Referendum, scontro Calenda-Gratteri a La7. Il procuratore: ‘Su di me solo mala fede’

Botta e risposta infuocato tra Calenda e Gratteri da Gramellini: "O non leggi i giornali o sei in mala fede"

Procuratore Nicola Gratteri La

Si accende il confronto sulla riforma della giustizia nel corso della trasmissione In altre parole di Massimo Gramellini su La7. A distanza di pochi minuti, prima Carlo Calenda e poi Nicola Gratteri intervengono sul tema, dando vita a un botta e risposta che riporta al centro del dibattito politico e istituzionale le dichiarazioni del procuratore di Napoli. Il leader di Azione, intervistato in studio, critica il clima che si è creato attorno al referendum e alle posizioni sul tema.

Il botta e risposta tra Calenda e Gratteri

“Non è che chi vota no vota come Putin, come dice il governo, o come ha detto il vostro prossimo ospite, chi vota sì è un massone”, afferma Calenda.

Parole che provocano la replica diretta di Nicola Gratteri, intervenuto poco dopo nella stessa trasmissione. Il procuratore respinge l’interpretazione delle sue dichiarazioni e accusa Calenda di aver travisato il senso delle sue parole. Il magistrato parla apertamente di “mala fede” o di scarsa attenzione nel riportare il contenuto delle sue dichiarazioni originali fornite alla stampa.

“Mi dispiace, ma l’ospite che lei ha intervistato prima forse non vede la televisione, forse non legge i giornali, forse non ha avuto la curiosità di andare ad ascoltare la mia intervista di un’ora e mezza, quando io dico che in Calabria i mafiosi, i massoni deviati voteranno sì. Non ho detto che chi vota sì è mafioso”, precisa Gratteri.

Le critiche alla riforma della giustizia

Gratteri torna poi sulle polemiche politiche nate dopo le sue parole e sulle reazioni arrivate dal governo, citando esponenti di primo piano.

“Il ministro Salvini dice che mi querela e la sto aspettando la querela. Il componente laico del Csm in quota Forza Italia mi fa il procedimento disciplinare e lo sto aspettando. Il ministro della Giustizia che va in prima serata in una rete di Stato e dice che io sono pazzo… io sto aspettando che mandi gli ispettori”, afferma il procuratore.

Nel corso dell’intervista, Gratteri entra anche nel merito della riforma della giustizia e del ruolo del pubblico ministero, criticando alcune narrazioni diffuse nel dibattito pubblico. Secondo il magistrato, il pubblico ministero non è una parte che gioca per vincere la partita, a differenza di quanto viene spesso raccontato.

“Quando vi raccontano la storiella della partita di calcio, che il giudice è l’arbitro e che pubblico ministero e avvocato sono due squadre, non è vero. Il pubblico ministero ha l’obbligo di cercare le prove anche a favore dell’indagato, cosa che non ha l’avvocato. Non siamo una squadra di calcio che gioca con le stesse regole”.