Referendum giustizia, l’avv. Foti: “L’Italia è indietro di 80 anni. Le ragioni del no? Infondate’
"La domanda è perchè abbiamo ancora le carriere unificate, in Europa siamo rimasti noi, Tuchia, Romania e Bulgaria" l'analisi del vicepresidente delle Camere Penali di Reggio
13 Marzo 2026 - 06:48 | di Eva Curatola

Durante l’incontro sulla Riforma della Giustizia tenutosi ieri a Reggio Calabria, l’avvocato Pasquale Foti, vicepresidente delle Camere Penali di Reggio Calabria, ha toccato un tema centrale nel dibattito attuale: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Foti ha esaminato le ragioni storiche e costituzionali che rendono necessaria una separazione effettiva dei due ruoli, sottolineando come l’Italia, rispetto al resto d’Europa, sembri essere “ancora indietro di 80 anni”.
“Guardate, il tema è perché siamo ancora con le carriere unificate”, ha esordito Foti, mettendo subito in evidenza il ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi europei. “Siamo rimasti ormai in Europa, forse insieme alla Turchia, alla Romania, alla Bulgaria, con paesi cui conosciamo quale sia il grado di democrazia”, ha aggiunto, criticando aspramente il fatto che l’Italia non abbia ancora messo in atto una riforma della giustizia che separi i ruoli di pubblico ministero e giudice.
Le origini storiche e il principio del giusto processo
L’avvocato ha poi spiegato che la carriera unificata ha origini lontane e problematiche:
“Siamo rimasti parecchio indietro, perché la carriera unificata, come è noto, nasce nella nostra Repubblica dalla riforma dell’ordinamento giudiziario del 1941 che però aveva le sue origini nel regime fascista”, ha dichiarato Foti, ribadendo come questa concezione del potere giudiziario fosse finalizzata a garantire esclusivamente la punizione.
Secondo Foti, la riforma proposta oggi non solo risponde a una necessità storica, ma si allinea ai principi costituzionali più recenti.
“Oggi, il nostro processo previsto dall’articolo 111 della Costituzione, il giusto processo introdotto nel 1999, vuole che il giudice sia terzo ed imparziale”, ha sottolineato. “La terzietà è quella fondamentale, quella che si raggiunge solo attraverso la separazione delle carriere”, ha proseguito.
L’avvocato ha spiegato che il ruolo del pubblico ministero è quello di indagare e raccogliere le prove, mentre il giudice deve basare il suo giudizio su quelle prove, applicando il principio dell’al di là di ogni ragionevole dubbio.
Qualità della giustizia e autonomia della magistratura
Foti ha ribadito come questa separazione rappresenti un passo fondamentale per garantire una giustizia di qualità, più giusta e imparziale.
“Una giustizia più giusta? Una giustizia più di qualità, una giustizia che sarà più giusta proprio perché il giusto processo lo si raggiunge attraverso la creazione di quelle strutture, della struttura ordinamentale che è costituita dalla separazione delle due carriere dei magistrati”, ha dichiarato.
L’avvocato ha anche confutato le ragioni degli oppositori della separazione delle carriere, dichiarando che “lamentarsi del fatto che ci possano essere degli squilibri nel nostro ordinamento solo in ragione del fatto che vi sia la separazione tra le due carriere lascia davvero perplessi”.
“Non si comprende e devo dire che le ragioni del no non hanno un fondamento giuridico”, ha sottolineato, “hanno piuttosto un fondamento di ipotizzare problematiche che non ci sono, che non sono previste dalla modifica normativa”.
Infine, Foti ha messo in evidenza come la modifica proposta agli articoli della Costituzione garantirà “l’autonomia e l’indipendenza della magistratura” attraverso la creazione di due strutture distinte: il CSM del Pubblico Ministero e il CSM del giudice.
“In ogni caso, l’art. 104 garantirà l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, prevedendo però due strutture ordinamentali, quello del CSM del Pubblico Ministero e il CSM del giudice, che continueranno ad avere le stesse prerogative che avevano prima, tranne quello disciplinare che, come sappiamo, sarà invece attraverso l’istituzione dell’Alta Corte“, ha spiegato.
