Fuga dei giovani da Reggio, Caracciolo: ‘Basta slogan, servono azioni concrete’
Analisi dei dati sulla mobilità studentesca e la sfida della coerenza educativa e sociale secondo l'approfondimento della dott.ssa Simona Caracciolo
14 Marzo 2026 - 16:14 | Simona Caracciolo

Negli ultimi anni, il fenomeno della restanza – la volontà di restare a Reggio Calabria, investire sul territorio e costruire un futuro qui – è diventato un tema centrale nel dibattito culturale e sociale.
Molti invocano questa scelta come valore essenziale per lo sviluppo della città e della Calabria intera. Eppure, nella pratica quotidiana la realtà racconta un’altra storia: migliaia di giovani lasciano il Sud e le loro comunità di origine per studiare altrove, spesso in atenei del Centro-Nord, in cerca di opportunità formative e prospettive professionali migliori.
Analisi dei dati sulla mobilità studentesca
Secondo l’ultimo focus di Censis-Confcooperative, ogni anno circa 134.000 studenti meridionali scelgono università del Centro-Nord, contribuendo a un fenomeno di fuga dei cervelli che costa oltre 4 miliardi di euro all’economia del Sud, tra risorse investite nella formazione e mancato ritorno sociale del capitale umano formato localmente. Inoltre, nell’arco di pochi anni migliaia di giovani laureati provenienti dal Sud – circa 36.000 tra 2022 e 2024 – hanno scelto di lavorare nelle regioni centro-settentrionali o all’estero.
Rapporti più recenti indicano anche che, nell’anno accademico 2024/2025, quasi 70.000 studenti meridionali su circa 521.000 iscritti erano immatricolati in università del Centro-Nord – oltre il 13%, e tassi di uscita ben più alti in altre regioni meridionali.
Questi spostamenti avvengono spesso prima ancora di completare gli studi, segnalando come la mobilità verso atenei percepiti come “di prestigio” sia diventata parte integrante della traiettoria universitaria.
I principali dati sulla fuga dei giovani e dei talenti dal Sud Italia:
- 134.000 studenti meridionali ogni anno si trasferiscono al Centro-Nord per studiare.
- 36.000 laureati tra 2022 e 2024 non tornano al Sud.
- 4 miliardi di euro: stima della perdita economica annua dovuta alla fuga dei cervelli.
- 112.000 euro: investimento medio per laureato che lascia il territorio.
- 1 milione di italiani ha lasciato il paese tra il 2014 e il 2023, in gran parte giovani e laureati.

La sfida della coerenza educativa e sociale
Questo grafico evidenzia quanto sia importante la coerenza: chiedere restanza ai giovani senza dare l’esempio con le proprie scelte contribuisce a svuotare il messaggio di credibilità, mentre investire nel territorio richiede azioni concrete e visibili.
È in questo contesto che nasce una riflessione critica: non è coerente chiedere ai giovani di restare, di fare sacrifici per la propria terra, se chi chiede questa scelta è lo stesso che spesso manda i propri figli “altrove” per garantirgli studi e prospettive migliori.
Chiedere restanza senza incarnarne l’esempio rischia di trasformare l’idea di restare in una retorica vuota, priva della credibilità necessaria per motivare scelte personali così profonde e difficili. Il ruolo dei genitori e delle comunità è quindi centrale: hanno il compito di promuovere una visione realistica e solidale del futuro, mostrando che restare e investire nella propria terra può offrire percorsi di eccellenza e opportunità vere.
Infine, va considerato che il fenomeno migratorio dei giovani – non solo verso il Nord d’Italia ma anche verso l’estero – non riguarda solo l’istruzione: tra il 2014 e il 2023 quasi 1 milione di italiani di tutte le età ha lasciato il paese, compresi centinaia di migliaia di giovani e laureati, contribuendo a una perdita significativa di capitale umano.
In questo quadro, la restanza, per essere credibile e persuasiva, deve chiamarsi fuori dall’ipocrisia: non può essere solo uno slogan, ma deve tradursi in azioni concrete, investimenti reali, coerenza nell’esempio e una visione di lungo periodo che valorizzi i talenti dove nascono.
Di: dott.ssa Simona Caracciolo – Esperta in politiche del lavoro

