Da Reggio a Montecarlo, la nuova sfida di Rogolino: con ‘Social Friction’ il segno cambia ‘pelle’ – FOTO
Dalla pelle all’alluminio, il nuovo progetto dell’artista reggino trasforma lo sfregio in riflessione e apre le porte della scena internazionale
07 Aprile 2026 - 14:32 | di Redazione

Per anni il suo segno è rimasto sulla pelle. Oggi quello stesso segno cambia superficie, rompe gli schemi e approda nell’arte contemporanea. Roberto Rogolino, artista reggino noto in città per il suo percorso tra tatuaggio, pittura e ricerca visiva, apre una nuova fase del suo cammino creativo con “Social Friction”, un progetto che parte da Reggio Calabria ma che ha già conquistato una vetrina internazionale di primo piano.
Classe 1981, Rogolino ha costruito il suo mondo partendo da studio, tecnica e visione. Da quasi trent’anni la sua bottega d’arte e tattoo studio sono il luogo in cui questa identità prende forma ogni giorno, tra inchiostro, colore, materia e continua sperimentazione.
Oggi, quel patrimonio di esperienza si traduce in una svolta capace di dare nuova voce al suo segno e nuova forza al suo linguaggio.
Dalla pelle all’allumino: nasce ‘Social Friction’

Dalla pelle all’alluminio. Dal tatuaggio all’arte contemporanea. Nasce così “Social Friction”, il progetto con cui Rogolino apre una fase diversa del proprio lavoro e con cui ha già raggiunto un risultato di rilievo: l’ammissione “per qualità artistica” al salone internazionale di Montecarlo, in programma dall’11 al 13 settembre 2026.
Non si tratta di un esordio improvvisato, ma del punto di arrivo di una storia lunga. Una storia fatta di segno, disciplina e mestiere. In “Social Friction”, l’artista trasferisce su quadri d’alluminio la sua esperienza tecnica e il suo immaginario, lavorando su superfici che richiamano la perfezione delle carrozzerie di lusso. Su quella bellezza lucida e impeccabile arriva poi il gesto che rompe tutto: il graffio, lo sfregio, la ferita.
È qui che il progetto trova la sua forza. Perché “Social Friction” non racconta soltanto un’immagine, ma mette davanti agli occhi una tensione sociale precisa: quella tra bellezza e rabbia, tra eccellenza e risentimento, tra ciò che viene costruito e ciò che viene colpito. L’auto di lusso diventa simbolo, superficie, metafora. Il graffio diventa linguaggio universale.
“Questa serie di opere nasce come atto di denuncia contro la crescente ondata di vandalismo che colpisce i simboli della bellezza universale: dai capolavori nei musei alle icone dell’ingegno automobilistico”.
Un modo per “elevare l’oggetto industriale a reperto artistico, documentando lo scontro tra la creazione d’eccellenza e il degrado del risentimento sociale alimentato dall’era digitale”.

In questo senso, l’utilizzo di componenti originali e autentici, scelti per la loro perfezione formale, non intende in alcun modo suggerire un’affiliazione, una sponsorizzazione o un legame commerciale con i titolari dei marchi rappresentati. Al contrario, quei materiali vengono impiegati esclusivamente come elementi materici dell’opera stessa.
In un tempo in cui tutto corre veloce e spesso il linguaggio dell’arte appare distante, Rogolino sceglie una forma diretta, immediata, leggibile da tutti. Nessun filtro. Nessun codice da decifrare. Solo un segno che arriva subito. L’artista sceglie una forma comunicativa diretta, brutale e universale: lo sfregio. Il graffio sull’alluminio non è solo un segno, ma un messaggio che chiunque, dal collezionista all’uomo della strada, può comprendere all’istante. È l’archetipo del vandalismo contemporaneo elevato a opera d’arte, un atto che nessuno aveva osato isolare e rendere eterno prima d’ora.
Il punto centrale è proprio questo: trasformare uno sfregio in una riflessione. Non celebrare la distruzione, ma fermarla, isolarla, renderla visibile. Farne materia artistica. “Social Friction” non celebra la distruzione, ma la espone per provocare una riflessione profonda. Attraverso la bellezza profanata delle sue opere, l’artista lancia un grido per il ritorno alla civiltà. È un invito a ritrovare il bene comune e il rispetto per l’eccellenza, superando l’odio per ricostruire una società che sappia di nuovo guardare al bello con ammirazione anziché con rabbia.

Dentro “Social Friction” si ritrovano tutte le anime dell’artista reggino: il tatuatore che conosce la potenza del tratto, il pittore che governa luce e superficie, il grafico che costruisce equilibrio, lo scenografo che sa dare forza visiva al concetto. Il risultato è un lavoro che tiene insieme artigianato e visione contemporanea, tecnica e denuncia sociale. L’artista trasforma l’alluminio in un simulacro di desiderio, per poi “ucciderlo” con un segno che è insieme ferita e firma.
E non è un caso che questo nuovo capitolo parta da Reggio Calabria per affacciarsi subito fuori dai confini nazionali. L’approdo a Montecarlo, ma non solo, segna infatti un primo passaggio importante nel percorso di un artista che, pur essendo noto e radicato nel territorio, oggi porta la sua ricerca su un piano più ampio, aprendosi al mondo dell’alto collezionismo e dell’arte contemporanea internazionale.
“Social Friction” è, in fondo, questo: il racconto di una bellezza ferita e insieme salvata. Un progetto che prende il gesto più brutale della quotidianità urbana e lo trasforma in testimonianza. Un cambio di pelle, sì, ma senza tradire il segno. Perché Rogolino, dopo trent’anni di mestiere, continua a fare ciò che ha sempre fatto: lasciare un’impronta.
Solo che oggi quella traccia non resta più sulla pelle. Si riflette sull’alluminio. E parla a tutti.






