura ha regalato un profondo senso della sessualità si è trasformato, per gli altri, in un uomo alla spasmodica e ossessiva ricerca della carne.
«Quanto è importante il sesso nella vita?», domandava, per le spiagge, Pasolini agli italiani nei primi anni ’60. E gli intervistati ridevano, imbarazzati.
Odiava la tv. Amava la poesia, la musica e il teatro. Raccontava la borgata, ma anche gli scandali, gli abusi di potere e la violenza.
Amava sua madre, anche se temeva continuamente le donne. E amava il calcio, infinitamente.
Una vita di passioni, fino alla morte, nella notte del 2 novembre 1975, quando il suo corpo fu ritrovato schiacciato, pestato dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia.
Per l’omicidio fu condannato il diciassettenne Pino Pelosi, detto «la Rana», che lo uccise, investendolo, dopo una lite per pretese sessuali di Pasolini che il giovane non ha gradito.
Da quel giorno sono trascorsi quarant’anni.
Anni in cui Pasolini vive, nel cuore di chi lo ha conosciuto attraverso i suoi racconti, i suoi film, le sue storie e attraverso i suoi occhi, quegli stessi occhi dipinti sulle facciate dei palazzi per le vie del Pigneto, a Roma.
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