Insulti sui social, Falcomatà: ‘Uno schermo non significa impunità’
Condannata la persona che aveva insultato e diffamato l'ex sindaco reggino: "Quello che scriviamo ha sempre delle conseguenze, oltre ad essere un pessimo esempio per i nostri figli"
18 Febbraio 2026 - 18:29 | di Redazione

“Ricordate quando vi ho detto che avevo denunciato una persona che mi aveva pesantemente, deliberatamente e ripetutamente diffamato ed insultato sui social? Il mio avvocato mi ha appena comunicato che questa persona è stata condannata dal giudice ad una pesante ammenda”.
Queste le dichiarazioni in un post sui propri canali social del consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Falcomatà, che prosegue:
“Non dirò chiaramente di chi si tratta, non solo per tutelare la sua privacy, ma perché il senso di questa vicenda è un altro. E cioè quello di spingere ad una riflessione collettiva su ciò che avviene quotidianamente sui social: insulti, aggressioni, sproloqui, parolacce, diffamazioni e calunnie varie ed assortite. Adesso basta! Due giorni fa la Senatrice Minasi, che ho sentito telefonicamente, è stata costretta a denunciare dei pesantissimi insulti sessisti. A lei va la mia piena solidarietà. È questo il modello di società che vogliamo strasmettere ai nostri figli? Figli che peraltro leggono tutto e assorbono come spugne… Li mandiamo a scuola a crescere ed imparare e poi li immergiamo nel mondo virtuale dei social dove trionfano i peggiori sentimenti dell’odio, del razzismo, del linguaggio violento e diffamatorio. E quando questa violenza fosse rivolta nei confronti di un ragazzino, magari fragile, che magari sta attraversando un momento di difficoltà, le conseguenze, come sappiamo, sono ancora peggiori. Uno schermo non significa impunità. E le recenti condanne a carico di miei odiatori seriali lo dimostrano. Quello che scriviamo ha sempre delle conseguenze, oltre ad essere un pessimo esempio per i nostri figli”.
“È ora di invertire la rotta ed ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare la differenza, condannando e segnalando sproloqui verbali e frasi offensive. Senza mai prediligere l’insulto nella convinzione che, alla fine, la giustizia, come la gentilezza, trionfa sempre!”.
